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D'Alema: Erdogan sta bombardando i nostri valori

Francesco Bei, La Stampa, 11 ottobre

Redazione InPi¨ 11/10/2019

Massimo D'Alema Massimo D'Alema «In Siria è in gioco l’autorevolezza delle grandi democrazie e del mondo occidentale. E purtroppo non si può contare sugli americani, che sono nelle mani di una leadership il cui grado di credibilità ormai è vicino allo zero. Questo accresce la responsabilità degli europei». Lo afferma Massimo D’Alema, ex presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, che in un’intervista a Francesco Bei della Stampa confessa la sua «vergogna» per come gli occidentali stanno abbandonando al massacro i curdi siriani. Perché li dovremmo aiutare? «Perché? Sono stati loro in prima linea contro l’Isis, hanno quindi difeso noi, la nostra sicurezza. Ma rappresentano anche un’esperienza singolare di democrazia, di tolleranza, di eguaglianza tra uomini e donne. Quello che Erdogan vuole cancellare è ciò che di più simile ai nostri valori esiste in quella parte del mondo. Erdogan sta bombardando i nostri valori, non solo i curdi». Il segretario della Nato, Stoltenberg, ha chiesto alla Turchia di agire «con moderazione». La Nato può fare di più? «Conosco Stoltenberg, era il leader laburista norvegese, ma la sua dichiarazione sulla Turchia è imbarazzante. Ho provato un sentimento di vergogna. Ha chiesto una reazione “proporzionata”, un aggettivo che ha senso se un Paese viene aggredito e gli si chiede di reagire senza esagerare. Ma la Turchia non è stata aggredita da nessuno». Per gli europei i curdi sono difensori della libertà, per i turchi però sono terroristi. «I terroristi sono quelli dell’Isis che la Turchia ha tollerato e di fatto aiutato. Non si può giocare con le parole. I curdi sono quelli che i terroristi li hanno sconfitti sul campo e sono tanto civili che, invece di passarli subito per le armi, li hanno messi in prigione. E hanno chiesto che si potesse organizzare un processo internazionale». Centinaia di questi terroristi sono europei. Perché non ce li siamo ripresi? «Infatti. I curdi se li sono anche tenuti, invece di imbarcarli in un aereo e rimandarceli qua». Qual è il disegno di Erdogan con questa invasione? Persegue sempre l’aspirazione neo-ottomana di una Grande Turchia? «Il popolo curdo vive in una grande area dentro i confini di quattro Paesi. Il primo obiettivo di questa operazione “imperiale” è rompere l’unità di questa grande area geografica e spingere i curdi, attraverso una pulizia etnica, ad abbandonare la loro terra. Quindi Erdogan punta a ripopolare il Nord-Est della Siria con i rifugiati siriani arabo-sunniti. Parliamo di una migrazione di milioni di persone. Quella in corso non è solo una battaglia: dobbiamo avere chiare le possibili gravi conseguenze, anche perl’Europa, di quello che stanno facendo i turchi. E se non li fermiamo, poi non stupiamoci se arriveranno da noi centinaia di migliaia di rifugiati». Così di fatto si crea una sorta di protettorato turco nel Nord della Siria. Assad e l’Iran staranno a guardare? «Certamente la preoccupazione di Assad è che questa operazione non distrugga l’unità della Siria. E l’Iran e la Russia – una coalizione meno pavida di quella occidentale - non consentiranno ad Erdogan di superare certi limiti. Ma questa rottura dell’unità curda potrebbe anche non dispiacere all’Iran, perché i curdi ce li hanno in casa anche loro». L’Occidente invece non fa paura a Erdogan? «Trump gli ha dato il via libera in un modo sconcertante, destando la preoccupazione non soltanto dei democratici, ma anche dei repubblicani. L’Europa, il governo italiano e tutte le forze politiche hanno fatto importanti dichiarazioni, ora bisogna passare anche all’azione». A parte le parole, possiamo fare altro? «L’Europa avrebbe i mezzi politici ed economici per intervenire. Anzitutto chiedendo alle Nazioni Unite una presa di posizione molto forte, oltre alla disponibilità a dispiegare una forza internazionale lungo quel confine». Erdogan ci minaccia con i milioni di profughi che potrebbe lasciar entrare in Europa… «Non mi lascerei minacciare, avremmo possibilità di ritorsioni economiche piuttosto pesanti. L’Europa non può sottovalutare così la sua forza». Erdogan, che in teoria sarebbe un nostro alleato nella Nato, sta approfittando dell’incertezza europea e americana? «Ripeto, stavolta sono in gioco i nostri valori. Quando l’Occidente ha avuto una leadership forte e la Serbia ha invaso il Kosovo per fare una pulizia etnica, noi facemmo la guerra per impedirlo. A qualcuno non piacque, ma certamente quello era un Occidente che aveva una forte convinzione dei suoi valori ed era in grado di difenderei diritti umani». A proposito di americani, da ex presidente del Copasir, che idea si è fatto delle due visite in Italia del ministro di Trump e dei colloqui autorizzati da Giuseppe Conte con i Servizi italiani? C’è anche un giallo italiano dietro il Russiagate? «Non vedo il giallo. Se il governo di un Paese alleato chiede di poter incontrare i capi dei Servizi italiani, è giusto che lo possa fare. Chi poteva opporre un diniego? Parliamo del nostro principale alleato…Non ho alcun dubbio che l’interlocuzione si sia mantenuta sul terreno della correttezza e del rispetto delle nostre prerogative». Conte si è comportato correttamente? «Sinceramente mi sembra si sia fatta una gran confusione attorno a un episodio che rientra nella normale collaborazione fra Paesi alleati». E questo professor Joseph Mifsud chi era? «La Link nasce come filiazione dell’Università di Malta. Questo professore era responsabile delle relazioni internazionali dell’università di Malta, è normale che partecipasse a qualche seminario». Aveva molti rapporti, anche con i russi. Mifsud era una spia? «Normalmente le spie non vanno in giro raccontando, sono più riservate... Probabilmente sarà entrato in un qualcosa più grande di lui. Comunque il Presidente del Consiglio ha detto che intende raccontare i fatti al più presto davanti al Copasir». E del caso Metropol-Lega il Copasir se ne dovrebbe occupare? «Se ne sta occupando la magistratura, la politica dovrebbe tacere. Certo, Salvini avrebbe potuto parlare davanti al Parlamento».
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