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La magia in politica dura poco

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 13/09/2019

La magia in politica dura poco La magia in politica dura poco Angelo Panebianco, Corriere della Sera
«È mio proposito cantare il mutamento di corpi in altri nuovi». Così cominciano Le Metamorfosi, composte dal poeta Ovidio nei primi anni del 1° secolo dopo Cristo. Da quando il Pd e i 5 Stelle hanno cominciato le trattative per la formazione dell’attuale governo siamo in molti, presumibilmente, a domandarci: come è stata possibile la repentina trasformazione di un partito antisistema, nato per fare la rivoluzione, in un club di rispettabili ed eleganti gentiluomini in tight? Come è potuta avvenire una parabola così rapida: dal «vaffa» al «prego, scusi, dopo di lei»? Deve esserci stato l’intervento di qualche potenza magica. Angelo Panebianco, in un editoriale sul Corriere della Sera commenta la nuova alleanza di governo Pd-M5s. Nel periodo delle tante chiacchiere in libertà, quello che, nei salotti televisivi, sempre accompagna le crisi di governo, si è sentito persino gente sfidare coraggiosamente il ridicolo definendo i 5 Stelle un «partito di centro». Nella migliore delle ipotesi, chi crede possibili simili metamorfosi difetta di senso storico. Più credibili e realisti sono coloro che dicono: «Non raccontiamoci favole: noi non vogliamo le elezioni e temiamo Salvini più dei 5 Stelle. Però non crediamo che basti baciare il ranocchio per trasformarlo in un principe». I gruppi, e anche i gruppi politici, proprio come le persone, sono condizionati dalla loro storia pregressa. Come le persone, anche i gruppi qualche volta cambiano. Ma non possono mai cambiare completamente. L’alleanza fra 5 Stelle e Pd sarà una cosa in parte diversa da quella fra 5 Stelle e Lega. Ma ci sarà anche molta continuità, garantita dalla presenza (maggioritaria) dei 5 Stelle. L’attuale governo esiste perché i grillini, rompendo il fronte con la Lega, hanno contribuito con il proprio voto alla elezione del presidente della Commissione europea. È stata quella la singola mossa vincente grazie alla quale hanno di colpo conquistato «rispettabilità» in Europa e permesso al Pd di allearsi con loro. I conflitti entro la coalizione cominceranno molto presto. Cito solo due temi: giustizia ed economia.
 
Tito Boeri, la Repubblica
Non c’è stata sin qui alcuna discontinuità nelle promesse. Ancor prima di aver ricevuto la fiducia dalla Camera, alcuni ministri si sono sbilanciati nel senso letterale del termine. Lo scrive Tito Boeri, in un’analisi su Repubblica, sottolineando che il ministro dell’Istruzione si è impegnato, mettendo sul piatto le sue dimissioni, ad aumentare la spesa per scuola e università di 3 miliardi. Il ministro della Salute ha preannunciato 3,5 miliardi in più per, inter alia, abolire il superticket da 10 euro su visite e accertamenti. Non si è fatto mancare nulla neanche il presidente del Consiglio che nel suo discorso per la fiducia alla Camera si è impegnato a neutralizzare l’aumento dell’Iva (23 miliardi) e a ridurre in modo significativo le tasse sul lavoro. Conte, nella sua “sintesi programmatica”, ha anche annunciato «specifiche risposte ai bisogni dei cittadini» evitando accuratamente di fornire dettagli su costi e relative coperture. Sembra esser stato trovato un accordo nella maggioranza sull’interruzione di “quota 100” dopo i tre anni di sperimentazione, ma è bene ricordare che questi non sono risparmi rispetto alla legislazione vigente che prevede già che la misura non duri più di 3 anni. È solo un impegno a non aumentare ulteriormente la spesa. Per avere veri risparmi occorrerebbe applicare le stesse riduzioni che si applicano alla parte contributiva delle pensioni anche alla parte retributiva, salvaguardando la possibilità di andare in pensione prima. Sarebbe anche un modo di ridurre le iniquità tra generazioni introdotte da quota 100. In un periodo in cui l’elettorato è estremamente volatile ed è molto diffidente nei confronti di chi occupa posizioni di governo le promesse non mantenute possono essere letali. Dimostrarsi in grado di gestire la macchina, di renderla più efficiente, di governare le burocrazie anziché farsi governare da queste può essere qualcosa di molto apprezzato dai cittadini, è un’oggettiva presa di distanze dalla odiata tecnocrazia ed è una forte discontinuità rispetto al governo precedente che spesso ha interpretato il ruolo di ministro come quello di un comiziante.
 
Alberto Mingardi, La Stampa
Ieri la Banca centrale europea ha ridotto i tassi sui depositi di dieci punti base, annunciando contestualmente che da novembre ricomincerà il suo programma di acquisto di attività finanziarie. Il presidente uscente Mario Draghi ha indicato la via a Christine Lagarde, che, del resto, vuole porsi in piena continuità col predecessore. Alberto Mingardi, in un fondo su La Stampa, commenta i provvedimenti annunciati ieri dal Presidente della Bce. A salutare la decisione con favore sono, inevitabilmente, i grandi debitori. Il tasso d’interesse è il prezzo del futuro: ci dice quanti euro di domani vale un euro di oggi. Tassi a zero o negativi aiutano chi s’indebita e penalizzano chi presta denaro. Chi sono, un po’ ovunque, i maggiori debitori? Gli Stati, ovviamente. Solo in un contesto come questo è immaginabile che lo Stato italiano, nonostante un debito pubblico che supera il 130% del Pil, riesca a collocare titoli con interesse negativo. È per questo che le classi politiche festeggiano la scelta di Draghi. Ma, come ha scritto questo giornale, nel nuovo contesto la politica fiscale non potrà più solo fare assegnamento sul bazooka monetario. È una sfida sia per i Paesi del Nord che per quelli del Sud. È chiaro che per il governo Conte la mossa della Bce è preziosa. Questo protrarsi delle politiche monetarie espansive si spiega in virtù dell’inflazione, ancora contenuta, che segnalerebbe una debolezza dell’economia dell’Eurozona. Ma i prezzi non stanno scendendo: semplicemente salgono a passo più contenuto dell’obiettivo di inflazione del 2%. Gli effetti, insomma, non sono solo di sostegno dell’economia. Banche e assicurazioni non hanno vita facile. In Italia, il Movimento Cinque Stelle continua a parlare di separare banche d’affari e banche commerciali: con questi tassi, però, ciò significherebbe condannare queste ultime all’estinzione. L’effetto forse più preoccupante è sulla stessa idea di risparmio. La scelta di Draghi e della Bce non è certo fatta a cuor leggero. Ma nel lungo periodo potrebbe avere conseguenze inaspettate. Dieci anni di politiche monetarie espansive ci hanno portato in acque inesplorate. Oggi sorridono i politici, qualcun altro potrebbe piangere domani.
 
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