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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 11/10/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Di Maio: Ue condanni la Turchia e rifiuti i suoi ricatti
La Ue non deve cedere ai ricatti della Turchia sui migranti, anzi deve condannarli con forza. Lo afferma il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio intervistato da Annalisa Cuzzocrea per la Repubblica. Ministro Di Maio, gli Stati Uniti hanno abbandonato i curdi, la Turchia ha iniziato una guerra che prefigura una pulizia etnica. Lei ha convocato l’ambasciatore turco. Qual è la posizione dell’Italia? «Condanniamo con forza ogni tipo di  intervento  militare  perché  rischia di pregiudicare gli sforzi della coalizione anti Isis. La soluzione della crisi siriana non può passare attraverso l’uso delle armi, ma attraverso dialogo e diplomazia. Il popolo siriano ha già sofferto abbastanza». L’Europa finanzia Erdogan per bloccare i flussi di migranti dalla Siria e adesso Erdogan fa la guerra a coloro che hanno fermato il terrorismo islamico. Come deve reagire l’Ue? «Sugli accordi presi in passato per il blocco dei flussi dei migranti in Turchia avevamo già sollevato perplessità e non eravamo noi al governo. Lunedì sarò in Lussemburgo e chiederò che l’Europa agisca con una sola voce». Il premier turco minaccia milioni di profughi se sarà ostacolato. «L’Ue non può accettare ricatti e spero che nessuno Stato membro si faccia latore di questo ricatto». Fino a pochi anni fa gli Stati Uniti erano il nemico, organizzavate convegni con Cuba e Venezuela, attaccavate le sanzioni alla Russia. Alessandro Di Battista è ancora su quelle posizioni. L’eretico è lui? «Poco prima di vincere le elezioni del 2018 la posizione del Movimento fu delineata in modo chiaro: le alleanze storiche non si discutono, gli Stati Uniti sono il nostro principale alleato, ma al contempo consideriamo la Russia come altri Paesi del blocco orientale importanti interlocutori sia sul piano commerciale che per la stabilizzazione delle aree di crisi».
 
Costa: Ora ci sono 450 mln per l’ambiente
Il Governo ha stanziato 450 milioni per l’ambiente. All’indomani dell’ok del cdm al decreto clima, il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa intervistato da Virginia Della Sala per il Fatto Quotidiano si mostra soddisfatto.  “Sono contento. Per il ministero dell’Ambiente è un momento storico”. Ministro, non starà esagerando?  Lo dico con rispetto, ma per la prima volta si riconosce l’urgenza della tutela ambientale. È stata una soddisfazione aver convinto i miei colleghi e il premier che c’erano le condizioni per una risposta immediata. E perciò provo anche un po’ di emozione. È stato un decreto dal lungo percorso: partiamo da tre cose positive. Introduce un modo diverso di concepire le azioni ambientali: non solo doveri delle istituzioni ma anche reciprocità con il cittadino. Nel momento in cui diamo contributi ai commercianti (5 mila euro, ndr) per inserire un angolo di prodotti sfusi nei loro negozi, diventano un alleato ambientale e un presidio nei piccoli centri così come lo è chi sceglie di acquistarli. E ancora, mi piace la riforestazione urbana, i fondi (30 milioni, ndr) ai Comuni per promuovere l’imboschimento verticale e orizzontale, quindi parchi e angoli verdi nelle città ostaggio di smog e particolato. Ne manca ancora una. Sono nonno: gli scuolabus che accompagnano i miei nipoti a scuola sono vecchi e inquinanti. Abbiamo messo risorse La riduzione dei sussidi dannosi, saltata, andrà nella legge di Bilancio La valutazione del danno sanitario, anche per Taranto, ci sarà (fino a 20 milioni, ndr) per farne comprare di nuovi ed ecologici, ibridi o parzialmente. Il testo, però, ha perso per strada parti rilevanti e molte sono state ridimensionate. C’è il bonus rottamazione da 1.500 euro da spendere per mezzi pubblici o per acquistare una bicicletta, ma prima erano 2.000 e la rottamazione è passata da fino a Euro 4 a Euro3... Le bozze sono bozze, lanci una idea, ti confronti con altri ministeri, lo fai con il mondo scientifico. E così scopri che fino agli Euro 3 c’è un problema certo, una sorta di soglia indiscutibilmente dannosa al di sotto della quale non c’è la stessa certezza. E decidi di conseguenza. Nella prima bozza non era prevista la rottamazione per i motocicli. Ora c’è, fino a 500 euro. E ora? Voglio migliorare la norma in fase di conversione. Dare contributi sugli ecocompattatori delle città, inserire un premio per quella più verde d’Italia e pianificare meglio con il ministero dell’Istruzione i programmi sull’educazione ambientale. Una cosa poi mi rende orgoglioso. Cosa? Abbiamo stanziato 450 milioni di soldi del ministero. Arrivano dalle aste verdi, quelle che rispondono al principio ‘chi inquina paga’. Presi da lì e indirizzati su programmi ambientali e virtuosi.
 
Guez: Per gli ebrei la Germania è di nuovo pericolosa
Le cose sono cambiate, per gli ebrei la Germania è di nuovo pericolosa. Lo afferma Olivier Guez, scrittore ebreo francese che ha vissuto a lungo a Berlino, autore de «L’impossibile ritorno - Una storia degli ebrei in Germania dal 1945», intervistato da Stefano Montefiori per il Corriere della Sera. Perché è «impossibile» il ritorno degli ebrei in Germania? «Perché nonostante in Germania vivano oggi centinaia di migliaia di ebrei, è impossibile il ritorno all’epoca pre-anni Trenta, un universo molto particolare, totalmente e irrimediabilmente distrutto. Tranne eccezioni, pochi ebrei tedeschi vivono in Germania. In maggioranza provengono dalla Russia, o dalla Polonia». La situazione è cambiata dal soggiorno berlinese e dal libro, uscito nel 2007, a oggi? «Molto. Allora la vita quotidiana degli ebrei era più facile in Germania che in Francia, oggi non credo sia ancora così. Il clima è mutato, c’è un risorgere dell’estrema destra e delle violenze. All’epoca i neonazisti erano pochi e ridotti a gruppuscoli, oggi stanno prendendo una dimensione più importante». Per quale motivo? «Ci sono ovviamente tanti fattori, ma una ragione è stata anche l’apertura di Merkel ai rifugiati, quattro anni fa, che ha risvegliato un’estrema destra in lotta contro l’Islam e allo stesso tempo da sempre antisemita». I due antisemitismi si sommano? «È così. C’è quello tradizionale dell’estrema destra tedesca, resa più potente e attiva per reazione all’afflusso di molti rifugiati dal mondo arabo-musulmano, che sono a loro volta antisemiti. La vita quotidiana degli ebrei, in Germania come altrove, è danneggiata anche dall’antisemitismo islamista, pur estraneo all’attentato di Halle». Rispetto ad altri Paesi europei, nel Dopoguerra e soprattutto negli ultimi decenni la Germania ha compiuto un enorme lavoro di memoria, con risultati che sembravano buoni. Ora però è toccata dallo stesso suprematismo bianco all’opera in tutto l’Occidente, dalla Norvegia alla Nuova Zelanda. Significa che non esiste più un’eccezione tedesca? «Riguardo agli ebrei la Germania non potrà mai più essere un Paese come gli altri. Ma è vero che è entrata nella stessa logica che coinvolge tutto l'Occidente, con gli estremisti che passano all’azione e amplificano le loro gesta grazie ai social media. In questo senso purtroppo c’è una normalizzazione della Germania, ormai simile agli altri Paesi».
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