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Altro parere

Prendiamoli sul serio

Redazione InPi¨ 11/10/2019

Altro parere Altro parere Luigino Bruni, Avvenire
Avvenire ritorna sul dibattito dei voto ai sedicenni e, con Luigino Bruni, invita “a prendere sul serio i nostri ragazzi”. “La storia della democrazia - scrive - è la storia del progressivo allargamento della partecipazione. Tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, alcuni filosofi ed economisti, come il belga Philippe Van Parijs e l’italiano Luigi Campiglio avevano posto la questione del voto ai bambini – il libro di Campiglio, ‘Prima le donne e i bambini’, è del 2005. Proposte che hanno suscitato dibattiti tra alcuni addetti ai lavori, ma che non hanno mai raggiunto il grande pubblico perché il voto ai bambini diventasse effettivo. L’urgenza della questione ambientale, e la conseguente entrata sulla scena pubblica del pensiero dei ragazzi grazie al movimento Fridays For Future, che rappresenta l’evento politico globale più importante del nuovo millennio, stanno creando oggi le condizioni affinché la proposta di estendere il voto ai bambini venga presa molto sul serio. Chiaramente si tratta di un voto espresso tramite un adulto, che per Campiglio dovrebbe essere la madre – proposta che personalmente condivido, anche se sono possibili altre soluzioni, come l’alternanza tra i genitori nella rappresentanza dei minori. È evidente che quanto sta avvenendo nel mondo sta mostrando una nuova soggettività politica dei ragazzi – non dimentichiamo che quando Greta ha iniziato la sua protesta aveva quindici anni, e molti attivisti del suo movimento sono pre-adolescenti. I bambini, le bambine, le ragazze e i ragazzi ci stanno dicendo cose nuove sulla politica, sull’economia, e soprattutto sul presente e sul futuro del pianeta. E stanno, a loro volta, dando voce al pianeta, agli animali e alle altre specie viventi. Possiamo continuare a trattarli paternalisticamente da bambini, e continuare tutto come prima; oppure possiamo prendere molto sul serio questo kairos della storia, e allargare la democrazia includendoli. Come abbiamo fatto con i poveri, con gli analfabeti, con le donne. Oggi ci vergogniamo quando dobbiamo dire ai nostri figli che le loro bisnonne non votavano. Domani ci vergogneremo quando diremo ai nostri pronipoti che nel XXI secoli i bambini e i ragazzi non avevano un accesso al voto e quindi alle decisioni che riguardavano il loro futuro. Estendere, in qualche modo, il voto ai bambini significa spostare il baricentro della politica verso il futuro, che è la vera e forse unica soluzione agli enormi problemi del pianeta creati da adulti che si sono comportati da ‘bambini’. Certo, anche in questo allargamento ci sono molte ragioni per evitarlo, e alcune anche serie e importanti (tra queste il dettato costituzionale sul voto...). Se torniamo a leggere le ragioni che molti portavano contro la partecipazione elettorale di analfabeti e donne, troviamo argomentazioni che in quel tempo sembravano convincenti e inoppugnabili. Eppure, qualcuno riuscì a trovare una ragione in più e diversa per allargare il voto. Forse anche oggi possiamo trovare una buona ragione in più, e far diventare davvero cittadini anche i bambini. Nella Bibbia i bambini sono presi molto sul serio. Davide, Geremia, Samuele erano dei ragazzi quando hanno ricevuto la loro vocazione. Gesù a dodici anni ammaestrava i dottori nel tempio, che (forse) capirono che un dodicenne aveva cose importanti ed essenziali da dire. I nostri dodicenni ci stanno dicendo cose essenziali, le cose più importanti da molti decenni. Saremo alla loro altezza se li includeremo pienamente in quella cittadinanza che si stanno meritando sul campo”.
 
Mattia Feltri, La Stampa
Mattia Feltri sulla Stampa, dedica il suo Buongiorno al confronto tra la cecità dei burocrati e quella dei sovranisti un tanto al chilo: “Quei maledetti euroburocrati di Bruxelles, misuratori di diametri di zucchine a perditempo, hanno colpito ancora. La vibrante protesta dei pescatori pugliesi, concentrata negli ultimi giorni sul lungomare di Bari, si è indirizzata contro la pedanteria protocollare di questi grigi e remoti legislatori, i quali impongono il divieto di pesca entro le tre miglia marine e l’uso di reti con maglie non inferiori ai quaranta millimetri. Metà del pescato va perduto, hanno detto esasperati i manifestanti, spalleggiati dal sovranismo locale. Ecco l’Europa che ci impoverisce, hanno tuonato. Ricorda un po’ la storia delle vongole. Ricordate? Anni fa gli stessi aridi funzionari vietarono di raccogliere vongole che misurassero meno di due centimetri e mezzo. Fu una bella tragedia. Andava a farsi benedire un’intera economia, per non dire del nostro gustoso e tradizionale piatto di spaghetti alle veraci. Poi saltò fuori che la decisione era stata presa copiando paro paro un decreto presidenziale firmato da Giuseppe Saragat nel 1968, quindi era da più di quarant’anni che non potevamo raccogliere vongole superiori ai due centimetri e mezzo, ma non ce n’eravamo accorti. Stavolta però è tutto un altro paio di maniche: la norma sulle maglie e sulle miglia è stava varata dall’Ue nel 2006 copiando paro paro un decreto presidenziale - sempre del 1968! Sempre di Saragat! - e pertanto da noi è in vigore da mezzo secolo. E di nuovo, non lo sapeva nessuno. Una legge, come quella delle vongole, italiana, italianissima, e imposta con la forza a tutta Europa, Puglia compresa, manco fossimo la Merkel”. 
 
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