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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 08/10/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Pittella: Ho perso le tracce di Mifsud, potrebbe anche essere morto
«Per quanto ne so potrebbe essere vivo o morto, di sicuro io ne ho perso le tracce e non ne so più nulla. È una storia più grande di me, una storia maiuscola e io sono una nullità, non mi ha sfiorato l’ipotesi che potesse essere una spia». Così il senatore del Partito democratico e capogruppo in commissione Affari europei al Senato, Gianni Pittella intervistato da Marco Galluzzo per il Corriere della Sera sulla vicenda di Joseph Mifsud, la presunta spia di cui gli americani cercano tracce e che ha conosciuto e frequentato Pittella. L’ha cercato anche lei? «Non ho più notizie di lui e sono esterrefatto che sia scomparso». Come l’ha conosciuto? «Quando era presidente del consorzio delle università europee, aveva contatti con centinaia di università e mi invitava a diversi convegni, a delle conferenze, ma mai più di questo». Ma si sarà fatto un’idea di qualcosa di strano? «Parlavamo e partecipava- mo a iniziative sui temi del Mediterraneo, non ho mai avuto impressione di qualcosa di strano». Renzi ha querelato George Papadopoulos, ex assistente di Trump, per essere stato accusato della genesi di un complotto contro Trump da parte dell’amministrazione Obama. Lei che ne pensa? «Non voglio entrare in questa diatriba, ma mi sembra assolutamente fantasioso che una persona come Renzi abbia potuto tramare qualcosa contro l’attuale amministrazione americana». Insomma lei di questa storia non si è fatto nessuna idea? «Qualche volta vado a vedere qualche film di spionaggio con mia moglie al cinema, per il resto non ne capisco nulla e preferisco starne fuori. Del presunto Russiagate, tranne quello che leggo sui giornali, non so nulla, non c’entro nulla».
De Palo: Vittoria solo quando la denatalità sarà sconfitta
 
Valentina Conte la Repubblica
Bene l’idea dell’assegno unico per i figli ma si potrà cantare vittoria solo quando la denatalità sarà sconfitta. Lo afferma Gigi De Palo, presidente del Forum delle famiglie intervistato da Valentina Conte per la Repubblica. Oggi sarà in audizione alla Camera, sul ddl Delrio-Lepri. Domani sarà ricevuto dalla ministra della Famiglia Elena Bonetti, porta avanti la bandiera  dell’assegno unico da due anni. È soddisfatto? Il tema è al centro del dibattito politico. «Saremo contenti quando queste risorse finiranno nelle tasche delle famiglie italiane. Il successo è far ripartire il Paese, sconfiggere la denatalità, non le chiacchiere». Teme che si possa rimandare anche stavolta? «L’anno della famiglia non può essere sempre il prossimo. Il patto per la natalità che abbiamo lanciato due anni fa oramai è condiviso da tutti: destra, sinistra, centro. Sono tutti d’accordo sull’assegno unico. Perché allora non si accelera?». Mancano 10 miliardi. «Quello che chiediamo è sostenibile: a costo zero per lo Stato. Ma spetta alla politica scegliere come riorganizzare i sussidi esistenti e a chi dare priorità. Fare figli è la seconda causa di povertà in Italia. Uno scandalo». Voi suggerite di trasferire gli 80 euro dai lavoratori ai figli. Non è un’operazione neutra. Molti ci perderebbero. «Dobbiamo scegliere se avere in tasca 80 euro oggi o una pensione dignitosa domani. I ragazzi a cui andrebbero quei soldi sono gli stessi che pagherebbero pensioni, welfare e sanità anche a chi non ha potuto o voluto mettere al modo un figlio. C’è una solidarietà intergenerazionale che dobbiamo riscoprire. Poi se la politica trova altri vie per recuperare i 10 miliardi siamo i primi a rallegrarcene». Sarebbe un vero guadagno? «Riceviamo centinaia di mail ogni giorno di famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, di giovani che vanno all’estero. Queste risorse aiuterebbero a cambiare mentalità, ad avere speranza in uno Stato che non abbandona le famiglie, ma investe su di loro. Ne sono sicuro, sarebbe una spinta incredibile sui consumi e sulla fiducia».
 
Casini: Con taglio parlamentari i migliori abbandoneranno la politica
Il taglio dei parlamentari è una resa alla demagogia, così i migliori abbandoneranno la politica. Lo dice Pier Ferdinando Casini intervistato da Emanuele Lauria per la Repubblica. Trentasei anni in parlamento. Come vive, il decano, il voto definitivo sul taglio del numero di deputati e senatori che qualcuno ha già definito storico? «Di storico vedo poco. Comunque, vivo questo passaggio con la consapevolezza che è un tributo ai tempi che viviamo». Traduciamo. «Siamo davanti a un impasto di demagogia privo di buon senso, per giunta presentato come un contributo determinante per i risparmi della comunità nazionale». E invece? «E invece si dovrebbe ricordare che la democrazia ha dei costi in tutto il mondo: ritenere che questi siano un impiccio ci fa prendere una strada piena di incognite. Gli eventi storici più drammatici hanno preso le mosse dalla demagogia». Forse esagera, senatore. «Macché. Basta pensare alla tipica propaganda qualunquista che caratterizzò il periodo fascista. Propaganda simile all’attuale, dal taglio dei parlamentari a quello dei vitalizi. Sa come finirà?». Lo dica lei. «Mentre nel Dopoguerra le eccellenze delle professioni accedevano alle cariche pubbliche e ne erano ripagate da una reputazione crescente, di qui a poco solo i disoccupati e i titolari di assegni sociali riterranno conveniente fare il parlamentare. Chi ha una professione importante, già da tempo, evita il pubblico ludibrio connesso al titolo di onorevole». Converrà che la classe politica ci ha messo del suo per generare questo discredito. «Ci sono stati parlamentari che rubano: anzi, ci sono e ci saranno. Però la maggior parte di noi è gente che ha passione autentica». Malignità: non è che si oppone alla riduzione dei parlamentari per paura di non essere rieletto? «Se la legislatura finisce nel 2023, avrò 40 anni di permanenza. Ho già dato, vi ringrazio: il problema delle prossime candidature non mi riguarda. Ed è il motivo per cui oggi dico quello che mi pare».
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