Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Altro parere

Un altro Salvini e' possibile

Redazione InPi¨ 11/09/2019

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, il Foglio
In un passaggio del discorso pronunciato ieri a Palazzo Madama nel dibattito precedente al voto di fiducia sul nuovo governo, il senatore a vita Mario Monti ha dedicato una parte del suo intervento a un tema stimolante e per certi versi cruciale: l’importanza, mai come oggi, del ruolo delle opposizioni. Lo scrive, nel suo editoriale, il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, sottolineando che Monti si è permesso di suggerire al presidente del Consiglio di governare guardando anche alle idee delle opposizioni, “che includono personalità e partiti che seppero offrire contributi rilevanti alla grande coalizione che si fece carico di evitare il dissesto dell’Italia” e all’interno delle quali vi sono forze che “sono più vicine alle esigenze delle imprese, della produttività e delle infrastrutture di quanto non lo siano mediamente le componenti del governo”. Il suggerimento di Monti è giusto ed è prezioso. Ma per poter essere preso sul serio occorre concentrarsi un istante sulla figura del politico che più di chiunque altro oggi incarna l’alternativa a questo governo. Quel politico ovviamente non può che essere Matteo Salvini. L’ex ministro dell’Interno dovrà scegliere quale strada seguire tra le due che oggi gli si presentano di fronte. Nel suo intervento di ieri al Senato, Salvini ha scelto sorprendentemente di rinunciare ai toni barricadieri. Ha scelto di non sproloquiare sull’Europa.  Ha scelto di sottolineare che la Lega farà opposizione responsabile.  E ha deciso di dare al suo intervento contro Conte una curvatura non stupidamente anti europeista ma saggiamente sviluppista, furbescamente maggioritaria, sorprendentemente garantista. Sostenere che il governo di svolta abbia costretto anche Salvini a una fase di svolta è prematuro, ma se il governo del Rinnegamento spingerà il salvinismo a riformattare se stesso, costruendo un’opposizione se non responsabile quanto meno non irresponsabile, non si potrà che esserne felici. Un altro Salvini è possibile. Prima lo capirà Salvini e meglio sarà anche per l’Italia.
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
Con la fiducia al governo Conte bis si chiude una delle pagine più tristi della politica e siamo consci che il libro di questa legislatura ce ne riserverà molte altre. Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, nel suo editoriale, commenta la nascita del nuovo governo Conte. Il dibattito in Parlamento – scrive - è ruotato attorno al regolamento di conti verbale tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini, spalleggiato dai suoi, qualcosa di simile alle liti che scoppiano tra ex coniugi e rispettivi parenti-testimoni nell’aula del tribunale al momento del divorzio. Parole tipo «taci tu che da un anno hai l’amante, sei un porco», «ma che dici, sei una mantenuta e pure frigida, e dire che ti amavo» e via dicendo. Poi c’è stata l’esibizione di magliette con stampate scritte provocatorie-umoristiche tipo Gene Gnocchi a Di Martedì e infine i cori da stadio con insulti e sberleffi alla squadra rivale. Praticamente si è visto di tutto, tranne che un po’ di sana politica. Questa due giorni di dibattito è stata l’immagine plastica che non abbiamo una classe dirigente, ma siamo nelle mani di un manipolo di opportunisti e voltagabbana, per di più – salvo rare eccezioni - di basso livello. Gli italiani, quelli che per qualche misterioso motivo hanno seguito i lavori, non hanno capito che diavolo è successo e che cosa succederà d’ora in avanti. I discorsi di Conte verranno ricordati per la loro lunghezza e noiosità, non certo per contenuti e slancio ideale. Per lo più si è trattato di un elenco di buone intenzioni da professorino universitario. Di priorità, tempi e coperture economiche – elementi che fanno la differenza tra fare un discorso e fare politica - non c’è stata traccia. Paradossalmente i più sottotono sono stati i Cinque Stelle, vincitori formali di questa disfida. Probabilmente sanno di averla fatta grossa, sanno che da oggi i grillini sono ufficialmente casta e sistema, che uno non vale più uno e che l’onestà è barattabile, visto che il Pd non si può certo definire un partito immacolato. Una riedizione del montanelliano «turiamoci il naso e votiamo Dc», solo che questa volta non è per salvare il Paese dal comunismo, ma lo stipendio, loro e dei comunisti. Un segno dei tempi che cambiano.
 
Altre sull'argomento
Ultima chiamata per l'impianto di Taranto
Ultima chiamata per l'impianto di Taranto
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Ma dov'Ŕ il Mose?
Ma dov'Ŕ il Mose?
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Difficile immaginare la Lega nel Ppe
Difficile immaginare la Lega nel Ppe
Sulle ipotesi di adesione pesano le differenze dei valori fondativi
Contundente
Contundente
Ossessione
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.