Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 17/09/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Renzi: Lascio il Pd e sarà un bene per tutti
Lascio il Pd e sarà un bene per tutti. Così Matteo Renzi, intervistato da Annalisa Cuzzocrea per la Repubblica, ufficializza quello di cui si parla da mesi. Ha davvero deciso lo strappo? «I gruppi autonomi nasceranno già questa settimana. E saranno un bene per tutti: Zingaretti non avrà più l’alibi di dire che non controlla i gruppi pd perché saranno “derenzizzati”. E per il governo probabilmente si allargherà la base del consenso parlamentare, l’ho detto anche a Conte. Dunque l’operazione è un bene per tutti, come osservato da Goffredo Bettini. Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Il ragionamento è più  ampio e sarà nel Paese, non solo nei palazzi». Cosa non ha ottenuto dalla nascita del nuovo governo che giustifichi l’addio? «Non è questo il punto. Se penso a come erano rappresentate le istituzioni un mese fa dico che il Conte bis è un miracolo. Aver mandato a casa Salvini resterà nel mio curriculum come una delle cose di cui vado più fiero». Anche se per farlo il Pd non è passato dal voto? «Si chiama democrazia parlamentare! Il leader della Lega usava il Viminale per educare all’odio. Quando, in evidente stato di sovraeccitazione, chiede pieni poteri, può accadere qualsiasi cosa: l’uscita dall’euro, la nomina dei suoi amici che chiedono tangenti ai russi alla guida di Eni. La recessione che avrebbe seguito la campagna di promesse e fake news non avrebbe solo fatto aumentare Iva e spread: avrebbe messo in ginocchio le imprese». Rischia di passare alla storia come colui che ha ucciso il partito che aveva l’ambizione di unire la tradizione socialdemocratica e quella cattolica, i Ds e la Margherita. Lo sa? «Ma dai! Sono cinque anni che mi dite che rovino il Pd. Basta con questa tiritera sul passato. C’è un futuro ricco di difficoltà, ma bellissimo, là fuori. Lo andiamo a prendere? Lo costruiamo? O ci limitiamo ad aspettarlo rinchiusi nelle nostre correntine? Diciamo la verità: c’è una corrente culturale nella sinistra italiana per la quale io sono l’intruso». Perché un Pd diviso dovrebbe essere più efficace contro il centrodestra. Non lo rafforza? «Io voglio fare la guerra a chi semina odio. I prossimi anni li voglio passare in contrapposizione frontale contro il populismo di Salvini. Voglio sperare che anche il Pd si preoccupi di lui e non di Matteo Renzi. Non ci sono più alibi, non c’è più il parafulmine, ognuno cammini libero per la sua strada. In mezzo alla gente, non solo nei gruppi parlamentari. La guerra voglio farla a Salvini, non a Zingaretti. Lascio la comodità e mi riprendo la libertà. Ma c’è da costruire un nuovo modello di comunità politica, innovativo, non legato agli schemi ottocenteschi. Io ci proverò con tutto il mio entusiasmo e la mia determinazione. Saremo in tanti».
