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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 03/10/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Gualtieri: dopo la manovra parte la spending review
«Disattivare 23 miliardi di clausole Iva, avviare la riduzione delle tasse sul lavoro e rilanciare gli investimenti salvaguardando scuola, sanità e welfare non mi sembra un compito poco ambizioso. D’altronde la sfida di questa manovra era così ardua che Salvini ha aperto la crisi perché sapeva di non essere in grado di affrontarla». Così il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, intervistato sul Corriere della Sera da Federico Fubini, risponde alle critiche sulla Nadef. C’è un’idea di come reperire le risorse e del mix fra aumento delle entrate e riduzioni di spesa? «Le risorse per finanziare la completa sterilizzazione delle clausole e le misure previste dalla manovra, al netto della flessibilità e altri fattori, sono circa 14 miliardi. Nella Nota sono indicati gli ambiti di intervento che stiamo ora definendo più nel dettaglio. E’ prematuro indicare le singole misure. Ci sarà un impegno straordinario sul versante del recupero di gettito dell’evasione fiscale». I 7 miliardi di cui si parla? «Stiamo definendo un piano organico di incentivi all’uso degli strumenti digitali di pagamento». Sette miliardi di recupero dall’evasione in un anno sarebbero senza precedenti. Bruxelles si convincerà? «Non stiamo lavorando a una generica lista di auspici. E’ un piano organico, ogni misura è prezzata e valutata. Anche studiando le pratiche migliori viste in altri Paesi». Alcuni gruppi di produttori si preoccupano già che vengano meno molte detrazioni. «Invito tutti alla pazienza, aspettiamo le misure. Piuttosto, vorrei sottolineare che la parte discrezionale della manovra che sostiene la crescita, gli investimenti, riduce il costo del lavoro e finanzia la retta dell’asilo nido per i ceti medio-bassi vale la differenza fra i 29 miliardi della manovra e i 23 dell’Iva. E’ un inizio, ma investire nei nidi dà un grande moltiplicatore perché permette a molte madri di lavorare». Fino al 2022 sono rimaste altre clausole di salvaguardia molto alte. «Questo governo ha un orizzonte triennale. Dopo la manovra, intendo avviare un lavoro approfondito su vari temi: riforma fiscale e spending review, sulla quale intendo istituire una commissione».
 
Visco: serviva una sola bassa aliquota
«Non sono mai stato favorevole agli aumenti dell’Iva perché ogni volta che uno aumenta lo aliquote, aumenta l’evasione. Si poteva fare una manovra in cui si andava ad una aliquota unica molto bassa - 14 o 15% - che avrebbe consentito di recuperare evasione per 8 o 9 miliardi perché veniva mono l’uso strumentale della differenza di aliquote che i contribuenti fanno. Con quei soldi si potevano compensare abbondantemente gli aggravi - peraltro modesti - in relazione ai consumi necessari». Lo afferma l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, intervistato sul Manifesto da Massimo Franchi. Il disincentivo all’uso del contante funzionerebbe? «Un aumento di aliquota per chi paga cash per essere efficace ai fini del gettito complessivo deve comportare un recupero dell’evasione, e su questo ho molti dubbi. Anche perché l’uso della carta di credito non aumenta la tracciabilità in quanto la banca dati sui rapporti finanziari prevede che sia inviata al Fisco soltanto la consistenza del conto o non le singole transazioni. Inoltre, il Garante della privacy interpreta in modo stravagante il diritto alla riservatezza impedendo sostanzialmente gli incroci con lo banche dati. Per rendere efficace la misura   bisognava  cambiare queste norme. E comunque l’evasione è spesso a monte delle transazioni». Ma è una battaglia che ha un suo senso, specie nell’orizzonte triennale che dovrebbe avere questo governo, no? «Seconde me sì. E penso che il governo lo farà nel tempo. Bisogna infatti tenere conto che il nuovo governo ha dovuto preparare la manovra in fretta senza poter impostare una strategia vincente. E quindi sta facendo quello che può fare nella situazione data: di soldi non ce ne sono molti. Ciò detto è evidente l’assoluta strumentalità degli interventi di Renzi o Di Maio. Questi non hanno capito che l’unico modo per recuperare flessibilità di bilancio è recuperare una quota consistente dell’evasione».
 
Capo talebano Hekmat: Usa e Isis sono uguali
«Usa e Isis sono uguali». Lo afferma Qadir Hekmat, nome di battaglia di uno dei massimi comandanti del vertice talebano, responsabile politico-militare per sette province del Nord dell’Afghanistan, intervistato su Repubblica da Giampaolo Cadalanu. Che differenza c’è fra voi Talebani e i fondamentalisti che giurano fedeltà ad Al Baghdadi? «Loro sono wahabiti, seguono l’influenza saudita. Di fatto hanno creato una nuova famiglia eretica, con l’aiuto degli ebrei e degli Stati Uniti, per dividere i musulmani. Ma le differenze sono soprattutto nelle operazioni. Noi non attacchiamo mai obiettivi civili, matrimoni, funerali. Americani e Isis, sì». Ma nei vostri attentati muoiono tanti civili. «Ci spiace quando muoiono civili. Ma in certe azioni le vittime sono inevitabili. Noi cerchiamo di colpire quando il pericolo è minore». Parliamo dei vostri nemici, Isis-K e americani. Li mette sullo stesso piano? «Fanno lo stesso tipo di azioni militari, e collaborano fra loro. Se non fosse per le forze americane, che intervengono ogni volta per bombardarci quando accerchiamo gruppi di Isis-K, questi sarebbero stati spazzati via da tempo. Si vede che gli Usa hanno bisogno di aiuto per i loro piani. Vogliono soltanto impadronirsi delle nostre risorse. Se veramente fossero arrivati esclusivamente per catturare Bin Laden, sarebbero andati in Pakistan. Ma Islamabad è un loro alleato stretto, tanto è vero che non gli hanno mai imposto sanzioni. E quando se ne andranno lasceranno tutte le attrezzature al Pakistan, che pure è la madre di tutti i terrorismi. Mi stupisce che la Nato, Italia compresa, abbiano deciso di seguire gli Stati Uniti in questa operazione sciagurata». Come giudica la sospensione dei colloqui di pace a Doha tra voi e gli americani? «Noi non vogliamo un bagno di sangue ed eravamo pronti a firmare un accordo di pace, ma gli Usa ci hanno ripensato. Per noi non è un problema. Sul terreno stiamo vincendo, avanziamo senza sosta e abbiamo chi ci sostiene».
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