Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Rus: l'Intelligenza artificiale non deve farci paura

Luca Fraioli, Repubblica, 2 ottobre

Redazione InPi¨ 04/10/2019

Daniela Rus Daniela Rus "Qui inventiamo il futuro". Slogan ambizioso, quello del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory (Csail) del Mit di Boston, dal 2012 diretto da Daniela Rus. «Siamo circondati da possibilità immense, sta a noi immaginare come coglierle grazie ai progressi della robotica e dell’intelligenza artificiale», spiega Rus a Luca Fraioli che l’ha intervistata per Repubblica. «Già oggi – aggiunge -, la “telepresenza” permette agli studenti di confrontarsi a distanza con tutor e docenti, ai medici di trattare pazienti lontani migliaia di chilometri. I sensori connessi consentono di tenere sotto controllo processi produttivi in fabbriche e campi, le stampanti 3D creano prodotti su misura. Ma con i nuovi sviluppi sarà possibile fare molto di più». Professoressa, quali sono gli obiettivi del Csail? «Sin da quando è nato nel 1963, il Laboratorio sperimenta nuovi approcci all’informatica per migliorare il modo in cui le persone lavorano, giocano, studiano. Se avete collegato il vostro computer a una rete Ethernet, se leggete le email o se avete fatto shopping online in sicurezza, allora anche voi avete beneficiato del lavoro dei nostri ricercatori. Oggi lavoriamo su centinaia di progetti diversi: dall’applicazione dell’informatica alla diagnosi e alla cura delle malattie, alla costruzione di robot che aiutino nella vita quotidiana, alla realizzazione di “superpoteri” come il potenziamento della vista grazie ai computer». Vi occupate anche di Intelligenza artificiale, che però suscita molti timori. «Sono convinta che tutti trarranno benefici dalla AI, dal machine learning e dai robot. Ma è importante comprendere le paure e rassicurare le persone: l’AI è semplicemente uno strumento, né buono né cattivo, dipende dall’uso che se ne fa. E io penso che possa essere usata per raggiungere traguardi incredibili: ridurre o eliminare del tutto gli incidenti automobilistici, conservare al sicuro le informazioni personali, permettere a chi lavora di concentrarsi sui grandi obiettivi, che richiedono pensiero critico e strategia, lasciando alle macchine le altre mansioni». Ma il grosso dell’occupazione non sarà comunque a rischio? «Le previsioni apocalittiche sulla perdita di posti di lavoro dovuta alla AI sono ampiamente esagerate. Nonostante i progressi, la AI non compete minimamente con gli umani in fatto di percezione, ragionamento, comunicazione e creatività. Tuttavia comprendo la preoccupazione per il fatto che l’automazione sposterà posti di lavoro. Ma è successo anche in passato: nel 1900 negli Usa l’agricoltura assorbiva il 40 per cento della forza lavoro, oggi il 2 per cento. E c’è anche il rovescio della medaglia: nessuno avrebbe immaginato che l’esplosione dell’informatica negli anni Novanta e Duemila avrebbe generato decine di nuove professioni, dai social media manager agli sviluppatori di app». Al Csail studiate anche le auto a guida autonoma. Sono il futuro? «Per arrivare a una reale autonomia, in ogni condizione, ci vorrà ancora tempo. Tra le ragioni, la difficoltà di usare telecamere e sensori quando piove o nevica. E’ invece più alla portata il traguardo di veicoli senza pilota in aree a velocità limitata, con poco traffico e pochi pedoni, come per esempio i campus universitari. Tuttavia la tecnologia può essere utilissima anche quando alla guida c’è un essere umano. Abbiamo condotto una serie di ricerche con il Toyota Research Institute, per prevenire eventuali errori della persona al volante, che, per esempio, potrebbe non vedere nel punto cieco dello specchietto un’altra automobile: i sensori in quel caso avvisano ed evitano l’incidente». Lei è nata in Romania da papà informatico e mamma fisica e ha scalato i vertici della ricerca Usa fino a diventare la prima donna a guidare uno dei più prestigiosi laboratori del Mit. Ma sono ancora poche le ragazze attratte da elettronica e software. Come si supera questo “gender gap”? «Alla domanda “cosa vuoi fare da grande?”, mi piacerebbe che bambini e bambine rispondessero allo stesso modo: l’astronauta, il climatologo, il neuroscienziato, l’informatico. E per far sì che accada dobbiamo educare allo stesso modo tutti, maschi e femmine, sulle opportunità che offrono questi settori e dare a tutti le stesse chance di emergere. Propongo di inserire il pensiero computazionale nell’alfabetizzazione del 21esimo secolo». E lei cosa vuole fare da grande? «Dimostrare che le macchine potranno assistere le persone, migliorando le loro prestazioni, sia dal punto di vista fisico che cognitivo».
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Altro parere
Altro parere
Cosý uguali, cosý diversi
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.