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Altro parere

Cosý uguali, cosý diversi

Redazione InPi¨ 16/10/2019

Altro parere Altro parere Michele Brambilla, Quotidiano Nazionale
Il direttore del Quotidiano Nazionale, Michele Brambilla, commenta il duello di ieri in tv tra Salvini e Renzi. “Che cosa ci ha detto il confronto di ieri sera? Che nonostante tanti discorsi sulla necessità di superare la politica del leaderismo, i partiti personali e così via, la realtà è che siamo da capo: in politica, alla fine, si impongono i carismi. Erano tredici anni che in Italia non andava in onda un duello tra due leader. Il 3 aprile del 2006 a sfidarsi da Vespa furono Prodi e Berlusconi: poi, la stagione dei Monti, dei Letta e dei Gentiloni; anche di Renzi, sì, ma di un Renzi senza un rivale. Poi, era salito l’altro Matteo, il milanese, e il fiorentino era andato in panchina. Ora è tornato il tempo dell’uno contro uno. Perché è possibile che il futuro bipolarismo fra le coalizioni sia quello di un’alleanza Pd-M5S contro un centrodestra. Ma il futuro bipolarismo dei leader sarà - anzi è già ora - quello di Salvini vs Renzi. Con tutto il rispetto, altri pesi massimi non ne vediamo. Zingaretti un carisma non ce l‘ha, e Berlusconi non ce l’ha più. Restano i due Matteo. Visti da vicino ieri sera, ci sono parsi così: Renzi è stato più cattivo e più efficace, ma è il primo a sapere di non aver tolto a Salvini neppure un voto. Magari ne ha guadagnati un po’ per lui, di voti: ma non ha scalfito il consenso di un rivale che con il popolo di oggi è più in sintonia. Vedremo. Ci resta tuttavia, della serata di ieri, un’immagine. Quella dei due Matteo che, prima del duello tv, si prendono sottobraccio e si appartano per qualche secondo, parlottando a bassa voce. Che cosa avremmo pagato, per sapere che cosa si sono detti”.
 
Stefano Cingolani, Il Foglio
“Lo scontro su Repubblica nasconde altri duelli: prima ancora dei figli, gli eredi che preoccupano Carlo De Benedetti sono gli Elkann”. Lo scrive sul Foglio Stefano Cingolani, a proposito dello scontro tra De Benedetti e i figli per il controllo del quotidiano Repubblica. “Una intuizione, un lampo, un sospetto gonfiatosi in furore. E giovedì sera improvvisamente Cdb ha deciso, d’impeto come quando era l’Ingegnere con la maiuscola e sfidava l’establishment conservatore di finanzieri esangui, ricchi solo di appannati blasoni, con il quale invece duettava l’Avvocato. Due personalità tanto forti quanto diverse, due Torino, due icone dell’economia e della politica nel tempo in cui sotto la cenere e i detriti della Prima Repubblica, covava il sacro fuoco del capitale. La rivelazione era basata non su una notizia, ma su una voce che veniva da lontano e saliva in un crescendo rossiniano: i suoi figli stavano per cedere la Repubblica. E a chi? A John Elkann, l’erede, il prescelto, una nemesi che agli occhi di Cdb aveva l’amaro sapore della beffa. Un abisso divide De Benedetti da John Elkann: non solo l’età, ma la visione del mondo, il carattere, i comportamenti, il linguaggio del corpo. Allora perché due anni fa l’ha portato in casa con l’operazione Gedi? Sono stati Rodolfo e Marco, in realtà, perché “non capiscono nulla di editoria e non amano la Repubblica”. Che cosa ne farebbe, del resto, Elkann? Una copia sbiadita dell’Economist? O peggio ancora del Corriere della Sera? Creare un gruppo editoriale internazionale è l’ambizione non celata dell’erede Agnelli il quale nel 2015 ha speso 405 milioni di euro per il 43,5% del prestigioso settimanale britannico. Ma con la Rcs non è andata affatto bene e il Corsera è finito a Urbano Cairo. In ogni caso, Repubblica è un’altra cosa: un quotidiano schierato da sempre a sinistra, una testata che di per sé annuncia battaglia, un giornale partito già con Eugenio Scalfari anche se l’Ingegnere fatica ad ammetterlo. C’è una intera vita, una storia, un intreccio di passione, ragione, interesse, dietro il colpo di mano tentato da Cdb. Umano, troppo umano. E chissà se si fermerà”.
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