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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 07/10/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Bettini: se prevalgono cinismo e ricatti si torna al voto
Se dovessero prevalere ancora cinismo e ricatti allora meglio tornare al voto: il Pd non ha paura. Uno dei leader storici dei dem, Goffredo Bettini, intervistato da Concetto Vecchio per la Repubblica. Goffredo Bettini, Renzi continua a sparare sul quartier generale del governo. È preoccupato? «Non troppo. Renzi nei sondaggi sta tra il 4 e il 5%. È molto attivo perché vuole e ha bisogno di crescere. D'altra parte questo governo avvia un processo politico complesso, mettendo a contatto mondi fino adesso molto diversi ed anche un partito che si è appena scisso dal Pd, la forza fondamentale dell'alleanza. Sono naturali convergenze e conflitti». Non crede di essere troppo ottimista? «No, l'importante è che il tutto si svolga in una prospettiva costruttiva, nell'interesse dell'Italia. Se invece dovesse prevalere il ricatto, l'interesse particolare, la manovra cinica e distruttiva, allora occorrerà rispondere con molta chiarezza. Ma non siamo ancora a questo punto». In molti temono di rivedere il film del Prodi 2006-2008. «Non credo. Perché, questa volta, chi dovesse rompere pagherebbe un prezzo altissimo. Il ricatto è una tigre di carta. Si vuole tornare al voto? Una sciagura. Ma il Pd è pronto e non ha paura delle urne». Renzi esercita un'egemonia comunicativa. Come pensate di arginarla? «La cosiddetta egemonia comunicativa non rappresenta i rapporti di forza reali nel governo e nel Paese. Come ora si gonfia, si può facilmente sgonfiare. Comunque noi marcheremo sempre di più il nostro profilo programmatico ed ideale. Ma il problema non è arginare Renzi. Il problema è frenare la risorgente e nuova destra italiana». Renzi si deve ignorare? O bisogna rispondergli, come ha fatto Orlando? «Ignorarlo sarebbe irrealistica iattanza. Concentrarsi in una polemica quotidiana con lui, ingiustificabile subalternità. Renzi è un alleato di governo, di conseguenza apprezzeremo quando dirà cose che riteniamo giuste, altrimenti con serenità cercheremo di far prevalere il nostro punto di vista. Orlando comunque non ha detto che la Leopolda è uguale al Papeete. Ma che gli ultimatum, seppure diversi nel merito, vanno comunque respinti. Non alimentiamo polemiche artificiose».
 
Luciani: Da taglio parlamentari risparmio risibile, Camere saranno più elitarie
Con il taglio dei parlamentari si avrà un risparmio risibile: le Camere così saranno più elitarie, non più efficienti. Lo afferma il Costituzionalista Massimo Luciani che, intervistato da Dino Martirano per il Corriere della Sera, si dice “sconfortato” dal metodo politico.  Professore, eppure i sostenitori del «taglio», a partire dal M5S, assicurano che porterà un «notevole risparmio» rendendo per altro «le Camere più efficienti». «Sono molto addolorato perché la prima cosa che colpisce è l’assenza di qualsivoglia analisi di impatto di questa riforma. Il risparmio mi sembra risibile rispetto alla posta in gioco. Mentre l’annunciata maggiore efficienza delle Camere non poggia su alcun elemento probatorio: perché 400 deputati e, per esempio, non 580? Perché 200 senatori e non 290? È vero che negli Usa si eleggono solo 100 senatori ma in quel sistema gli eletti alla fine sono satrapi: siamo sicuri di volere questo? Forse, questa riforma, nata con finalità antielitarie, in realtà finirà per rafforzare una rappresentanza parlamentare ancor più appannaggio di una élite...». Sono davvero troppi i parlamentari italiani? «Con le Camere ridotte il rapporto tra popolazione ed eletti sarebbe più basso rispetto alla Francia, alla Gran Bretagna e alla Germania. Con il voto ai sedicenni di cui sorprendentemente si parla, poi, si ridurrebbe ancora». La maggioranza sta predisponendo i correttivi per bilanciare il «taglio» che, però, verranno approvati in seconda battuta.  «Se, come conseguenza di questa riforma, occorre mettere mano alla Costituzione, alla legge elettorale e ai regolamenti parlamentari, io mi domando: perché correre con il taglio dei seggi? Non ho ragione di augurarmi il fallimento di questa maggioranza, ma, se per caso il governo dovesse cadere, esiste il rischio concreto di rimanere appesi a una riforma che, per ammissione dei suoi stessi sostenitori, sarebbe malfunzionante senza i correttivi. Per evitare sorprese, il ‘pacchetto’ di riforme andrebbe varato in un’unica soluzione». 
 
Mussi: Renzi punta ad essere il nuovo Crazi, vuole ricattare tutti dal centro
Renzi punta ad essere un novello Craxi che ricatta tutti dal centro. Lo dice l’ex ministro ed esponente di SI, Fabio Mussi, intervistato da Pietrangelo Buttafuoco per il Fatto Quotidiano. Porge una “premessa confessoria”, Fabio Mussi “in genere ci azzecco ma con Matteo Renzi, devo arrendermi”. Il leader di Italia Viva dissemina nei territori i suoi “circoli”, li incista in quel che resta del Pd e sembrano vere e proprie cellule dormienti pronte a far crollare il governo di Giuseppe Conte. Cadrà tutto? La risposta è ‘boh, e chi lo sa?’. Avendo egli – con un ribaltamento della sua dottrina – sponsorizzato la nascita del governo dovrebbe essere interessato alla sua sopravvivenza ma c’è l’imprevisto in agguato. E già si vede: c’è già il tirare a mollare. E ogni giorno porta la
sua pena. Ecco l’Iva.... Proprio lui che diede gli 80 euro....L’elargizione del Principe, quella; avesse lavorato sul cuneo fiscale sarebbe stato equo ma....Ma adesso fa saltare il tavolo. Diversi anni fa, quando Renzi cominciò la scalata, mi fu chiesto cosa ne pensassi e io, sciagurato, risposi: ‘Considero la possibilità che diventi segretario tanto probabile quanto quella di essere colpito da un meteorite’. Sbam! Sbam!? Centrato in pieno. Le mie capacità di analisi su quello che può fare lui sono limitate. Questa dei suoi circoli è un’altra manifestazione dell’esattezza della teoria di René Thom sul caos, ovvero, inneschi un albero degli eventi da un ramo all’altro – trac-trac – e nella direzione del caos non c’è altro da fare. Aggredisce la fortezza di Nicola Zingaretti. È ragionevole pensare che il grosso di quel tanto che conquisterà Italia Viva, ma la porzione non so prevederla, venga dal Pd”. Sogna di far sedere i propri parlamentari al centro, il famoso centro...Portando alle estreme conseguenze il mito del centro, certo; ma su questo non mi sento di dare la colpa a Renzi. Lui è stato il capo indiscusso del Pd. A lui – anche se poi caduto col Referendum – si deve la botta di vita del 40% alle Europee; tutti usano la metafora di Ghino di Tacco…Ovvero Renzi come nuovo Craxi che era socialista, non centrista. È il Pd a essere nato male; nel 2007 – non aderendo – ne intravedevo il difetto di nascita: farsi strada al centro proprio quando il mondo si radicalizza e gli orientamenti si spostano sulle ali estreme. Non vorrei apparire cavernicolo ma tra le categorie rimaste vive ci sono la destra e la sinistra”. 
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