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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 13/09/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Gualtieri, via dal deficit gli investimenti verdi. In tre anni tasse ridotte
«Gli scontri continui con l’Europa, i proclami sui social e le assenze ai tavoli negoziali sono finiti. Si apre una fase nuova in Italia e in Europa e noi intendiamo esserne protagonisti. Fino a un mese fa si discuteva di flat tax, minibot e procedura di infrazione. Oggi i temi sono investimenti verdi, lavoro e asili nido». Se c’è un palazzo nel quale si avverte oggi forte il cambiamento rispetto al primo governo Conte e alle tentazioni anti euro della Lega, è la sede del Tesoro. «Quell’epoca si chiude», esordisce il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri - in un’intervista con Alberto D’Argenio su Repubblica - che appena una settimana fa ha lasciato Bruxelles per trasformarsi da influente eurodeputato in ministro che deve gestire il secondo debito pubblico più alto dell’eurozona. Con questa promessa: «Dobbiamo riportarlo su un percorso di riduzione». E per farlo è fondamentale rafforzare il contrasto all’evasione fiscale «anche grazie alla tecnologia», così come è opportuno battersi per politiche europee per la crescita. Gualtieri spiega che nella manovra di ottobre non verranno cancellati né Quota 100, cara a Salvini, né il reddito di cittadinanza. La priorità resta disinnescare le clausole sull’Iva. Quale impronta darà al ministero e all’azione del governo? «Voglio concorrere a realizzare il programma di governo per mettere il Paese sulla strada della crescita e dell’occupazione, della sostenibilità ambientale e della coesione sociale. Inoltre mi impegnerò affinché l’Italia riprenda a esercitare da protagonista il suo ruolo di Paese fondatore in Europa». Lei ha preso la tessera della Fgci nel 1985. Come si rispecchierà nelle politiche economiche questa lunga militanza in quello che oggi è il Partito democratico? «Il programma del nuovo governo presenta forti segni di cambiamento che cercheremo di realizzare con un impegno triennale. Vogliamo superare la stagione degli zero virgola con una visione che si concentrerà su investimenti, lavoro, uguaglianza, ambiente, giovani e donne». A quali provvedimenti sociali pensa in particolare? «Al piano per gli asili nido che punta ad azzerare le rette per i redditi medi e bassi e ad aumentare i posti a disposizione con investimenti nazionali ed europei».
 
Boccia,  ora un patto sociale con il Movimento
«Ho detto che sarò gandhiano e lo sarò fino in fondo. Certo, le guance sono solo due. Ma sono sicuro che si troverà una mediazione». Non è facile immaginare Francesco Boccia nei panni del Mahatma, soprattutto nel clima di coltelli che si è creato negli ultimi mesi sulla riforma delle autonomie. Ma il neo ministro per gli Affari regionali e le Autonomie ha da sempre un feeling con i Cinque Stelle e, in un’intervista con Alessandro Trocino sul Corriere della Sera, confida in un percorso «pacifico». Ministro, che clima c’è con i 5 Stelle? Non dev’essere facile, visto che sono volati insulti fino a pochi giorni fa. «Al primo Consiglio dei ministri ho visto un buon clima. Certo, c’è ancora un po’ di prudenza, comprensibile visto quello che è successo. Anche io, dentro il mio mondo, mi sono preso qualche insulto, visto che teorizzo questa convergenza dal 2013». I5Stelle hanno appena detto che l’alleanza alle regionali con il Pd «non è all’ordine del giorno». «Non so se si tratta di una vera chiusura. Io credo che l’apertura della discussione fatta da Franceschini, e poi diventata centrale nel discorso di Zingaretti, sia stata molto coraggiosa. Del resto teorizzo da sempre l’ineluttabilità di un’alleanza sociale tra Pd e 5 Stelle. Serve un grande fronte alternativo ai sovranisti. Non dobbiamo limitarci alla contingenza, abbiamo il dovere di prenderci delle responsabilità e guardare a un orizzonte di valori condivisi». La riforma delle autonomie si è arenata. Ha intenzione di procedere? «Se l’autonomia è davvero l’attuazione della sussidiarietà, intesa come modello sociale di riferimento, non solo terremo per mano il Paese ma lo uniremo. Se è intesa come una guerra di alcuni contro altri, è ovvio che non andrà da nessuna parte». Come intende andare avanti, quindi? «L’autonomia è scritta nella Costituzione e va applicata come è scritta. La prima cosa da fare è capire quali sono i livelli essenziali delle prestazioni e solo dopo definire un percorso. Ho intenzione di andare di corsa. L’autonomia si deve fare ma deve tenere unito il Paese».
 
Padoan, tagliare le tasse in deficit è controproducente
«Si è aperta una grossa finestra di opportunità, ma tagliare le tasse in deficit è controproducente». Lo sostiene l’ex ministro, Pier Carlo Padoan, intervistato da Roberto Giovannini su La Stampa.Padoan, da economista, ex ministro dell’Economia e deputato Pd, come commenta le decisioni della Bce? «Che la Bce continui con la sua politica espansiva è un'ottima notizia per l’Italia e per tutta l’Europa. Si useranno strumenti nuovi, il QE continua, sia pure a ritmi leggermente ridotti, e ci sono operazioni sui tassi che mirano a ottenere il duplice obiettivo di continuare la politica espansiva ma anche di provare a proteggere i bilanci delle banche da tassi negativi o molto ridotti». Donald Trump se l’è presa con la Fed... «... e sostiene che l’Europa sta usando strumenti aggressivi. Da che pulpito arriva la predica! E’ proprio la politica commerciale Usa a generare instabilità a livello globale». Le misure della Bce e quelle della nuova Commissione Ue avranno effetti concreti? «Mi auguro di sì. Ma l’Europa dovrebbe definire una strategia complessiva di crescita in cui ci sono strumenti monetari, strumenti fiscali e misure strutturali, e possibilmente anche progressi verso un bilancio dell’Unione Europea. Perché la debolezza che sta emergendo in Europa può essere preoccupante. Si parla molto di riforma del Patto di stabilità. Può e deve essere riformato, ma in un contesto in cui l’Europa vada verso una politica fiscale unificata». Bce, Commissione, spread in caduta. Un aiuto obiettivo per l’Italia che si accinge a fare la legge di bilancio. «Sicuramente. Visto che ora i mercati hanno quasi azzerato gli 80-100 punti di spread che si potevano attribuire al rischio politico, ora l'Italia potrà beneficiare in modo molto più significativo della politica della Bce». Dunque diventa più facile una politica di bilancio espansiva per l’Italia? «Lo spazio fiscale, grazie ai minori pagamenti per interessi, può ulteriormente aumentare: non è detto che la caduta dello spread si fermi qui. C’è una grossa finestra di opportunità, che il governo deve sfruttare con una strategia di crescita di medio termine sostenibile».
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