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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 27/09/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Sala: apriamo il Palazzo a Greta e ai suoi
«Apriamo le porte del Palazzo a Greta e ai suoi». Lo afferma il sindaco di Milano Beppe Sala, intervistato su Repubblica da Piero Colaprico in occasione della giornata di “sciopero” per il clima. L’altra volta lei  chiuse il corteo in piazza Duomo. «Un passaggio vorrei farlo, ma non voglio essere e non sono il politico che mette il cappello. Al tema ci credo, quindi conta più di presenze e parole la concretezza di quello che faremo. Vanno bene le marce, ma occorre avviare un dialogo con i ragazzi che sfilano». Decine di migliaia e non omogenei. «Penso infatti alla necessità da parte mia di un dialogo a due fasi. Prima di tutto, dobbiamo invitare una loro delegazione ad ascoltare ciò che noi pensiamo di fare per la città. In una fase due, invitiamo loro in consiglio comunale e siamo noi – i politici – ad ascoltare i giovani di Fff. Ne ho già parlato con il presidente del consiglio comunale, che s’è detto favorevole». Quando avviene? «Da qui a Natale». Sul clima e sull’inquinamento che cosa pensate di dire? «Noi siamo in fase avanzata del piano ‘Aria e clima’, abbiamo alcuni obblighi per evitare le sanzioni europee e per convincere i milanesi e non solo a seguirci. Ma è il Comune che deve dare il buon esempio. Servono azioni vere. Avremo tutti i bus elettrici, ne stiamo comprando 150. Entro il 2021 a tutti gli edifici di edilizia popolare del Comune e a tutti i nostri uffici sarà tolto il riscaldamento a gasolio. E andremo avanti con la piantumazione, 3 milioni di alberi sono possibili entro 2030». Se fallisce? «Essendo vicino alla futura campagna elettorale so che se non ce la faremo, darò armi all’opposizione. Però forzo gli uffici e me stesso, possiamo farcela, e sulle battaglie ecologiste, contro la plastica, stiamo coinvolgendo sempre più cittadini, ci crediamo». La foto di lei che distribuisce borracce agli studenti ha fatto migliaia di condivisioni. Come lo spiega? «Il tema è giusto e la gente lo sente. E poi da sempre genitori e figli sono alla ricerca del dialogo. Il tema-borracce è un classico esempio di un impegno di cui si discute in famiglia».
 
Siciliano: bene la Consulta, non siamo i supplenti del Parlamento
«La decisione della Consulta conferma un lavoro serio portato avanti spendendosi moltissimo, senza timori e tentennamenti». Lo afferma, in un’intervista a Giuseppe Guastella del Corriere della Sera, il procuratore aggiunto di Milano Tiziana Siciliano che con la collega Sara Arduini chiese ai giudici del processo legato al suicidio di Dj Fabo l’assoluzione di Marco Cappato o di investire la Consulta. Questo processo l’ha coinvolta molto professionalmente, ma anche emotivamente fino alla commozione in aula. «Il nostro lavoro ci espone alla sofferenza alla quale non ci si abitua, e giustamente, perché altrimenti c’è il rischio di trasformare quello che è un giusto distacco in insensibilità. In questo caso, il livello della sofferenza era tale che la corazza professionale non ci proteggeva. Mi è sfuggita una lacrima». Che sofferenza era? «Quella dell’uomo Fabiano Antoniani costretto in un letto senza speranza di guarigione e quella di chi lo amava, come sua madre. Abbiamo dovuto valutare se Fabiano avesse la capacità psichica per prendere una decisione del genere e se la sua volontà non fosse stata condizionata dall’esterno. I risultati non ci hanno lasciato il minimo dubbio: era lucidissimo fino all’ultimo momento, assolutamente consapevole del suo stato e delle conseguenze di una decisione che voleva fortemente». C’è chi dice che ora si apre la strada che porta all’eutanasia. E’ così? «Non mi sembra proprio. La Corte si è premurata di ancorare le scelte dei giudici che si trovino a valutare casi simili ai criteri oggettivi che sono contenuti nella legge sul testamento biologico». La magistratura supplisce alla politica che non decide? «La Consulta aveva ribadito con fermezza nell’ordinanza di un anno fa che questo è un tema di tale delicatezza e di tale importanza civile da dover essere deciso in Parlamento. Quella è la sede naturale. Nessuno vuole assumersi ruoli di supplenza».
 
Carlassarre: rischioso ridurre i parlamentari senza il proporzionale
«Sì al taglio dei parlamentari purché sia garantita una rappresentanza plurale, come la Carta esige. Altrimenti la nostra democrazia costituzionale subirebbe un colpo durissimo. Direi addirittura che potrebbe considerarsi finita». Lo afferma la costituzionalista Lorenza Carlassarre, intervistata su Repubblica da Liana Milella. Ha visto che con il taglio dei parlamentari siamo ormai arrivati al passo finale? Lei cosa ne pensa? «Io non sono mai stata contraria al taglio. Non per ragioni di risparmio, perché le questioni economiche, quando si tratta di istituzioni della democrazia, non possono valere. Però mi sembra utile ridurre il numero di deputati e senatori perché molti membri della Camera non sono attivi, ma appaiono passivi, quindi scarsamente utili, e possono costituire, nel peggiore dei casi, canali di accesso alle istituzioni che potrebbero anche dar luogo a fenomeni corruttivi”. Ma cosa la convince in questa riduzione? «La presenza di un numero minore di parlamentari può facilitare un dialogo per giungere a decisioni condivise a cui le persone presenti partecipano tutte in modo più costruttivo». Lei crede alla riforma di M5S, ma individua anche dei difetti? «Ci credo abbastanza. Ma vedo anche un pericolo, quello che tutti hanno denunciato, che ci sia una perdita di rappresentatività dell’assemblea. Quindi il mio giudizio favorevole è condizionato al fatto che veramente si faccia una riforma elettorale in senso proporzionale». E’ proprio quello che ha chiesto il Pd per dare il suo lasciapassare al taglio. Lei quindi ritiene assolutamente indispensabile una nuova legge elettorale di tipo proporzionale? «Si, assolutamente».
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