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Una manovra senza ambizioni

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 30/09/2019

Una manovra senza ambizioni Una manovra senza ambizioni Alberto Mingardi, La Stampa
Sulla manovra “si sente parlare di una ridda di provvedimenti il cui esito principale sarà ingarbugliare ancora di più l’indistricabile matassa del fisco italiano”. Sulla Stampa Alberto Mingardi mostra scetticismo sull’efficacia delle misure che il Governo intenderebbe introdurre con la Legge di Bilancio. “Pd e M5S cercano l’intesa su misure che tocchino tasti cari all’elettore di sinistra. Si pensi ai tanti squilli di tromba che annunciano iniziative finalmente efficaci per la lotta all’evasione, come aggravi selettivi dell’Iva, per settori ritenuti ‘a rischio’, e solo per i pagamenti in contanti, a cui si accompagnerebbe un bonus per gli acquisti con carta di credito. Ma se si offre uno sconto a chi già usa la carta – fa notare Mingardi - , il primo effetto sarà un ammanco di gettito, che andrà compensato in qualche altro modo. Verosimilmente con altre tasse. Non a caso, di nuove tasse è fatto il dibattito di queste settimane: a cominciare dalle imposte ‘etiche’ su voli aerei e merendine. L’obiettivo è quello di rastrellare quattrini senza destare scandalo e irritazione. Il nostro è già un fisco enormemente complicato, oltre che esoso, e da anni non c’è esecutivo che non prometta una qualche semplificazione. E invece sembra che ancora una volta siamo a destinati a prendere la direzione opposta. La speranza della maggioranza è che l’Europa possa dimostrarsi più tollerante con la nostra spesa in deficit. Prevale l’idea che affinché l’economia riparta serva spendere quattrini in più. Ma i grandi problemi italiani stanno ‘sul lato dell’offerta’: la crescita asfittica deriva da anni di bassi incrementi di produttività. Così, la necessità di Pd e M5S di trovare un punto d’accordo ‘a sinistra’ rischia di regalarci una manovra con scarse ambizioni, ma con una chiara direzione di marcia: lo statalismo dei piccoli passi, un aiuto lì, una tassa lì”.
 
Paolo Mieli, Corriere della Sera
“L’integrazione di governo tra Pd e M5S procede meglio di quanto si potesse ipotizzare”. Lo scrive sul Corriere della Sera Paolo Mieli, notando che “il clima è molto diverso da quello competitivo che si produsse tra M5S e Lega nell’estate 2018, quando i sondaggi iniziarono a segnalare la crescita di Salvini a danno di Di Maio. Oggi i due più importanti partiti di governo sono dati sostanzialmente alla pari. Per giunta  si è addirittura data vita ad un’alleanza elettorale in vista delle consultazioni in Umbria. Di fatto il movimento fondato da Beppe Grillo è tornato nella sua collocazione originaria, ai confini della sinistra. E, pur senza rinunciare del tutto a quel che resta della propria identità, sta gradualmente prestandosi alla costruzione di un multiforme soggetto politico in grado di reggere al confronto elettorale con la destra. Il fronte imperniato su Pd e M5S può strutturarsi in qualcosa di più stabile e duraturo. A maggior ragione se le due forze politiche otterranno una vittoria in Umbria dove pure si presentano in condizioni sconfortanti. I 5S tra una settimana potranno alzare la bandiera del taglio dei parlamentari. E forse troveranno casa tra i Verdi europei. Il Pd si compiace di aver ricondotto i partner di governo ad una ragionevolezza, in campo economico, compatibile con i dettami europei e di averli indotti ad accettare il principio della cittadinanza per i figli degli immigrati. Risultati non trascurabili. Resta il dubbio se la creatura di Grillo e Zingaretti sarà adesso in grado risvegliare il proprio «popolo» e di provocare in esso emozioni che lo inducano a trasformarsi in un elettorato. Alla destra, un anno fa, quest’operazione è riuscita. Il nuovo fronte deve ancora cominciare. Dovrà cioè identificare un tema identitario che non potrà essere soltanto quello della contrapposizione a Salvini”.
 
Massimo Giannini, Repubblica
“Possibile che la veduta corta sulle prossime elezioni impedisca alla politica di cogliere l’enorme capitale sociale racchiuso nella protesta delle nuove generazioni?” Se lo chiede su Repubblica Massimo Giannini a proposito degli “scioperi” per il clima. “Le classi dirigenti – spiega Giannini - non vedono che il cambiamento climatico mette in crisi l’idea di libertà. Per questo non colgono il potenziale dirompente del Fridays4future. Non capiscono che la domanda di futuro gridata da quei ragazzi non può essere irrisa o delusa. Non fanno l’unica cosa che avrebbe senso: dare risposte, qui e ora. Dare forma e sostanza a quella volontà di cambiamento, in nome di un semplice principio di responsabilità condivisa: la vostra battaglia è la nostra battaglia, e d’ora in poi la combatteremo insieme. C’è chi rievoca il ’68 o il ’77, ma stavolta è diverso. Non c’è il vecchio riflesso della cultura protestataria dei nonni, e nemmeno del generico disagio adolescenziale dei padri. Le istanze da cui muovono gli scioperi in difesa dell’ambiente sono maledettamente reali, supportate dalle rilevazioni degli scienziati. Fermare l’Apocalisse è possibile, ma per farlo occorre quella radicalità delle scelte di fronte alla quale i politici non sanno come reagire. Quelle piazze sono il ‘luogo’ materiale e morale nel quale le famose élite possono provare a riempire l’abisso che hanno scavato in questi anni tra loro stesse e la società civile. Se nella politica ci fossero leader all’altezza del compito, non lascerebbero cadere nel nulla questo bisogno di partecipazione. Ripartirebbero da qui, da questa straordinaria occasione che gli piove dal cielo intossicato dal CO2 , per riallacciare i fili strappati della rappresentanza”.
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