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Un programma a due teste

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 10/09/2019

Un programma a due teste Un programma a due teste Stefano Cappellini, Repubblica
“Giuseppe Conte è il primo presidente del Consiglio capace di ripresentarsi in Parlamento per la fiducia pronunciando, a soli 14 mesi di distanza, due discorsi di insediamento praticamente opposti. Il primo, nel giugno del 2018, per rivendicare le ragioni del blocco populista tra M5S e Lega e il secondo, ieri, per ufficializzarne il superamento”. Lo scrive Stefano Cappellini su Repubblica notando come il discorso pronunciato da Conte abbia lasciato “aperti i dubbi sul funzionamento dell’alleanza che dovrà ora governare. Nel Paese reale, per estirpare il salvinismo, non basterà la somma matematica di Pd e M5S né la vastità dei programmi sciorinati. Se è lecito coltivare dubbi sulla fulmineità della conversione di Conte all’anti-sovranismo, meno lo è sulla sua volontà di cambiare pagina. Si è calato nella nuova parte con convinzione e questa è una buona premessa. Ha fissato alcuni paletti strategici, su tutti l’intenzione di governare senza gli strepiti della propaganda. Ma resta da capire quanto profondamente abbia compreso che non gli sarà possibile interpretare il ruolo come ha fatto nella stagione gialloverde”, quando “il governo era un juke box dal quale ognuno voleva ascoltare solo il proprio pezzo e la missione del premier era disciplinare la fila davanti all’apparecchio. Ora il rischio di ricominciare come prima è altissimo – sottolinea Cappellini -. A differenza di Conte, infatti, una delle parti di questa alleanza a forza, il M5S, non sembra essersi calata nel nuovo scenario. Anzi, restituisce l’impressione di voler replicare la competizione di prima, solo con l’ambizione di cambiare parte: da clan perdente a vincente. Il primo obiettivo del nuovo governo è stato isolare Salvini. Il secondo deve essere sottrarre il Paese allo schema di gioco del leader della Lega: la campagna elettorale permanente. Per riuscirci, servirà un Conte meno arbitro e più leader”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
“Il primo giorno della seconda era della legislatura s’è risolto subito nella rappresentazione del conflitto che ha accompagnato l’incredibile agosto della crisi: il Palazzo contrapposto alla Piazza e alla larga percentuale del Paese che non l’approva ed è decisa a contrastarla”. Così Marcello Sorgi legge sulla Stampa la giornata politica di ieri, con il voto di fiducia della Camera all’esecutivo giallorosso e le proteste, dentro e fuori Montecitorio, dell’opposizione guidata dalla Lega. Sarà questa ostilità diffusa “il primo ostacolo con cui Conte dovrà confrontarsi, mettendo a frutto la simpatia, la popolarità e la fiducia che i sondaggi gli riconoscono. E sperando di riconquistare, con i risultati concreti dell’azione di governo, l’appoggio della società civile che oggi gli si oppone. Il premier ha ricordato due volte, non a caso, di aver evitato la doppia procedura di infrazione, che era stata minacciata all’Italia e al suo precedente esecutivo, proprio in forza della sua capacità di mediazione, del metodo e della serietà nell’affrontare il confronto con i partner europei. E se c’è riuscito quando li aveva tutti contro, e il Paese era percepito come il primo dei grandi soci dell’Unione ad essere caduto al di là della barricata del sovranismo-populismo e dell’antieuropeismo, figurarsi, è il sottinteso, ora che è tornato al suo posto di alleato affidabile e convinto della propria tradizionale collocazione internazionale”. Per questo “quello di Conte è stato necessariamente il discorso del capovolgimento. Sul fronte europeo, filo-atlantista, ma anche dell’attenzione alle diseguaglianze generate dalla globalizzazione, dell’immigrazione da non vivere più solo come emergenza, e soprattutto del salario minimo e del cuneo fiscale, le due bandiere che 5 stelle e Pd si accingono a far sventolare in vista della legge di stabilità e della necessità di dar subito in pasto all’opinione pubblica i segni di un altro cambiamento”.
 
Massimo Franco, Corriere della Sera
“La metamorfosi è compiuta. Nel discorso di ieri alla Camera, Giuseppe Conte non ha cambiato solo maggioranza, ma toni e punti di riferimento”. Tuttavia, secondo Massimo Franco, che ne scrive sul Corriere della Sera, “solo la capacità di governare e non di galleggiare può rendere verosimile il traguardo del 2022, anno di elezione del nuovo capo dello Stato. Significa non offrire pretesti sulla politica migratoria, contando solo su una maggiore disponibilità dell’Europa. E riuscire a controllare le dinamiche centrifughe in atto nel Pd e nel M5s. Il governo – sottolinea Franco - nasce sovrastato dall’ombra del trasformismo, e osservato con diffidenza da un’opinione pubblica preoccupata dalla lunga crisi economica e incattivita da una propaganda che ha dirottato paure e ansie soprattutto contro l’immigrazione incontrollata. Dunque, per il governo vittoria o sconfitta si misureranno sulla capacità di combattere la narrativa dell’«invasione»; e di dimostrare che il fenomeno può essere governato senza far regredire i diritti umani. Ma anche la strategia più efficace non funzionerà senza un atteggiamento diverso dei soci del nuovo governo. M5s e Pd non possono convivere replicando comportamenti del passato. E non solo nei rapporti tra di loro. Per i grillini, accontentarsi di avere evitato il voto anticipato vorrebbe dire confermare di non credere più alla propria saga palingenetica; e di avere scelto di rimandare la resa dei conti con un ridimensionamento già in corso. Quanto al Pd, l’idea di essere tornati al potere senza chiedersi i motivi della rottura con pezzi di elettorato, lo condannerebbe a un’identificazione devastante col «sistema» bocciato alle Politiche del 2018. Per Conte, la vera sfida sarà dunque con la propria maggioranza anomala e con la capacità di far ripartire l’economia italiana”.
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