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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 20/09/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Prodi: Italia Viva sembra uno yogurt
«Che tragedia, i partiti di un uomo solo». Romano Prodi, intervistato su Repubblica da Luciano Nigro, usa toni insolitamente duri nei confronti di Matteo Renzi, che ha promosso l’ultimo strappo. Professore, una nuova scissione lacera il Pd. Che effetto fa a uno dei suoi fondatori? «Sono sempre stato l’uomo dell’unità e la risposta, nel mio caso, è scontata. Sono contro ogni divisione. La pensavo così anche quando il gruppo di Bersani ha lasciato, temporaneamente, i Democratici». Disse che si trattava di un suicidio politico. «Appunto». Si aspettava la rottura di Renzi? «La sua uscita era assolutamente prevedibile. Ma ugualmente inspiegabile nei tempi. Non si può operare per costruire un governo e immediatamente mettere un’ipoteca sullo stesso governo». Complicherà il percorso del governo Conte? E lei è pentito di aver sostenuto la necessità di un’alleanza tra chi aveva votato Von der Leyen alla guida della Commissione Ue? «Il ritorno in Europa era una via obbligata per il Paese. Tuttavia, sotto l’aspetto della tenuta del governo, la scelta di Renzi ha meno importanza di quella che le si attribuisce. Adesso il suo eventuale distacco dal governo sarebbe palese e quindi lo pagherebbe più di prima». A proposito di nomi, Italia Viva come le pare? «Bellissimo nome. Un mio amico lo propose per uno yogurt forse per via dei fermenti vivi. Il problema è che lo yogurt ha una scadenza ravvicinata e questo per un partito può essere un problema». Vuol dire che l’azione solitaria di Renzi durerà poco? «Parlo su serio: attenzione che i partiti personali funzionano la prima volta. Ripeterli crea problemi. Questo vale per tutti, per Renzi e forse anche per Salvini». L’ex premier vuole fare come Macron in Francia. «Peccato che lo abbia già fatto».
 
Dal Poz: su incentivi auto no a demagogia
«Spero che non si usi un’ottica ideologica ma si tengano i piedi per terra. Pochi possono comprarsi un’auto elettrica. Inoltre non è chiaro come si smaltiranno le batterie». Così Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica, commenta in un’intervista a Rita Querzè del Corriere della Sera, la bozza del decreto Clima che contiene gli incentivi alla rottamazione delle auto. Alternative? «Sgravi per chi cambia l’auto per prendere il bus ma anche per chi la sostituisce con una meno inquinante. Tenendo conto che i diesel di nuova generazione hanno tagliato drasticamente le emissioni. Un incentivo ben fatto può rilanciare i consumi e le produzioni sul territorio». Sul territorio c’è Fiat. Che non ha ancora iniziato a sfornare i nuovi modelli, ibridi ed elettrici. «E’ vero. Ma non dimentichiamo che le imprese italiane sono le prime fornitrici dell’industria dell’auto tedesca. Una ricaduta positiva ci sarebbe. Mi lasci però segnalare un rischio». Prego. «Quando si parla di incentivi sull’auto, automaticamente i consumatori bloccano gli acquisti in attesa di vedere le nuove agevolazioni. Non vanno annunciati, vanno fatti». Il governo vuole tagliare gli incentivi alle aziende che danneggiano l’ambiente... «Anche qui auspico cautela, confronto con le categorie interessate. No alla demagogia, sì alla concretezza di misure con i piedi per terra». Una misura da rilanciare? «Gliene dico due. La prima: gli incentivi di industria 4.0, in particolare il rafforzamento delle agevolazioni sulla formazione dei lavoratori. La seconda: il rilancio dell’alternanza scuola-lavoro». Taglio del cuneo a vantaggio dei lavoratori: sì o no? «Sì». Cgil, Cisl e Uil chiedono anche il taglio del cuneo per gli aumenti dei contratti nazionali. Che ne pensa? «Sensato. Si tratterebbe di un “investimento” a sostegno dei consumi».
 
Grande-Marlaska: diciamo no anche alla retorica dei porti aperti
«Spagna e Italia devono cooperare di più sull’immigrazione». Lo afferma il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska, intervistato sulla Stampa da Francesco Olivo all’indomani dell’incontro che l'esponente del governo di Madrid ha avuto con la ministra Luciana Lamorgese. In 14 mesi lei e Salvini praticamente non vi siete mai incontrati. Perché? «C’era molta meno sintonia di quella che trovo ora per questo nuovo governo». Che differenza nota? «Ne direi subito una: Luciana Lamorgese è una persona competente, conosce perfettamente questi temi». Qual è la linea spagnola? «Coniugare i principi dell’umanità e il rispetto delle regole». In Italia è diffuso un sentimento di abbandono: i Paesi Ue vengono accusati di scarsa solidarietà, condivide? «Serve più solidarietà nella distribuzione dei migranti, con il sistema delle quote. Bisogna avere la consapevolezza che i confini di Italia, Spagna e Grecia sono confini europei». Salvini diceva di voler difendere le frontiere. Voi avete un altro approccio? «Al di là dei toni c’è un fatto incontrovertibile: controllare le frontiere, vuol dire garantire la sicurezza, è un dovere». Lo slogan che ha regnato in questi mesi è stato «porti chiusi», ora pare sia cambiato. Lei cosa ne pensa? «Il fatto che io rifiuti questa definizione non vuol dire che si debba passare all’eccesso opposto. Non dobbiamo passare dalla retorica dei “porti chiusi” a quella dei “porti aperti”». Cosa c’è in mezzo? «La politica: ovvero controllo dei flussi migratori, sostegno allo sviluppo e alla cooperazione con i Paesi come la Mauritania e il Senegal. Parallelamente guerra alle mafie che sfruttano i migranti». La lotta agli scafisti è uno degli argomenti del precedente governo per colpire le Ong. «Rifiuto ogni collegamento tra Ong e le mafie».
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