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Altro parere

In difesa del trasformismo

Redazione InPi¨ 13/09/2019

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, il Foglio
In un editoriale rabbioso pubblicato ieri sul Corriere della Sera, il professore Ernesto Galli della Loggia ha scelto di dedicare un lungo ragionamento a un tema per così dire jolly, solitamente pescato da molti osservatori quando si conclude con un esito negativo il tentativo di trovare un’idea brillante per spiegare ai lettori una nuova fase politica. Nel suo fondo di ieri, Galli della Loggia ha scelto di attaccare con robuste argomentazioni anticasta – i primi amori non si scordano mai – la nuova maggioranza di governo criticando l’esecutivo rossogiallo per essere il simbolo di un sistema politico nato da un “disfacimento” che avviene “sotto il segno del trasformismo”. La pratica del trasformismo, come in fondo capita a tutte le libertà, non sempre è stata utilizzata in modo nobile e non sono mancate le occasioni in cui il trasformismo sia stato legato a fenomeni di degrado politico e di corruzione materiale. Ma ciò che un intellettuale come Galli della Loggia avrebbe forse il dovere di ricordare è che la storia delle moderne democrazie parlamentari ci dice che i paesi in cui è possibile esercitare il trasformismo sono quelli in cui è possibile esercitare la libertà. Con garbo e cortesia ci permettiamo di far notare al Corriere che la tesi sostenuta da Galli della Loggia non è solo sbagliata ma è anche pericolosa. I paesi in cui il trasformismo è vietato sono quelli in cui i parlamentari vengono eletti senza poter esercitare il proprio ruolo senza vincolo di mandato e solitamente le democrazie che lavorano per impedire ai parlamentari di essere eletti per rappresentare la propria nazione sono democrazie che tendono ad assumere connotati sempre meno liberali, sempre più illiberali e sempre più fascisti. Il trasformismo è uno dei pilastri della democrazia, oltre che essere in un certo senso carattere e struttura della politica italiana, e un bravo storico dovrebbe forse avere la capacità di capire se la trasformazione del pensiero di un singolo politico o di un intero ceto dirigente risponde o no a quella che Max Weber avrebbe chiamato, contrapponendola all’etica dei princìpi, l’etica della responsabilità.
 
Nicola Porro, il Giornale
Il vecchio Bush alla fine degli anni ’80 fece un discorso memorabile che lo portò alla presidenza americana. Disse: «Non aumenterò le tasse». E, per essere più efficace, aggiunse quella frase divenuta famosa: Read my lips. «Leggete le mie labbra: non aumenterò le tasse». Il Congresso, a maggioranza democratica, alla fine però le aumentò. Quella frase, efficacissima, gli costò il rinnovo alla presidenza. Il suo capitale politico andò in fumo. Non ci si poteva fidare di Bush. Più che promettere qualcosa che non poteva realizzare, che è tipico di molti politici, Bush promise di non fare ciò che poi fu costretto a fare. Lo scrive Nicola Porro in un editoriale sul Giornale sottolineando che in questi giorni siamo sommersi dalle dichiarazioni del segretario del Pd Zingaretti, che prometteva ai suoi iscritti di non allearsi con Grillo. Più o meno la medesima posizione tenuta da Renzi. Non solo oggi governano insieme, ma - come ormai si capisce bene - cercheranno di farlo anche nelle regioni rosse, in cui tra poco si vota. Anche loro, Pd e M5S, hanno dunque promesso di non fare ciò che poi hanno fatto. In questo caso i politici non hanno perso una verginità, che in pochi attribuiscono loro, ma una cosa ben più pesante: la loro credibilità. Andiamo al dunque. In molti temiamo che la nuova maggioranza giallorossa possa adottare una tassazione patrimoniale: nella versione light della Confindustria sui prelievi bancomat, nella versione temuta dalla Confedilizia sugli immobili, o nella versione tosta sul patrimonio dei cosiddetti più ricchi. Ci sono state numerose smentite da parte degli esponenti del Pd e dei grillini. Ma chi di noi è disposto davvero a crederci? Se una contingenza e il gigantesco errore tattico di Salvini li hanno portati sullo stesso banco con chi giuravano non si sarebbero mai frequentati da alleati, si può davvero essere così sciocchi da credere che al primo deficit di cassa, o supposta emergenza, non metteranno le mani nei nostri conti correnti? I tanti osservatori che non si scandalizzano della giravolta politica, figuratevi un po’ voi quanto si scandalizzerebbero della retromarcia fiscale. Non credete alle loro labbra.
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