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Altro parere

La svolta del Def Ŕ la cornice

Redazione InPi¨ 02/10/2019

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
“Bisognerebbe avere il coraggio di ragionare attorno ai numeri della manovra concentrandoci un po’ meno sui dettagli e un po’ più sulla ciccia”. Lo sostiene il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, che invita a guardare alla "svolta oggettiva messa in campo dal governo". "Un anno fa - spiega - l’Italia si interrogava sul tema se fosse giusto o no ragionare di Italexit. Oggi, l’Italia si interroga sul tema se sia giusto o no ragionare di una rimodulazione dell’Iva. Mica male, no? All’esecutivo precedente non sarebbe mai stato concesso di presentare una manovra con una stima di evasione fiscale così elevata e con un deficit così alto. Vero, ma ciò che sfugge agli azionisti politici del governo precedente – ma non all’ex ministro dell’Economia Tria – è che aver ora ottenuto dalla Ue la fiducia che l’esecutivo precedente non era riuscito a ottenere non è la spia di un complotto europeo. E’ la spia di un autocomplotto che aveva malamente creato il governo precedente, alimentando una spirale di sfiducia, di instabilità e di precarietà che l’Italia è riuscita a spazzare via con una mossa semplice: cambiando la cornice entro la quale disegnare il futuro dell’Italia. La discontinuità rispetto alla manovra precedente non è nei dettagli ma nella ciccia. E' nello scegliere di usare i balconi solo per posare fiori, nell’essere riusciti ad avere cento punti di spread in meno rispetto all’inizio dell’anno, nell’essere riusciti a ridare sicurezza agli investitori. Si può discutere quanto si crede del tema dell’Iva, si può sostenere quanto si desidera che all’Italia servirebbe ben altro per stimolare la crescita, ma ai teorici della famigerata continuità tra il Conte 1 e il Conte 2 non dovrebbe sfuggire che il capolavoro della manovra è aver trovato le coperture politiche per evitare al paese l’imposta più pericolosa per il suo futuro: la tassa generata dall’avere lo sfascismo al governo. Non sarà il massimo ma è il minimo per ripartire”.
 
Massimo Gramellini, Corriere della Sera
Nel suo Caffè sul Corriere della Sera Massimo Gramellini scrive del reddito di cittadinanza concesso ad alcuni terroristi. “L’ex brigatista Raimondo Etro si è molto offeso per l’interesse della stampa e per le reazioni dei famigliari delle vittime alla notizia che percepirà il reddito di cittadinanza come un disoccupato qualsiasi. Ha detto che se i famigliari non hanno gradito è un problema loro. E che i giornalisti sono parassiti incapaci di vivere una vita propria. Sarebbe fin troppo facile rispondergli che altri uomini — gli agenti della scorta di Moro — una vita propria non possono più viverla anche per volontà sua. Ma non vorrei trasformarlo in un caso personale né farmi condizionare dal tono selvatico delle sue parole. Piuttosto mi domando se sia giusto che una collettività paghi lo stipendio a un condannato per reati di sangue. Pare che Etro sia in buona compagnia: camorristi, assassini comuni, compagni di terrore. Il legislatore grillino ha escluso dai benefici del reddito soltanto i colpevoli sanzionati in via definitiva negli ultimi dieci anni. Evidentemente la «dittatura dell’istante» in cui viviamo li considera già tantissimi. A me invece continuano a sembrare pochi. Più che con Etro, bisognerebbe prendersela con chi ha stabilito che a dieci anni da una sentenza passata in giudicato si può concedere una prebenda di Stato al complice di una strage. Forse non sono abbastanza comprensivo, ma con le mie tasse preferirei che si finanziassero le vittime, non i carnefici”.
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