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Altro parere

La banda degli onesti

Redazione InPi¨ 18/09/2019

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
La vicenda di questa crisi e del governo da essa partorito assomiglia alla trama de La banda degli onesti, il film capolavoro di Camillo Mastrocinque con Totò e Peppino, che racconta le rocambolesche avventure di una compagnia di falsari. Nell’attuale vicenda politica, infatti, dall’inizio alla fine (ammesso che sia finita) non c’è una sola parola di verità, ma solo furbizie e bugie, un gioco nel quale tutti hanno truffato tutti. Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, nel suo editoriale torna a criticare l’attuale governo. Tutto inizia il 5 marzo 2018, giorno dopo le elezioni politiche. Salvini e Di Maio provano a mettersi insieme, ma non è un colpo di fulmine. L’ipotesi della «strana alleanza», ormai è accertato, era pronta da mesi, nonostante gli insulti reciproci scambiati per l’intera campagna elettorale. Alla fine i due fanno il governo truffando i rispettivi elettorati, ai quali avevano promesso ben altre soluzioni. Passano i mesi e Salvini, dichiarando eterna fedeltà a Di Maio, truffa Berlusconi, dal quale aveva avuto via libera ad andare al governo con i Cinque Stelle in cambio dell’assicurazione che si sarebbe trattato di una soluzione emergenziale, che lui sarebbe rimasto il leader di tutto il Centrodestra. Arrivano le elezioni europee, Salvini stravince e parte in contemporanea un doppio inganno. Da una parte Conte, spalleggiato da mezza Europa, si attrezza nel segreto per frenare la corsa di Salvini; dall’altra Salvini, in altrettanto segreto, lavora per preparare la caduta di Conte. Ad agosto si scoprono le carte e sappiamo com’è andata: la truffa di Conte vince su quella di Salvini, perché, nel frattempo, l’odiato Renzi si era lavorato Conte, offrendogli di cambiare in corsa la Lega con il Pd. Anche le carte di Renzi erano truccate, sia nella mano con Conte che in quella con Zingaretti. Incassato il governo (e la sua salvezza personale), Renzi infatti molla il Pd e avvisa Conte: amico, ora se vuoi vivere te la dovrai vedere con me. Conte, quindi, passa da truffatore di Salvini a truffato da Renzi, che aveva appena truffato Zingaretti. Detto che tutti insieme hanno truffato gli italiani.
 
Norma Rangeri, il Manifesto
In uno scenario politico/elettorale che forse virerà verso il proporzionale, se «l'intruso» Renzi se ne va dal Pd e tenta di fare un suo partito, è, almeno in parte, nella natura delle cose. Lo scrive il direttore del Manifesto, Norma Rangeri, in un editoriale nel quale sottolinea come la scissione potrebbe essere interpretata soprattutto come conseguenza di un comportamento narcisistico, tipico delle persone di potere incapaci di accettare le proprie sconfitte e di restare «in fila», come si fa di solito in democrazia. Comunque nella attuale e profonda ristrutturazione del sistema politico, tutti i soggetti vecchi, nuovi e in costruzione, sono in movimento. Adesso si sta smontando un equilibrio che con i 5Stelle era diventato tripolare e però non stava più in piedi. C'è una destra, forte, che si ristruttura e diventa fascio-leghista; e all’opposto un centrosinistra che con Zingaretti tenta di riaccreditarsi come forza di governo in alleanza con i pentastellati (schema che probabilmente si riproporrà anche alle prossime elezioni regionali, mascherato dalle liste civiche). Se questa è la situazione, appare evidente che gli spazi per chi è motivato da una forte smania di potere, si restringono. Matteo Renzi alla fine ha rivelato il nome della sua creatura: «Italia viva»; ma se fosse una fiction potrebbe essere «Casa Renzi»: una piccola monarchia che prima di affrontare prove elettorali deve crescere e ha quindi bisogno di tempo. E tuttavia rischiosa per il governo. Anche se, per quanto il soggetto sia poco affidabile, Renzi dice che lo appoggerà. L’uscita dal partito democratico può, senza dubbio, aver sorpreso per i tempi scelti. Ma non per la sostanza, vista l'allergia a giocare un ruolo subalterno, più che correntizio, nello sfibrato Pd. Il cambiamento che vediamo potrebbe portare novità anche nell'area dispersa e ondivaga della sinistra, per giocare un ruolo importante, come ha fatto e sta facendo per esempio sul terreno delle migrazioni, del clima, del modello di sviluppo, del diritto ad avere diritti. Ma ad una condizione: facendo esattamente l’opposto rispetto a Renzi. 
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