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Altro parere

Senza dono societÓ fragile

Redazione InPi¨ 03/10/2019

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Leonardo Becchetti, Avvenire
In occasione della Giornata nazionale del dono, su Avvenire, Leonardo becchetti, parla dell’importanza per la società del sapersi donare: ”Il dono non svolge affatto un ruolo marginale nel sistema sociale ed economico contemporaneo, e la ricerca sociale ci conferma che è e resta l’architrave della qualità delle relazioni all’interno di organizzazioni sociali e produttive ed è una componente fondamentale della soddisfazione di vita. Ieri, alla vigilia della Giornata nazionale del dono, sono state presentate stime aggiornate che parlano di una crescita delle somme donate e delle donazioni di carattere informale in Italia assieme, però, a una marcata difficoltà delle donazioni orientate alla cooperazione allo sviluppo: le organizzazioni operanti in questo settore che dichiarano di aver aumentato i fondi raccolti rispetto all’anno precedente sono scese dal 43 al 23%. Un dato, quest’ultimo, che misura gli effetti della ben nota campagna politico-mediatica, costruita soprattutto sui social, che negli ultimi tempi ha stravolto e trasformato quasi nel loro opposto i significati delle parole e degli atti di bontà, accoglienza e solidarietà. Una campagna organizzata con metodi manipolativi degli stessi social media e dalla quale il mondo del Terzo settore è stato colto di sorpresa, tardando a reagire con una risposta collettiva. Ma questo vuol semplicemente dire che la sfida è più che mai aperta. C’è poco da cantar vittoria, infatti, anche da parte di chi ha armato quell’aspra campagna. Perché svilire e sottovalutare il valore del dono può produrre effetti devastanti in una società, finisce per snaturarne l’identità e per infragilirla. George Akerlof ha vinto il Nobel per l’Economia spiegandoci come i meccanismi di scambio di doni (gift exchange) all’interno di organizzazioni produttive cementino la squadra e rinforzino le motivazioni intrinseche dei dipendenti. Il Rapporto 2019 sul Dono in Italia segnala, non per nulla, la forte crescita del volontariato aziendale come strumento di rafforzamento della squadra di lavoro, delle motivazioni intrinseche dei dipendenti e del senso della loro presenza all’interno dell’azienda. E i risultati del Rapporto mondiale sulla Felicità identificano nella ‘gratuità’ una delle sei variabili chiave che spiegano il 75% delle differenze di soddisfazione di vita tra Paesi. Il Rapporto italiano sul dono conferma questa realtà, sottolineando come chi dona è più soddisfatto della propria vita, ha una visione più positiva del futuro e crede maggiormente nell’efficacia trasformativa di gesti anche piccoli. Chi dona pensa in genere che il suo piccolo gesto abbia una efficacia trasformativa, ma il senso del dono per la persona "cercatrice di senso" è più profondo. Ed è colto molto bene da una frase di Vaclav Havel: «La speranza non è ottimismo. Non è la convinzione che ciò che stiamo facendo avrà successo. La speranza è la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato. Che abbia successo o meno». Il dono, di sicuro, lo ha”. 
 
Maurizio Crippa, Il Foglio
Il ‘Contro Mastro Ciliegia’ di Maurizio Crippa sul Foglio è dedicato alle mosse di Papa Francesco sulla giustizia e, in tema con lo stile della rubrica titola con un gioco di parole: “Mafia cardinale”: “Con tutto il monte Calvario di cose cui ha da pensare, pover’uomo – le cose serie come l’Amazzonia e il mondo annegato nelle bottigliette, ma anche quelle più da circo Barnum ecclesiale, come guerre di religione e scismi che pare di stare in un romanzo di Wu Ming – Papa Francesco non si fa mancare niente. Tipo il nuovo scandalo finanziario in Vaticano, che si rubavano pure l’obolo di san Pietro, i fetentoni. Ogni volta che tra le Mura leonine sembra imboccata la via di povertà e trasparenza, cose che Francesco ci tiene parecchio, non come prima che la polvere dei peccatucci finiva dritta sotto il tappeto, scoppia la bomba (carta) e arriva una nuova inchiesta. Sulle ruberie, tra monsignori e cardinali, non se ne verrà mai fuori: è più forte di loro. E allora ecco l’arma fine di mondo di Bergoglio: ingaggia Giuseppe Pignatone, ex procuratore generale di Roma, come capo del Tribunale vaticano. Sì, proprio il giudice di Mafia Capitale. Che in fondo con Mafia Cardinale sono parenti stretti, e molti comprimari rischiano di essere gli stessi: il Vaticano è una Roma condensata. Del resto è dai tempi di Alì Agca e Emanuela Orlandi che un altro magistrato tutto d’un pezzo, Rosario Priore, tenta di farsi aprire le porte e i cassetti della curia per venirne a capo. Solo che l’hanno lasciato sempre fuori dall’uscio. Ma se stavolta non ce la fa manco Pignatone, che farà Francesco? O richiama al lavoro Mastro Titta, o chiude la baracca e si trasferisce a Zagarolo, come gli suggeriva Guido Morselli”.
 
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