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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 11/09/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Meloni, la piazza è stata un successo. Ora ristrutturiamo il centrodestra
Si gode ancora il successo della sua piazza Giorgia Meloni che, in un’intervista con Paola Di Caro sul Corriere della Sera, dice: «Una manifestazione di lunedì mattina era un grande rischio, e invece è stata la più partecipata di sempre. È un governo che nasce contro la volontà degli italiani, e sono fiera di aver dato agli italiani la possibilità di dirlo». Non tutti hanno apprezzato però. «Ci hanno dato degli eversivi, quando è un diritto esprimere il proprio dissenso. Era una piazza pacifica, di cittadini normali e arrabbiati perché si impedisce loro di scegliere da chi essere governati. Una Repubblica parlamentare non autorizza a fregarsene della volontà popolare: in piazza c’erano elettori di FdI e del centrodestra, ma anche tanti delusi dal M5S». Certo i saluti romani non sono apparsi espressione di democrazia... «C’erano 30 mila persone. Io dal palco non ho visto nessuno fare il saluto romano e possono testimoniarlo le foto dall’alto della folla. Poi è vero, abbiamo riempito non una ma quattro piazze di Roma. E quello che i grillini alla caccia dell’incidente sono riusciti a riprendere sono tre, dicasi tre, persone che facevano il saluto romano. Una foto pubblicata dai giornali era di un anno fa, un’altra mostrava una signora che ha querelato. Questo qualifica una manifestazione?». FI però ha preso le distanze: non è un segnale? «Non li ho veramente capiti. Ma come, io sono cresciuta con Berlusconi che parlava dei “due milioni in piazza contro i comunisti” sui quali è nato il centrodestra, e adesso la piazza è una cosa brutta? Credo che non abbiano partecipato più per il morettiano “mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” che per convinzione, visto che molti azzurri avrebbero voluto essere presenti. E io avevo rinunciato alle bandiere di partito per accogliere tutti». E Salvini alla fine è dovuto venire da lei. «Non ne farei una questione di imprimatur, sono contenta che dopo aver detto che non sarebbe sceso in piazza abbia cambiato idea». Il centrodestra sembra però ormai fatto da entità a sé stanti: che succederà? «Il centrodestra dovrà ristrutturarsi, è un’esigenza sotto gli occhi di tutti. Io sono molto fiera di FdI, che per tutti i sondaggi è ormai il secondo partito della coalizione».
 
Amendola, ora bisogna cambiare Dublino e creare i corridoi umanitari
«Per l’Italia è un onore ottenere la delega agli Affari economici della Commissione Ue. Importante e prestigiosa», twitta soddisfatto il ministro degli Affari europei Vincenzo Amendola. «L’Italia deve fare squadra: una volta al mese organizzerò riunioni a Bruxelles con i funzionari italiani che lavorano nelle istituzioni comunitarie», annuncia. Mentre a Roma il governo giallorosso ottiene la fiducia al Senato, a Bruxelles Paolo Gentiloni viene nominato commissario con delega all’Economia: «Non solo un successo di questo governo – dice in un’intervista con Francesca Schianchi su La Stampa - , ma un patrimonio delle opposizioni e di tutta l’Italia». È sicuro, ministro? L’ex vicepremier Salvini non la pensa così… «Salvini ha subito una sconfitta madornale sul tema della nuova Europa. Era convinto che si sarebbe formato un asse dei moderati coi sovranisti, e invece ha scoperto dopo le Europee che chi vuole distruggere l’Europa è minoranza». Mentre voi gettavate le basi di un dialogo con il M5S, votando insieme per la Von der Leyen. «Non era un patto preventivato, ma l’esigenza comune di dare credibilità alla definizione “svolta europea”. Do atto al M5S di un approccio pragmatico per cambiare le cose, Salvini invece ha scelto la strada della distruzione, e i suoi stessi alleati lo hanno isolato. Lì si è rotto il rapporto tra due forze politiche: la scelta di votare la presidente Von der Leyen per il M5S è stata una scelta di campo». Crede nell’europeismo del M5S? In passato hanno avuto posizioni euroscettiche. «Il voto alla Von der Leyen è stato per chiedere insieme una svolta alla Ue:così com’è vissuta, non regge alla sfida della globalizzazione. Dobbiamo cambiare marcia. E la loro scelta di sostegno a questo processo è profonda e radicale». Quali sono le riforme di cui l’Europa ha bisogno? «Bisogna accelerare gli investimenti per la crescita e quelli sulla svolta ambientale. Ci vuole un impegno per cambiare il trattato di Dublino. E servono nuovi strumenti sull’immigrazione,come i corridoi umanitari».
 
Papa Francesco, non temo uno scisma ma prego perché non ci sia
«Prego che non ce ne siano, ma non ho paura di uno scisma nella Chiesa». Papa Francesco, sul volo di ritorno da Antananarivo verso Roma a conclusione del suo viaggio in Africa, intervistato da Paolo Rodari su Repubblica, parla della possibilità che una parte dei fedeli si stacchi dalla Chiesa e torna sulle critiche che alcuni settori, «anche all’interno della curia», rivolgono al suo pontificato: «Sono pillole d’arsenico» che «ti pugnalano da dietro», afferma. Ai contestatori il Papa offre l’opportunità del «dialogo». Se le critiche sono costruttive, spiega di essere disponibile all’ascolto. C’è qualcosa che chi la critica non capisce del suo pontificato, o c’è qualcosa che lei ha imparato dalle critiche? «Le critiche sempre aiutano, quando uno ne riceve una deve fare subito autocritica. Delle volte mi arrabbio, ma i vantaggi dalle critiche ci sono. Queste non arrivano soltanto dagli americani, ma dappertutto, anche dalla Curia. Alcuni hanno l’onestà di dirle, e a me piace questo. A me non piace quando le critiche stanno sotto il tavolo, fanno un sorriso che ti fanno vedere i denti e poi ti danno una pugnalata da dietro. Questo non è leale, non è umano. La critica vera è un elemento di costruzione. Invece, la critica delle pillole di arsenico è un po’ come buttare la pietra e nascondere la mano. Questo non serve, non aiuta». Ha paura di uno scisma nella Chiesa? «Ci sono stati tanti scismi. Dopo il Vaticano I, sull’ultima votazione, quella dell’infallibilità, è successo che un bel gruppo se ne è andato, si è staccato, ha fondato i vetero-cattolici per essere fedele alla tradizione. Poi hanno trovato uno sviluppo differente e adesso fanno l’ordinazione delle donne. Ma allora erano rigidi, andavano dietro a un’ortodossia pensando che il Concilio avesse sbagliato. Anche il Vaticano II ha creato queste cose, forse lo stacco più conosciuto è quello di Lefebvre. L’azione scismatica è una delle azioni che il Signore lascia sempre alla libertà umana. Io non ho paura degli scismi, prego perché non ce ne siano, perché c’è di mezzo la salute spirituale di tanta gente. Prego che ci sia il dialogo, che ci sia la correzione se c’è qualche sbaglio. Il cammino nello scisma non è cristiano. Uno scisma è sempre una situazione elitaria, un’ideologia staccata dalla dottrina».
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