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Vecchi balzelli e respiro corto

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 17/10/2019

Vecchi balzelli e respiro corto Vecchi balzelli e respiro corto Enrico Marro, Corriere della Sera
“Il modo in cui il governo ha approvato la manovra non promette niente di buono”. Enrico Marro sul Corriere della Sera si mostra scettico sull’efficacia del Ddl di Bilancio e del Dl fiscale che lo accompagna. “La famigerata formula ‘salvo intese’ cui ci aveva abituato il Conte 1 sta a significare che l’esecutivo, nonostante la maratona notturna, non è riuscito a trovare pieno accordo. I contrasti fra i ministri, in particolare sulla riduzione del tetto all’uso del contante e sull’inasprimento del carcere per i grandi evasori, evidenziano un alto livello di conflittualità nella risicata maggioranza che sostiene il Conte 2, dove ciascuno dei quattro partiti ha potere di vita e di morte sull’esecutivo. E siamo solo all’inizio. Quando i due provvedimenti arriveranno in Parlamento la battaglia si trasferirà lì. E fin d’ora si può affermare che sarà un miracolo se Conte riuscirà, ovviamente ricorrendo al voto di fiducia, a portare a casa la manovra senza stravolgimenti. Una manovra che, comunque vada, resterà di scarso impatto sulla crescita e di corto respiro. Basti dire che, tra un anno, la principale questione che dovrà affrontare il governo sarà la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia. Gli aumenti dell’Iva già programmati sono stati infatti cancellati totalmente per il 2020 ma solo parzialmente per gli anni successivi. E così la legge di Bilancio 2021 dovrà trovare altri 18 miliardi. Come dire che siamo punto accapo. Per il resto, la manovra ha il merito di mettere al centro la lotta all’evasione fiscale, uno dei grandi problemi dell’Italia. Ma avrebbe potuto evitare l’introduzione di balzelli vecchia maniera, tipo l’aumento da 50 a 150 euro delle imposte sul trasferimento di immobili tra privati. Il quadro, insomma, non è esaltante. Una manovra modesta, costruita in fretta e furia. Spetta ora alla maggioranza, in Parlamento, farne la base per consolidare il Conte 2 anziché per lanciare la campagna elettorale”.
 
Stefano Folli, Repubblica
“Un futuro salvo intese”. Per Stefano Folli, che su Repubblica commenta le fortissime tensioni nella maggioranza registratesi in occasione del varo della manovra, “ironizzare sulla bizzarra precisazione che accompagna l’annuncio della legge di bilancio è fin troppo facile, ma è inevitabile. Nel paese del compromesso – argomenta Folli - come precludersi la via di un ulteriore, infinito negoziato su questa o quella tassa, su questo o quel bonus destinato a rassicurare una categoria o ad alleviare una corporazione? ‘Salvo intese’ è quasi un motto nazionale e fotografa alla perfezione l’Italia. Il Conte 2 si è ispirato senza dubbio al suo predecessore e purtroppo non per gli aspetti migliori. Ci si attendeva qualche salutare frattura tra il contratto populista del ’18 e il patto progressista del ’19. Invece la dizione ‘salvo intese’ significa ammettere che non esiste oggi una vera maggioranza politica in grado di individuare una sintesi alta, ossia non fondata in modo esclusivo sulla semplice sommatoria degli interessi e delle convenienze dell’uno e dell’altro. Il governo dei due populisti era messo sotto accusa, giustamente, proprio a causa di quella tendenza. Ora si rischia di ripetere esattamente gli stessi errori ed è strano che il premier Conte 2 non tema di ricalcare le orme del premier Conte 1. Si dirà che il richiamo alle intese successive esprime proprio la volontà di cercare un compromesso sui punti irrisolti. Purtroppo è qui il problema. L’intesa aveva un senso se si fosse trovata prima del varo del bilancio: avrebbe avuto il sapore di un accordo politico significativo tra forze che si rispecchiano nel patto di maggioranza. Viceversa, ora avremo al massimo un modesto compromesso quasi sottobanco, figlio di opachi scambi nel corso delle sedute parlamentari. Non è quello che serve all’immagine di un governo che sembra giocare con il fuoco senza rendersene conto”.
 
Alessia Gozzi, Quotidiano Nazionale
Di tono simile l’analisi di Alessia Gozzi sul Quotidiano Nazionale. “Quando si vuole accontentare un po’ tutti, alla fine, tutti hanno qualcosa da recriminare. Come insegna Platone, è la strada sicura verso l’insuccesso. Nel caso della prima legge di Bilancio giallorossa parlare di flop è un po’ ingeneroso. E’ più che altro una manovra che sposta poco. Non spinge la crescita, non dà la scossa a un settore o a una categoria sociale, non traccia una rotta. Piuttosto distribuisce una serie bonus ma dissemina anche una pioggia di balzelli, rincari e micro tasse. Si poteva fare qualcosa in più sul fronte dei tagli di spesa per dare una scossa fiscale, perché va bene combattere l’evasione ma senza dimenticare che le tasse in questo Paese sono troppe e la burocrazia soffoca le imprese. Da questo punto di vista, poi, l’impressione è che i lacci si moltiplichino e si stia diffondendo un pericoloso clima di ’presunzione di colpevolezza’ che taglia le gambe agli onesti. Insomma, con quei soldi lì non si potevano fare miracoli. Ma indicare una rotta sì. E invece, come ha denunciato lo stesso premier, la manovra è diventata terra di conquista dove infilzare le bandierine del quartetto di partiti al governo. L’unica misura che poteva avere un impatto vero, il taglio del cuneo fiscale, è un gattino nato cieco, rinnegato da molti, a partire da Renzi e Di Maio che lo avrebbero voluto diverso. La battaglia è appena iniziata e, come sempre, l’assalto alla diligenza verrà lanciato in Parlamento. Italia Viva sta già lucidando l’artiglieria e mine vaganti potrebbero essere sganciate anche dai Cinque Stelle squassati dai dissidi interni. Con i numeri così risicati al Senato, il generale Conte dovrà prepararsi a resistere a lunghe notti di assedio a Fort Alamo. Una cosa è certa: il volto della manovra da qui a dicembre cambierà ancora”.
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