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Altro parere

Togliere la difesa dell'Ambiente dalle mani degli ambientalisti

Redazione InPi¨ 24/09/2019

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
La difesa dell’Ambiente, per essere davvero efficace, non deve essere lasciata nelle mani degli ambientalisti. La tesi, apparentemente paradossale soprattutto di questi tempi (con Greta Thunberg superstar) , è illustrata da Claudio Cerasa, direttore del Foglio. Ci sono molte buone ragioni per criticare la teologia apocalittica scelta dai follower di Greta Thunberg per ragionare attorno al futuro dell’ambiente con l’idea di colpevolizzare la società occidentale ritenendola la causa principale dei fenomeni legati al riscaldamento climatico. Ma se c’è invece una buona ragione per ringraziare l’attivista svedese quella ragione va ricercata nella capacità avuta da Greta nel costringerci involontariamente a rispondere a una domanda a cui prima o poi anche i sostenitori di Greta dovrebbero rispondere: come evitare che l’ideologia vuota dell’ambientalismo catastrofista venga utilizzata per delegittimare le giuste battaglie sull’ambiente per legittimare al contrario solo politiche altrimenti non difendibili? A New York, come sappiamo, si è appena aperta, all’Onu, la conferenza mondiale sul clima. In Italia, come abbiamo visto, si è appena aperta una discussione su come tagliare i sussidi ambientalmente dannosi. Al governo, come avrete visto, c’è chi ha suggerito l’idea di tassare i voli e le merendine per fare cassa in nome dell’ambiente. In Europa, come è noto, si discute da settimane di un famigerato Green New Deal. Difendere l’ambiente è cosa buona e giusta – anche se, come suggerito qualche giorno fa dal Wall Street Journal, lasciare che i bambini siano i leader nel campo dei cambiamenti climatici è una ricetta per il disastro sicuro. Ma chi ha a cuore la difesa dell’ambiente dovrebbe preoccuparsi più di chiunque altro di non delegittimare le battaglie in difesa dell’ambiente, spacciando per difesa dell’ambiente ciò che con la difesa dell’ambiente c’entra poco o nulla. Vale quando l’ambientalismo diventa una scusa per fare quello che senza l’ambientalismo non sarebbe concesso, come trasformare l’Europa in un bancomat capace di deresponsabilizzare gli stati membri rispetto al tema dell’efficienza dei conti pubblici. Vale quando l’ambientalismo diventa uno scudo per rendere inattaccabile ciò che senza l’ambientalismo sarebbe più facilmente attaccabile, come legittimare la lotta dello stato contro i vizi del popolo. Vale quando l’ambientalismo diventa una leva economica per rendere sexy ciò che sexy semplicemente non è, come la decisione di costruire manovre economiche aumentando le tasse piuttosto che riducendo le spese. Vale quando l’ambientalismo diventa un pretesto per giustificare ciò che senza l’ambientalismo non sarebbe giustificabile, come la lotta trasversale contro gli inceneritori in nome di un’utopia verde che nell’attesa di avere un mondo fatto a misura di raccolta differenziata non si preoccupa di come salvare il mondo. Vale quando l’ambientalismo diventa un modo come un altro per giustificare ciò che altrimenti sarebbe difficilmente giustificabile, come per esempio il controllo delle nascite, in nome di un mondo che per essere meno inquinato ha ovviamente bisogno di essere meno popolato. La difesa dell’ambiente è un affare troppo serio per lasciarlo nelle mani di ambientalisti distratti, incapaci di ricordare come il progresso abbia permesso a milioni di persone di affrancarsi dalla povertà e desiderosi di affermare con altri mezzi politiche altrimenti poco popolari venate di anticapitalismo. Fino a che l’ambientalismo verrà utilizzato per giustificare l’ingiustificabile non si potrà non ringraziare Greta per averci costretto a ragionare sul tema. Ma non si potrà non riconoscere che per il momento, se l’ambientalismo diventa un’ideologia vuota che si limita a trasformare in infedeli tutti coloro che hanno una visione meno apocalittica rispetto a quella di Greta, il clima irrespirabile è quello che si respira quando si parla d’ambiente.
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
L’intesa sulla gestione dei migranti siglata a Malta dai Paesi Ue darà il via libera all’immigrazione selvaggia. Non usa mezzi termini il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti per criticare le decisioni prese ieri a La Valletta: “E la montagna Europa partorì il topolino, un topolino particolarmente insidioso in grado di riaprire il grande business dell’immigrazione clandestina. Succede che ieri a Malta i ministri dei Paesi Ue hanno trovato un accordo che prevede, su base volontaria, la suddivisione degli immigrati che sbarcano nei porti italiani. Ma – e qui si infila il topolino - solo di quelli salvati in mezzo al mare dalle Ong o da navi militari, non dei disperati che arrivano fino alle nostre coste con mezzi propri (i famosi «barchini») che oggi rappresentano il 90 per cento degli sbarchi. Facile prevedere che da adesso in avanti i «fai da te» aiutati dagli scafisti non faranno che aspettare i soccorsi al largo della Libia e poi, una volta trasbordati, si troveranno automaticamente al sicuro, sia fisicamente che legalmente, indipendentemente dal fatto che essi siano profughi politici o economici. Pensavamo che l’Europa, respinto l’assalto sovranista, trovasse soluzioni capaci di sminare il problema non dico definitivamente (cosa oggettivamente impossibile), ma almeno in buona parte. A prima vista è invece successo l’inverso, sia pure con un contentino al nuovo governo italiano che potrà sbandierare di avere finalmente ottenuto una «redistribuzione» degli arrivi secondo quote certe con altri Paesi «volonterosi», in primis Francia e Germania, rompendo così l’odioso isolamento in cui si era cacciata. Più «ripartizioni» ma, in prospettiva, molti più arrivi, il che si presume porterà a un saldo di fatto invariato o addirittura peggiorativo in termini di accoglienza. Ma, al di là della matematica, a preoccupare è il segnale che l’Europa dà a chi ci guarda speranzoso dalle coste nordafricane: chi parte ed è in difficoltà sarà aiutato e diventerà di fatto cittadino europeo. I trafficanti per un verso e le Ong per un altro si apprestano a festeggiare: torna il lavoro a tempo pieno senza più vincoli o limiti, tornano gli affari. Un tuffo indietro di anni che azzera la linea del rigore intrapresa in Italia prima da Minniti e poi da Salvini, ma anche da Francia, Spagna e Germania”.
 
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