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Altro parere

Missione dura per Giuseppi Bond

Redazione InPi¨ 10/10/2019

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
“I servizi segreti sono cosa seria e fondamentale per la sicurezza dello Stato fino a che restano segreti e leali alle istituzioni. Viceversa, se - come sta accadendo in questi giorni - servizi e politica si scambiano i ruoli e avvengono fughe di notizie su dossier delicati, allora la situazione non promette nulla di buono”. Lo scrive Alessandro Sallusti a proposito del coinvolgimento del premier Giuseppe Conte in quello che il direttore del Giornale chiama “il gioco delle spie”. “Perché Conte questa estate si sia messo a fare lo 007 incontrando e autorizzando incontri dei nostri vertici dello spionaggio con inviati del governo americano a caccia di notizie riservate sul Russiagate è un mistero – sottolinea Sallusti -. E altrettanto anomalo è il fatto che sia diventato di pubblico dominio. Quando ci sono di mezzo gli spioni, nulla avviene per caso e, soprattutto, nulla avviene gratis. Tutto è uno scambio di «prigionieri», che a volte sono uomini in carne ed ossa, altre volte notizie, altre ancora favori. E chi sgarra, paga. Tutti questi movimenti c’entrano per caso con la frettolosa uscita di scena di Matteo Salvini dal precedente governo? C’è qualche relazione con l’inchiesta sui rubli che Mosca avrebbe promesso in cambio di appalti a uomini della Lega? Il famoso tweet di Trump «Bravo Giuseppi» era politico o un ringraziamento per qualche indicibile favore ricevuto? Chissà, certo i tempi di tutte queste cose coincidono alla perfezione. Sta di fatto che Salvini, forse non a caso, ha fatto il diavolo a quattro per piazzare, e ieri ci è riuscito, un suo uomo fidato, Raffaele Volpi, a capo del Copasir al posto del dimissionario Lorenzo Guerini, diventato ministro della Difesa. Prepariamoci, quindi, a una guerra tra spie di fazioni opposte - i pro Conte e i pro Salvini - senza esclusione di colpi. Per Giuseppe Conte, alias agente Giuseppi Bond, la missione si fa dura”.
 
Mattia Feltri, La Stampa
Nel suo “Buongiorno” sulla Stampa Mattia Feltri parla della decisione della Corte di Strasburgo sul cosiddetto ergastolo ostativo. “Uno dei peggiori servizi che i giornalisti possano rendere alla loro professione, al dibattito pubblico, all’equilibrio di questo sciagurato paese, è di indugiare e insistere nelle interviste ai parenti delle vittime, ogni volta che si ponga una questione sui colpevoli delle loro disgrazie. E’ successo anche ieri, dopo la sentenza della Cedu sull’ergastolo ostativo (niente affatto abolito, peraltro), e pochi giorni prima sull’ipotesi della liberazione di Brusca, e ogni volta così, di modo che i parenti delle vittime dicano tutta la loro ripugnanza per il funzionamento della giustizia. Intendiamoci: hanno il diritto alla ripugnanza, alla rabbia e alla protesta, e il dolore va rispettato in silenzio, ma non è sul loro giudizio che si scandiscono i passi dei tribunali. Lo Stato, su concessione dei cittadini, amministra pubblicamente la giustizia proprio per sottrarla alla faida o anche solo all’emotività della giustizia privata. Se tutto questo vi sembra vago, vaporoso, dovete sapere della lezione che ci impartisce una donna meravigliosa e commovente, Gemma Capra, moglie del commissario Luigi Calabresi ucciso a Milano nel 1972. Il figlio Mario (ex direttore di questo giornale) racconta nel suo ultimo libro di quando furono chiamati a dare parere alla concessione della grazia a Ovidio Bompressi, condannato per l’omicidio. E Gemma si rifiutò: non siamo nel medioevo, disse, non può decidere una famiglia se uno debba restare o no in carcere, la giustizia non è un affare privato: decida lo Stato e ne sia responsabile. Finché ci sono donne così, siamo ancora salvi”.
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