Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 07/09/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Rutelli: ‘Salvini non è fascista. I Rutelli boys’ pacificheranno il Paese’
Il leader della Lega, Matteo Salvini non è fascista e per pacificare il Paese l’ideale sono i cosiddetti ‘Rutelli boys’. Lo afferma l’ex vicepremier ed ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli intervistato da Monica Guerzoni per il Corriere della Sera. Gentiloni in Europa, Franceschini alla Cultura, Renzi sponsor della nuova alleanza... E lei, Francesco Rutelli? «Non ho mai avuto gelosie e ho cercato di promuovere persone preparate, competenti e diverse per cultura politica. Sono contento e osservo che molti oggi preferiscono gli obbedienti, meglio se incompetenti». Non approva le nozze di convenienza tra il M5S e Pd? «La mia critica sulle competenze è generale e vale per tante esperienze. Di questa nuova maggioranza penso che sia nata ribaltando il motto popolare, il miglior attacco è la difesa». Durerà l’esecutivo della «pacificazione nazionale»? «Compito del nuovo governo è tirare fuori il Paese da una fase di polarizzazione e scontro quotidiano. C’è del buono nei nemici di ieri che si alleano, come era accaduto tra Lega e M5S. Si impara a non denigrare l’altro come l’origine di tutti gli orrori e le cospirazioni. Quanto alla durata, il governo è alla prova del governare bene». Gli italiani non brindano. Rimpiangono Salvini? «Simon Peres anni fa mi disse “i sondaggi sono come le previsioni del tempo, non conosco nessuno che li collezioni”. Non credo che Salvini sia fascista e ricordo che molti leghisti nei territori sono stati buoni amministratori. Prima o poi dovrà avere un approccio meno partigiano, se vuole candidarsi a guidare il Paese». Gentiloni in Europa può fare la differenza? «Sono felice per la qualità della presenza italiana in Europa grazie a Paolo. Faccio notare che nella foto con Ursula von der Leyen lo sfondo è la firma del Trattato di Roma. A Bruxelles, in questa Commissione, Paolo è l’unico che può dire di essere stato di casa in quella sala del Campidoglio, dove nel ‘57 è nata l’Europa».
 
Barclay: Eviteremo il no deal, intesa con Bruxelles ancora possibile
«Sì, vogliamo uscire il primo novembre e farlo con un accordo. Il nostro impegno è questo. Stiamo negoziando su ogni fronte, certi che se non ci fosse un accordo sarebbe una sconfitta per tutti quanti». Lo afferma Stephen Paul Barclay, conservatore, 47enne dal gennaio 2018 segretario di Stato britannico per la Brexit, intervistato da Marco Zatterin per La Stampa. Mettiamo  che  usciate.  Che succederà agli italiani che risiedono nel Regno Unito? «In 700mila hanno scelto di vivere nel Regno Unito. Sono molto importanti, per noi. Abbiamo predisposto un"settlement scheme" al quale avranno tempo di aderire sino alla fine del 2020. È una cosa che vorrei facesse anche il governo italiano, che impone ai britannici di regolare la situazione entro ottobre». Come mai? Immagino che glielo abbiate chiesto... «Sinora non lo hanno fatto, ma ora c’è un nuovo governo. Visto che riconosciamo il valore dei cittadini che abitano da noi, speriamo che l’Italia faccia lo stesso con i nostri». Cosa accadrà in futuro? Ci vorrà un visto per i turisti? «La situazione non cambierà per le visite di breve durata. Ma questo è uno dei problemi che non si porrà se chiuderemo un patto con l’Europa, perché in tal caso lo status quo per i cittadini non sarà toccato. Per questo che dico che un’intesa è nell’interesse britannico come in quello italiano». Come pensa di arrivarci? «La questione è giungere al "deal" e avere una soluzione per l’Irlanda del Nord che rifletta il fatto che il "backstop" (il meccanismo del patto con la Ue per evitare un confine rigido tra Eire e Nord, nda) è stato bocciato tre volte dal parlamento. Si tratta di proteggere l’integrità del mercato unico e dell’accordo di Belfast, senza cercare di intrappolare il Regno Unito in allineamenti legislativi che, nei fatti, non consentirebbero di uscire dall’Unione come è stato democraticamente votato dal popolo britannico. Questa è la sfida che ci attende». E davvero fattibile? «Lo è. Serve pensiero creativo e flessibilità a Bruxelles come ne abbiamo avuta a Londra».
 
 
Magri (Ispi): Se vuole difendere interesse nazionale Di Maio non può fare solo il leader di partito
«Alla  Farnesina Di Maio ha tutte le possibilità per recuperare con Trump e Macron». Intervistato da Giacomo Galeazzi per La Stampa, Paolo Magri, direttore dell’Istituto  per gli studi di politica internazionale (Ispi) e docente di Relazioni internazionali alla Bocconi, invita a «non drammatizzare» gli strappi del passato del ministro degli Esteri con Stati Uniti e Francia. «Il banco di prova sarà la separazione fra ruolo politico e ministeriale, auspicabilmente con una netta prevalenza del secondo» per poter difendere l’interesse nazionale. Condivide le polemiche su Di Maio alla Farnesina? «Trovo eccessive le polemiche sull’inesperienza in politica internazionale e le scarse  conoscenze  linguistiche. Dimenticano nomine passate che avevano stupito per motivi analoghi ma poi hanno ben figurato. O il caso recentissimo di un ministro poliglotta ma spesso afono». Quanto pesa l’endorsement di Trump per Conte? «Avere buoni rapporti con il leader del più importante paese del mondo è un asset di rilievo, pur nella consapevolezza della volatilità e talvolta contraddittorietà delle prese di posizione dell’inquilino della Casa Bianca. L’altalena  nei  rapporti  Macron-Trump è illuminante». Però sul Venezuela Di Maio era  sul  fronte  opposto  rispetto agli Stati Uniti... «SulVenezuela le divisioni interne del precedente governo hanno esposto l’Italia a critiche internazionali.A distanza di mesi, lo stallo della crisi ci dice che qualcosa non ha funzionato nel riconoscimento di Guaidò, più che giustificato per i crimini del regime di Maduro, ma forse prematuro e mal programmato. E se anche l’Italia si fosse uniformata con chiarezza alla posizione americana e di buona parte dell’Europa, non avrebbe fatto la differenza». Vede l’Italia incerta sulle alleanze internazionali? «Mattarella e Conte hanno ribadito il posizionamento dell’Italia. Non ci sono né strattoni né cambiamenti rispetto al passato e, soprattutto, ci si può aspettare ora meno ambiguità sul nostro rapporto con l’Europa. L’auspicio è che rispetto a Russia e Cina si possano sviluppare rapporti politici ed economici simili a quelli di Francia e Germania. Senza finire sul banco degli imputati, per goffaggini o polemiche interne, come il paese che rompe  l’unità del fronte comune europeo».
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.