 
Martina: Quello di Renzi è un grave errore, rischi sul governo
L’annunciata scissione di Renzi è un “grave errore” che avrà “effetti negativi” sul governo”.  Lo afferma l’ex ministro e segretario Pd, Maurizio Martina intervistato da Daria Gorodisky per il Corriere della Sera. Maurizio Martina, dunque il dado è tratto: i renziani più fedeli seguiranno il loro capo fuori dal Pd. «L’uscita è un grave errore. Non ho mai visto il centrosinistra rafforzarsi con le divisioni. E, adesso che siamo al governo, le nuove responsabilità verso il Paese richiedono più unità, non meno».  Lei è stato segretario del partito, come si spiega la decisione di Matteo Renzi? «Non riesco a trovare ragioni per dividerci, tanto più dopo il percorso unitario compiuto in queste ultime settimane che ha consentito la svolta politica nel Paese. E le motivazioni sentite fin qui sono fragili e per tanti aspetti davvero incomprensibili».  Si dice che Renzi non può accettare l’erosione del suo potere a cura della maggioranza interna. Il caso Toscana potrebbe essere un esempio. «Non sono argomentazioni convincenti. Ci troviamo tutti di fronte a una sfida superiore, quella di dimostrare che siamo in grado di caricarci insieme di nuove responsabilità. Non possiamo tornare ad alimentare discussioni auto-referenziali quando è necessario mettere tutte le energie al servizio di una svolta sociale su lavoro, sanità...». I renziani dicono addio al Pd ma non agli incarichi di governo: possono costituire una mina nell’esecutivo? «Se guardo alle esperienze vissute, dividere la coalizione che sta al governo non ha mai aiutato il governo stesso. C’è il rischio di conseguenze non positive». Quanti seguiranno Renzi? «Non uso il pallottoliere né classificazioni spesso frettolose. So che tanti di noi hanno forte spirito inclusivo. Mi auguro che siano in pochi a rinunciarvi».
 
Di Nicola: Foa ha tradito il suo mandato, lasci la Rai
Il presidente Foa deve lasciare la Rai perché ha tradito il suo mandato. E’ duro il vice presidente grillino della commissione di vigilanza Rai, Primo di Nicola intervistato da Paolo Festuccia per La Stampa.  Cosa farei se mi trovassi al posto di Marcello Foa? Avrei già fatto gli scatoloni e liberato la scrivania». Dopo aver sollevato la questione del conflitto d’interessi per la doppia presidenza Rai-RaiCom e armato la battaglia in commissione che ha costretto il presidente della Rai alla resa sulla consociata di  Viale Mazzini, ora il vice-presidente della Vigilanza, Primo Di Nicola, senatore del M5S, torna alla carica: «Deciderà il Movimento, decideranno anche i miei colleghi in Vigilanza ma per quanto mi riguarda non foss’altro che per una questione di stile, dovrebbe dimettersi». Scusi, ma lei e gli altri commissari 5 Stelle avete sostenuto e votato Foa per ben due volte? «Alle condizioni di un anno fa lo rifarei. Ma il problema è che Foa, indicato dalla Lega e investito del ruolo di presidente di garanzia ha dimostrato una scarsa adeguatezza al ruolo, tradendo il mandato con comportamenti che hanno incrinato irreparabilmente il rapporto di fiducia neisuoi confronti». Il suo collega del Pd Anzaldi per far “cadere” Foa chiede il riconteggio delle schede, convinto delle irregolarità nella votazione: è questa la strada? «Faccio gli auguri ad Anzaldi per la sua battaglia ma non credo sia la strada giusta. Anche perché i presidenti di Camera e Senato si sono già espressi negando il riconteggio e, quindi, certificando la regolarità dell’elezione. E poi perché ritengo che il problema Foa sia sostanziale e non solo formale». A cosa si riferisce? «Alle sue continue invasioni di campo nelle competenze non solo rispetto all’Ad Fabrizio Salini ma anche di altri dei quali abbiamo raccolto le lagnanze. Al suo stonato oltranzismo sovranista esibito in tutte le interviste. E, infine, al grave sgarbo istituzionale nei confronti del Parlamento, resistendo fino alla fine contro la risoluzione della Vigilanza che gli imponeva di lasciare la presidenza di RaiCom. È per tutte queste ragioni e non riconteggiando le schede che Foa dovrebbe lasciare Viale Mazzini il prima possibile». Lei accusa Foa, ma non dice nulla  del  mancato  cambiamento della Rai promesso dai 5 Stelle: l’Ad Salini non ha delle responsabilità? «Lui ha adempiuto al suo compito. Ha presentato il nuovo piano industriale della Rai e non è colpa dell’Ad se quel piano non è stato ancora approvato dal ministero dello Sviluppo economico. Mi auguro che il nuovo ministro Patuanelli lo faccia al più presto».
TAG: huh
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.