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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 10/09/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Giorgetti: questo governo può anche durare
«Conte ha cambiato pelle dopo le elezioni europee, se ne sono accorti tutti. Ha maturato la consapevolezza che o prendeva in mano lui la situazione o finiva male. E ha preso in mano lui la situazione, ha iniziato a fare il leader». Così l’ex sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, intervistato sulla Stampa da Francesca Schianchi, commenta il discorso del premier alla Camera. Come li vede Pd e Cinque stelle? «Secondo lei questo governo nasce da un atto di passione, c’è stata una scintilla?». Può essere una scintilla anche accorgersi di poter fermare un avversario politico, non crede? «Pensi a una relazione amorosa e veda che conclusione ne trae». Di fatto però oggi il governo prende la fiducia e parte. Dica la verità, avete fatto un autogol ad aprire la crisi? «Voi continuate a ragionare con la logica del Palazzo. Noi non siamo fatti come gli altri. Io avrei potuto dire “faccio il commissario europeo”, come mi dicevano tutti, “vai, guadagni un sacco di soldi”. No, io non potevo stare lì facendo finta di niente. No. Noi che ragioniamo in maniera semplice, magari ingenua, abbiamo detto “se una cosa non può andare avanti, non va avanti”. E dopo tu sei fesso perché fai così?». Però se voi pensavate di fare il bene del Paese, uscendo dal governo non potete più farlo, no? «Facciamo l’opposizione. Poi se lei va in giro nei bar, nei luoghi pubblici, sui mezzi di trasporto, e sente cosa pensa la gente di questa cosa qua… Io penso che la politica sia andare in giro a testa alta. E se fossi stato un ministro oggi avrei avuto vergogna». Fa una previsione? Quanto dura questo governo? «Una roba così può anche durare. È un governo che nasce per durare, non per fare questo o quello».
 
Marcucci: non mi risulta una scissione di Renzi a breve
«E’ stato un discorso molto ampio che ha valorizzato il lavoro programmatico di queste settimane che ho vissuto in prima persona. Il dato più positivo è che l’ho visto molto proiettato in avanti, al futuro del Paese e non ripiegato sulle battaglie ideologiche di questa brutta esperienza gialloverde». Così Andrea Marcucci, capogruppo dei senatori del Pd, commenta il discorso di ieri del premier Conte alla Camera in un’intervista a Maria Teresa Meli del Corriere della Sera. Con i 5Stelle su Tav, autostrade e Gronda sono già scoppiate le polemiche. «Io ho vissuto direttamente il confronto che c’è stato in particolare con i capigruppo. Abbiamo lavorato bene sin da subito su temi anche delicati. E’ chiaro che non si cancellano i 15 mesi precedenti e nemmeno i 5anni prima, ma possiamo superare in maniera leale e corretta i problemi. Del resto, il programma è un primo segnale molto chiaro in questo senso. Un lavoro più complicato e faticoso rispetto a quello di mettere insieme due programmi con un contratto, che è poi stata la condanna del governo precedente». A livello regionale farete alleanze con i 5Stelle? «Non lo escludo. Io penso che le alleanze si facciano sulla base dei programmi e dell’agenda di governo di un territorio. Qualora ci sia una convergenza non vedo ostacoli ideologici e culturali visto che stiamo insieme al governo nazionale». Lei che lo conosce bene: Renzi farà la scissione in ottobre? «Io credo che la forza che ci ha aiutato in questo passaggio difficile sia stato il gioco di squadra: la rottura del tabù da parte di Matteo, l’unità del gruppo dirigente, incluso il segretario Zingaretti... Comunque se dovesse venire meno la logica maggioritaria sarebbe anche naturale se nascessero prospettive politiche diverse, l’importante è che ci sia il sostegno a questo governo sino alla fine della legislatura. Dopodiché non mi risulta una cosa del genere a breve».
 
Carfagna: capisco la piazza ma non è la nostra
«Io capisco quella piazza, che ha espresso sconcerto per un governo che non rappresenta la maggioranza degli italiani. Ma non era la nostra piazza. La protesta non è mai stata nel dna di Forza Italia, fatta eccezione per la manifestazione contro la finanziaria del governo Prodi nel dicembre 2006 che metteva le mani nelle tasche dei cittadini. Detto questo, se avessimo mandato una delegazione in rappresentanza del partito, credo che non avremmo sbagliato». Lo afferma Mara Carfagna a proposito della manifestazione di protesta di Lega e Fdi davanti Montecitorio, intervistata da Carmelo Lopapa di Repubblica. Da oggi le strade con Salvini si dividono? «Io penso che questa crisi insegni che il sovranismo da solo va a sbattere. Inseguire il leader leghista sul suo terreno è stato patetico. Infatti abbiamo dimezzato i consensi. I nostri elettori oggi sono disorientati e delusi. Bisogna riconquistare la loro fiducia, non sarà facile. Il sovranismo, non lo nego, è presente in una fetta dell’elettorato del centrodestra, ma certo non può essere egemone. Resto convinta che il sovranismo può andar bene se è difesa dei confini e orgoglio nazionale. Se diventa isolazionismo, allora è un danno per i cittadini e per le imprese. Il centrodestra deve essere altra cosa. Salvini sbagliato a credere di poter vincere e governare da solo». Si è rotto l’asse con la Lega? «Io mi auguro che nella Lega parta una riflessione sulla necessità di dar vita a un centrodestra plurale, fondato su basi popolari, liberali, democratiche». Che ne sarà di Fi? In 4 dicono addio per seguire Toti. Altri potrebbero fuggire. «Non voglio minimizzare. Ogni addio è una sconfitta. Ma mai come adesso chi lascia fa un grosso errore: ci sono le condizioni per rifondare il centrodestra».
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