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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 02/10/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Fico: Umbria buon test M5S-Pd, altrove ragioneremo caso per caso
«In Umbria si è trovato un accordo fra M5S e centrosinistra per sostenere un candidato civico. E’ la prima volta che succede. Parliamo di un metodo differente rispetto al passato. Ragioneremo caso per caso nelle altre realtà: ognuna ha caratteristiche differenti che vanno valutate». Lo afferma il presidente della Camera Roberto Fico, intervistato sulla Stampa da Diego D’Amelio. Lei è favorevole al voto ai 16enni? «Può essere una grande opportunità per la politica. Può dare una spinta a mettersi in discussione e rinnovarsi. I giovani devono prendere possesso del futuro, il voto è uno strumento utile ma non illudiamoci basti: servono investimenti robusti su scuola e università, spazi di confronto e condivisione». Gli studenti hanno fatto richiami forti sull’ambiente: che futuro ha la loro mobilitazione e che progetto politico ne può nascere? «Spetta a loro prender in mano il proprio futuro, spetta a loro starci col fiato sul collo. La politica non deve metterci il cappello ma farsi influenzare positivamente». Questione migranti e rotta balcanica: c’è emergenza o no? «C’è un tema da affrontare che riguarda i flussi migratori. Dobbiamo farlo in modo serio e razionale, gestendolo con lungimiranza, non cavalcandolo per avere consenso». Fine vita: si può arrivare a una legge? «Si deve arrivare a una legge. Dopo che sarà depositata la sentenza della Consulta le commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera riprenderanno il lavoro che avevano sospeso proprio attendendo la sentenza della Corte». Il taglio dei parlamentari è così urgente? «È un provvedimento ampiamente condiviso, su cui ha espresso un parere favorevole la stragrande maggioranza dell’arco parlamentare».
 
Boccia: la rimodulazione Iva si farà
«Le rimodulazioni dell’Iva si faranno». Lo sostiene il ministro agli Affari regionali Francesco Boccia, intervistato su Avvenire da Marco Iasevoli in merito alle polemiche sulla bozza della prima manovra del governo giallorosso. Ministro, c’è voglia di una svolta e non la si vede ancora. «L’Italia ha bisogno innanzitutto di tranquillità, di un sentiero solido, sereno e graduale di crescita». Dovreste dirvelo nelle riunioni di maggioranza, visto che il bombardamento contro una certa timidezza della Nadef nasce da dentro. Guardi cos’è successo sull’Iva. «Sull’Iva non è successo assolutamente nulla. Anzi, una sola cosa è successa: è ripartito quel meccanismo che io reputo penoso di veline e soffiate ai giornali al fine di far scrivere cose false». Ma l’idea della rimodulazione Iva non è un’invenzione, ne ha parlato Gualtieri, ne parla anche lei. «Ogni volta che si mette mano alla manovra i tecnici fanno centinaia e centinaia di simulazioni. Spacciare queste simulazioni per decisioni già prese è un’operazione, lo ripeto ancora, penosa. E mi rammarico perché tutto accade in un clima estremamente positivo nel Cdm, con Pd, M5s e Leu che insieme costituiscono un’alleanza sociale per il futuro». Sull’Iva e sul contante Renzi è riuscito a mettervi in difficoltà. «Chi difende il contante è in malafede. E per quanto riguarda le rimodulazioni Iva, si faranno perché oggi in questa imposta ci sono situazioni ingiuste. Così come rimettere a posto il catasto entro la legislatura, sebbene non in questa legge di bilancio, è un dovere. Chi vive a Centocelle ha il diritto di pagare in proporzione molto meno di chi vive in via Condotti. O spacciamo tutte le case come uguali? Siamo la sinistra non la destra. Accadrà quanto già avvenuto con la fatturazione elettronica: Salvini ha protestato nelle piazze con Meloni ma poi al governo l’ha mantenuta perché è una cosa giusta».
 
Pasini: giusto che sia la manifattura a guidare Confindustria
«E’ una manovra di tamponamento, per la crescita c’è poco. E non c’è quella proiezione verso il futuro che la nuova rivoluzione industriale, quella della sostenibilità ambientale, richiederebbe. Se il governo non asseconda la trasformazione epocale con una politica industriale mirata dovremo rassegnarci a una crescita piatta e a perdere interi settori dell’economia nazionale». Lo afferma Giuseppe Pasini, presidente degli industriali bresciani e candidato alla presidenza di Confindustria, intervistato su Repubblica da Roberto Rho. La manifattura sarà la prima delle sue preoccupazioni se vincerà la corsa alla presidenza di Confindustria? «Brescia è il modello vincente della manifattura italiana che esporta più del 60%. Io rappresento questo modello, anche perché da quasi 40 anni faccio l’imprenditore siderurgico nell’azienda di famiglia, la Feralpi. Ci sono entrato a 20 anni, è stata la mia università». Lo dice per differenziarsi da Carlo Bonomi, presidente Assolombarda, che pare profilarsi come il suo principale avversario? «Stimo Bonomi, ma Milano è molto diversa da Brescia. A Milano ci sono culture imprenditoriali diverse: ci sono la finanza, i servizi, il terziario. In ogni caso, oltre a Milano e Brescia, ci sono Bergamo, il Veneto, l’Emilia, il Piemonte: se è vero che il manifatturiero fa crescere l’Italia, allora è giusto che questa cultura sia rappresentata ai massimi livelli». Si riconosce nella Confindustria di Boccia? «Boccia ha lavorato con generosità rara e si è trovato a gestire una stagione in cui i governi hanno cercato di demolire i corpi intermedi. L’interlocuzione è stata faticosa. E sì, qualche problema c’è stato. In generale ogni presidente cerca di mettere qualcosa di suo: se toccherà a me, proverò anche io». Per esempio? «Vorrei che le imprese ritrovassero il desiderio di sentire Confindustria come la loro casa».
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