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Altro parere

Rendere memorabile la manovra

Redazione InPi¨ 08/10/2019

Altro parere Altro parere Massimo Calvi, Avvenire
Su Avvenire Massimo Calvi, rivolge un invito al Governo in vista della preparazione della manovra chiedendo che, in tema di famiglia, sia una manovra “memorabile”. “Negli ultimi giorni infatti - sottolinea - si è registrata, almeno a parole, un’accelerazione per sostenere il varo di uno strumento che le famiglie attendono da anni: un assegno unico universale legato al numero dei figli. Il cambio di passo, a dire il vero, si deve più a movimenti di attacco e contrattacco all’interno della maggioranza. Ma poco importa, se questo può condurre a un obiettivo giusto. E l’ipotesi nelle mani del presidente del Consiglio lo è. Si tratterebbe, in buona sostanza, di convertire parte delle risorse destinate attualmente ad altre misure per varare un ‘child-benefit’ sul modello di altri Paesi europei: circa 150 euro al mese per ogni figlio, erogato a dipendenti e autonomi, o 250 euro se a questo scopo venissero orientate anche le detrazioni per i familiari a carico. La proposta, promossa con decisione dal Forum delle Famiglie, era stata suggerita cinque anni fa da una delega presentata dal senatore del Pd Stefano Lepri e oggi si trova riformulata in un nuovo disegno di legge delega a prima firma Graziano Delrio. Ma tutte le principali forze politiche, da M5s a Italia Viva, dalla Lega a Forza Italia, hanno apertamente dichiarato di essere a favore di un assegno unico. Se la politica non è fatta di parole al vento, dunque, l’assegno dovrebbe essere in dirittura. In questa fase tuttavia è presto per ragionare sulle cifre, i dettagli e le risorse. Meglio chiedersi allora quali sono i princìpi da difendere per uno strumento che, essendo destinato a tutti coloro che hanno figli a carico, rappresenterebbe una realtà rivoluzionaria per l’Italia. Nei Paesi che in Europa più spendono e meglio spendono alla voce ‘famiglia e figli’, una parte delle risorse serve a finanziare servizi per la cura dei piccoli e favorire l’armonizzazione dei tempi per la famiglia con quelli per il lavoro. Dunque nidi e materne per tutti – gratuiti per le fasce deboli, a tariffe calmierate per le altre – o ancora contributi per le baby sitter, congedi parentali e via dicendo. Un’altra parte consistente è invece destinata alle agevolazioni fiscali e/o alle erogazioni monetarie, cioè a un assegno universale, che è a importo fisso per tutti. Il tema di un benefit unico e universale ha il merito di superare la logica variabile e occasionale dei bonus, di essere uno strumento semplice e comprensibile, di mettere sullo stesso piano tutti i figli. È solo una parte di quello che dovrebbe essere un moderno sistema, non tanto di sostegno "al bisogno", ma di incentivi alla famiglia e alla natalità, perché è di questo che si dovrebbe parlare in un Paese in emergenza demografica grave e che nei prossimi anni secondo le proiezioni di tutti gli istituti di ricerca andrà incontro a seri problemi di sostenibilità del sistema di protezione sociale, per carenza di popolazione attiva. La questione andrebbe affrontata con serenità e onestà intellettuale. L’assegno unico può rappresentare una rivoluzione copernicana nel momento in cui anche in Italia si incomincia a superare l’impostazione che interpreta le politiche per la famiglia come politiche di contrasto alla povertà. In questo momento ci sono tutte le condizioni perché la prossima manovra diventi la prima a correggere la distorsione di un Paese che nei fatti disincentiva la natalità e il desiderio di famiglia. Il concetto destinato a passare con un assegno unico sul modello europeo è che prima di favorire i lavori in casa per fare spazio a un figlio andrebbe sostenuta la nascita di quei figli che portano poi a ‘ristrutturare’ anche le mura domestiche. Una casa piena di vita che dovremmo sempre di più imparare a guardare come patrimonio di tutti”.
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
Quella di ieri a largo di Lampedusa è “la strage dei porti aperti”. Il direttore del Giornale Alessandro Sallusti si butta sulla tragedia che ha causato 13 vittime e 8 dispersi e polemizza con il nuovo corso in tema di migranti sottolineando un certo moralismo strabico: “Decine di morti – il bilancio è ancora incerto e provvisorio – soprattutto donne e bambini. È successo nell’ennesimo naufragio al largo di Lampedusa di un barcone carico di immigrati. Con Salvini al governo e ministro dell’Interno tutto sarebbe stato chiaro e oggi i giornali titolerebbero: «Strage dell’Italia fascioleghista», il Pd sarebbe in piazza a manifestare il suo sdegno, Saviano girerebbe per talk show a pontificare contro «quel criminale del Papeete». Oggi invece non c’è nessun «criminale» da mettere all’indice, nessuna colpa di Stato da enfatizzare. Sotto i governi di sinistra si muore e la cosa finisce lì, soprattutto tutti zitti e «basta con le strumentalizzazioni che noi siamo gente seria». Per noi invece i morti sono tutti uguali e ben sappiamo che l’Italia di ogni colore politico si è sempre prodigata per evitarli. Ma prendiamo atto che la recente (e archiviata da questo governo) politica del rigore – in quanto a vittime – ha dato i suoi risultati: dai cinquemila inghiottiti dal mare nel 2016, anno clou dell’accoglienza senza se e senza ma, si è passati ai circa 500 di quest’anno, anno dei «porti chiusi». La percentuale tra immigrati partiti e immigrati morti nell’attraversamento è praticamente la stessa, ma siccome la matematica non è una opinione meno partenze uguale meno morti. Che alla fine è quello che conta, almeno per chi ha a cuore le singole vite umane più delle percentuali. Ci manca la controprova, ma chissà se la sciagurata spedizione dell’altra sera sarebbe partita sapendo che dall’altra parte del mare i porti erano chiusi. Chissà se altri salperanno nelle prossime ore con il mare agitato avendo letto che ora l’Italia accoglierà tutti e che l’Europa è pronta a fare la sua parte spartendosi automaticamente gli arrivati. Cioè chissà se anche in buonafede non ci stiamo rendendo complici di stragi di donne e bambini e che in attesa di tempi migliori (per i quali occorre lavorare) deve valere la regola del meno peggio: meglio un bambino vivo in Libia che morto in mezzo al Mediterraneo. A volte anche un cinico marketing può aiutare ad evitare disgrazie come quelle dell’altra notte”. 
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