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Il reddito di cittadinanza va riparato

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 10/10/2019

Il reddito di cittadinanza va riparato Il reddito di cittadinanza va riparato Dario Di Vico, Corriere della Sera
“Il nuovo governo, alle prese con la priorità rappresentata dalla legge di Bilancio, non ha ancora affrontato un nodo che nel frattempo è venuto al pettine: lo stato di attuazione del reddito di cittadinanza”. Lo fa notare Dario Di Vico sul Corriere della Sera. “Parliamo di un provvedimento che ha poco più di un semestre di vita e che però ha già mostrato limiti strutturali e pecche organizzative che non possono essere trascurati. Il pasticcio più grande riguarda la scelta di sommare l’intervento contro l’indigenza con una rivisitazione delle politiche per il lavoro. Con quest’abbinata i 5S volevano scardinare l’egemonia della sinistra nel campo delle disuguaglianze, scegliendo, anziché la promozione di politiche attive del lavoro e ricerca dell’occupabilità, la strada dell’assistenzialismo. Si sono create così aspettative di ingresso al lavoro che non potevano essere soddisfatte da una legge-centauro, per di più in un mercato del lavoro come quello italiano in cui i paradossi sono all’ordine del giorno e che ha visto aumentare gli occupati ma diminuire le ore lavorate. Poveri e disoccupati sono due platee differenti, coincidono solo per un quarto, ma i 5S hanno pensato di unificarle per via legislativa e a quel punto hanno creato un altro pasticcio. Inoltre, mentre il Reddito di inclusione  aveva scelto un modello organizzativo e distributivo centrato sui Comuni, il nuovo provvedimento pentastellato ha puntato su un doppio canale, Comuni e Centri per l’impiego, finendo così per generare complicazioni e confusioni. Per evitare di perpetuare il morbo delle riforme che riformano sé stesse è impensabile cancellare con un colpo di spugna il reddito di cittadinanza e tornare alla situazione precedente – ammette Di Vico -. Il paradosso, caso mai, è che dovranno adoperarsi per «ripararlo» proprio coloro che lo avevano criticato sin dall’inizio e che per di più hanno visto i loro argomenti confortati dai fatti”.
 
Gianluca Di Feo, Repubblica
“Solo una porta blindata ha impedito a Stephan Balliet di inondare di sangue la festa ebraica dello Yom Kippur, riaprendo la più drammatica ferita dell’identità tedesca”. Così Gianluca Di Feo su Repubblica commenta l’attacco alla sinagoga di Halle compiuto ieri da un neonazista, il quale, sottolinea allarmato Di Feo, “è arrivato a un passo dallo stravolgere la storia europea”. “Anche se ha fallito il bersaglio principale, l’attacco rappresenta un segnale che non può più essere ignorato: il fuoco dell’intolleranza è tornato a bruciare nei nostri Paesi, con una violenza mai vista prima. Quello di Halle non è un caso isolato. E non lo si può ridurre a un episodio di follia. Siamo invece davanti alla manifestazione della minaccia più grave per le nostre democrazie: contrariamente al terrorismo islamico, non viene da mondi esterni, ma è il frutto di qualcosa che vive nel profondo della società europea e che sta abbattendo in fretta gli anticorpi sviluppati dopo l’ecatombe della seconda guerra mondiale. Lo scenario è sotto gli occhi di tutti, in ogni angolo del continente: il proliferare di gruppi ispirati ai valori nazi-fascisti, che abbandonano rapidamente ogni mimetismo per urlare l’odio verso i diversi. Sono già forza politica con risultati crescenti e ambiscono al governo, com’è accaduto in Austria. E’ la resurrezione di un mostro, a cui ci stiamo troppo facilmente rassegnando. Nella pancia di questo movimento ci sono persone che si assegnano il compito di spingere la bestia a tirare fuori gli artigli. E lo fanno ammazzando in maniera spettacolare. Sarebbe comodo classificarle come menti malate o ‘lupi solitari’. Questi signori della morte sanno di essere parte di un branco numeroso, a cui vogliono indicare la strada: vogliono essere l’avanguardia armata di un sistema. E non pensiamo che tutto questo non ci riguardi”.
 
Mario Arpino, Quotidiano Nazionale
Sul Quotidiano Nazionale Mario Arpino commenta l’offensiva della Turchia contro i curdi del Ypg, scattata a poco più di 48 ore dell’annuncio di Trump sul ritiro dei soldati Usa dal Nord della Siria. “Sarà dura per tutti. Pur in palese stato di inferiorità militare rispetto ai turchi – spiega Arpino -, i curdi sono ideologicamente più forti e determinati. Venderanno cara la pelle e il territorio. La Turchia non ha mai combattuto veramente il Califfato. Il suo vero obiettivo è stato sempre impedire la nascita di uno Stato curdo e ora trae vantaggio da un momento favorevole per tutti. Momento non casuale, ma cinicamente concordato con quella porzione di Occidente che si identifica negli Stati Uniti e con la Russia di Putin. Non è escluso che anche l’Iran di Rohani e la Siria di al-Assad facciano tacitamente parte dell’accordo. Trump non rinuncia al controllo del Mediterraneo orientale, vedansi gli accordi con la Grecia, la permanenza importante in Italia, il patto di non aggressione di Israele con gli Emirati del Golfo. Non è nemmeno irrealistico pensare che la Turchia, con il tacito assenso degli Usa, abbia già un accordo con Putin per transitare sotto il suo stabilizzante controllo tutta la fascia nordorientale della Siria ora presidiata dai curdi. Un bel regalo per tutti, al-Assad compreso, che con questa mossa si affrancherebbe da numerosi problemi. Dopo queste ciniche giravolte di Trump e di Erdogan – sottolinea con amarezza Arpino -, è tuttavia importante sapere che l’Occidente, Europa compresa, avrà perso nei confronti di tutto il resto del mondo un’altra bella fetta della propria credibilità. Teniamone conto, e prepariamoci ad affrontare altri sgarbi da chi è meno incline di noi a osservare quei buoni principi universali di cui ci vantiamo di essere i portabandiera”.
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