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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 19/09/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Bellanova: Governo non tema nulla da noi
La nascita di Italia Viva non deve essere un timore per il governo che, anzi, amplia così la sua maggioranza. Lo afferma il ministro per le Politiche agricole, Teresa Bellanova, intervistata da Monica Guerzoni per il Corriere della Sera. La scissione ha sorpreso anche il premier. Lei che lascia il Pd, non prova imbarazzo a restare al governo?  «Ma quale sorpresa! I tempi sono accelerati, ma “Italia viva” arriva al momento giusto». Perché Renzi non ha annunciato la scissione prima di prendersi ministri e sottosegretari?  «Se lo avesse fatto prima della formazione del governo sarebbe andato lui stesso a trattare, invece ha accettato che fossero due signori del Pd ad andare al tavolo col M5S».  Davvero ritiene possibile la separazione consensuale? «Noi non vogliamo uno scontro dentro l’area del centrosinistra, vogliamo dare risposte al Paese».  Non è che Renzi mira a spodestare Conte? «Non parlo di gossip».  Non è gossip, è politica.  «Renzi non ha fatto l’operazione politica prima del giuramento, ma dopo». Per Giuseppe Conte, Renzi non è stato trasparente. «A me il premier non ha rappresentato questo turbamento. Non è da noi che deve temere per la vita del governo, che potrà anche ampliare la sua maggioranza. La ministra Bonetti, i sottosegretari e io ci metteremo tutte le energie perché il governo faccia bene. Lo dico da capo delegazione. Vogliamo aprire una nuova stagione di riforme e salvare la democrazia italiana dal sovranismo e dall’isolamento».
 
Amendola: Nessuna rissa ma Ue garantisca politica dei rimpatri
«Sulle migrazioni faremo proposte, non risse o annunci roboanti». Lo affermo il neo ministro degli Affari europei, Enzo Amendola, intervistato da Paolo Valentino per il Corriere della Sera. «In tutte le sedi europee — spiega Amendola — cercheremo di trovare soluzioni strutturali in modo condiviso e solidale al problema dei migranti. Non vogliamo blocchi contrapposti. E’ un lavoro di riforma di vari settori della politica europea». Cosa significa? «In primo luogo c’è la proiezione esterna, cioè la politica estera. Non a caso il presidente Conte ha incontrato il premier libico Serraj: provare a sciogliere il nodo della Libia è cruciale. Le migrazioni sono un tema centrale anche della visita odierna del presidente Macron perché la Francia è decisiva in questo lavoro. La questione è a più livelli. C’è bisogno di un’accresciuta sensibilità dell’Europa verso l’intero continente africano. Non ci sono solo gli sbarchi. Da parte dell’Ue servono un’efficace gestione dei rimpatri e la volontà di investire politicamente ed economicamente sui Paesi di origine e di transito dei flussi. Il secondo filone riguarda vari versanti, che toccheranno sia il bilancio pluriennale dell’Ue che le strutture normative: bisognerà migliorare l’efficacia di Frontex per garantire maggior sicurezza alle frontiere. Poi, come ha detto la nuova presidente della Commissione, von der Leyen, si possono anche immaginare nuovi strumenti. Per esempio i corridoi umanitari europei, che consentirebbero in casi di emergenza proprio come la Libia, di evitare il traffico di morte dei mercanti di esseri umani». Ma sosterrete la riforma di Dublino già votata dal Parlamento? «Il presidente Conte è stato chiaro. Siamo per una gestione ordinata del fenomeno che utilizzi tutti gli strumenti, migliorandoli quando è necessario. È ovvio che la revisione dell’accordo di Dublino è una delle nostre priorità».
 
Macaluso: Da Renzi scissione personalistica, il Pd reagisca o finirà male
Quella di Renzi è una scissione personalistica e il Pd deve reagire o finirà male. Ha le idee chiare Emanuele Macaluso, colonna storica della sinistra italiana, intervistato da Fabio Martini per La Stampa. «Quando il Pci si scisse dal Psi nel 1921, lo fece per fare la rivoluzione in Italia e in Europa. A guidare quella operazione politica c’erano personalità come Gramsci, Togliatti, Terracini, Bordiga  e non faccio confronti con l’oggi. E le altre storiche scissioni dal Psi, quella di Saragat nel 1947 e quella di Basso nel 1963, a parte il fatto che finirono male, erano mirate contro qualcosa: contro il Fronte popolare e contro il primo governo di centro-sinistra. La scissione di Renzi è l’esatto contrario…». Nel senso che è a favore di sé stesso? «No, nel senso che Renzi ha preso un’iniziativa per promuovere un governo con iCinque stelle,il governo si è fatto, ma una volta soddisfatto il suo obiettivo e una volta sistemati i suoi al governo, se ne è andato! Una cosa incredibile. Nella sua azione non si può rintracciare una sola motivazione politica.L’unica che trovo è la sua ambizione». In una delle interviste di questi giorni ha detto che il Pd era nato per avere un leader carismatico e dunque? «E dunque Renzi ha capito che non poteva sperare di poter tornare leader del Pd e si è chiesto: come esercitare questa mia vocazione leaderistica?». La politica come semplice esercizio di leadership? A prescindere dalle idee? «Guardi, lui avrebbe potuto sfidare Zingaretti alle Primarie del Pd. Se non lo ha fatto –  e se ha mandato in avanscoperta Roberto Giachetti – era perché pensava di non farcela. Oramai non gli bastava più esercitare una certa influenza politica da senatore semplice evoleva esprimere la sua vocazione leaderistica. Dubito che suo partito possa avere un grosso seguito». Renzi fa un’operazione  carente di motivazioni e ha fama di inaffidabilità, ma da battitore libero proverà a dare un’impronta a tutti i provvedimenti: non è che, nascendo nel Palazzo, poi avanzerà tra l’opinione pubblica? Non è un rischio per un Pd che restasse immobile? «Nessuno si faccia illusioni: Renzi si è preso la golden  share del governo e la eserciterà: sia sulle scelte politiche, sia sulle nomine (alle quali è molto sensibile),si terrà l’ultima parola. E se qualcosa non gli andrà bene, può tenersi aperto uno scenario di crisi. In poche parole: lui vorrà dimostrare che la sua scissione, ha un senso, è decisiva per le sorti del governo». Il Pd, un Pd senza molta identità, non si troverà a fare l’elastico tra Cinque stelle e il protagonismo di Renzi? Senza un Pd ‘tosto’, i primi a rischiare non sono Conte e Zingaretti? «Non c’è dubbio che a rischiare di più siano governo e Pd. Se non saranno in grado di “parlare” ai giovani e al mondo del lavoro, consentendogli di dire ‘con questo governo qualcosa è cambiato’, c’è il rischio che finisca male».
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