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L'alleanza e un po' di dubbi

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 07/09/2019

In edicola a In edicola a Paolo Mieli, Corriere della Sera
Nel giorno in cui il governo Conte bis è chiamato alla prova della fiducia alla Camera, Paolo Mieli sul Corriere della Sera prova ad avanzare qualche dubbio. “Il governo che tra oggi e domani presumibilmente riceverà la fiducia delle Camere è nato — lo abbiamo ribadito più volte — sulla base di procedure costituzionalmente impeccabili. L’integrazione programmatica tra M5S, Pd e Leu, ancorché su un’impostazione molto generica, è stata raggiunta in un battibaleno. Inoltre - sottolinea Mieli - il nuovo esecutivo gode ora di un rispetto internazionale che mancava pressoché del tutto alla precedente compagine. All’attuale governo resta, tuttavia, come duplice non irrilevante pecca, un’evidente immagine che richiama la tradizione del trasformismo italiano e un altrettanto evidente deficit di legittimazione popolare. Ci sarà così un’infima minoranza di italiani (destinata però, nel tempo, a crescere) che continuerà a nutrire un dubbio: siamo sicuri che non sarebbe stato meglio far battezzare dal popolo l’incontro tra centrosinistra e Movimento Cinque Stelle? In altre parole: non sarebbe stato preferibile far ottenere a queste forze quel genere di consacrazione che si riceve solo dall’aver preso parte a una competizione elettorale? In fondo, vista la voluttà con cui M5S, Pd e Leu si sono gettati nel giro di pochi giorni l’uno nelle braccia dell’altro, sarebbe stato agevole dar vita a una coalizione capace di sfidare il centrodestra anche in elezioni ravvicinate. E, potendo disporre di tale nuova alleanza, il fronte Pd, M5S, Leu sarebbe stato in grado di dare del filo da torcere a Matteo Salvini in una competizione elettorale dall’esito quantomeno incerto. È comprensibile il tripudio del centrosinistra che quest’estate ha avuto l’insperata opportunità di partecipare alla creazione di una maggioranza di governo (ripetiamo: costituzionalmente inappuntabile) avente come vero, unico collante quello di mettere fuori gioco il competitore. Gioia accresciuta dalla circostanza che l’avversario aveva aperto lui stesso la crisi con l’intento di dare una spallata al sistema. Più preoccupante sarebbe però veder adesso nascere, sull’onda di questo entusiasmo, una legge elettorale che avesse come fine quello di perpetuare la vittoria d’agosto all’infinito. A maggior ragione perché il centrosinistra, per mettersi di traverso all’affermazione di Salvini o di chi dovesse prenderne il posto, impedirebbe anche a sé stesso di vincere una volta o l’altra. Scoraggerebbe poi — al di là dell’immediato, vale a dire le elezioni regionali di fine ottobre in Umbria e Calabria — la creazione di quel fronte stabile con i grillini di cui avrà bisogno in vista delle future com- petizioni in Comuni e Regioni. E non si può confidare sempre nell’improvvisazione o in un’estate (per loro) fortunata come quella del 2019”.
 
Christian Rocca, La Stampa
Sulla Stampa, Christian Rocca, esorta il premier Conte a dare un segnale chiaro sull’immigrazione per evidenziare chiaramente la svolta rispetto al precedente esecutivo. “La  legittimazione civile e mora le del nuovo governo Conte - scrive - passa da una sola questione, allo stesso tempo costituzionale e umanitaria, riassumibile nell’hashtag #fateliscendere che da mesi popola i social network e le coscienze degli italiani. Se davvero il Presidente del Consiglio Giuseppe Con te vuole segnare una discontinuità reale col precedente governo sovranista da lui presieduto dovrà finalmente dire, una volta per tutte e senza giri di parole, che in Italia i porti restano aperti. Che gli italiani salvano i naufraghi e, scampato il pericolo, immediatamente li ricoverano e li curano, con mille ringraziamenti  alle  organizzazioni  non governative, fino all’altro ieri calunniate come “taxi del mare”, per aver svolto le tempestive operazioni di salvataggio dei disperati. Oggi Conte parlerà alle Camere di cose molto importanti e decisive per il nostro paese, a cominciare dalle ragioni della nuova maggioranza parlamentare e dalla legittimità della nuova formula politica cinquestelle-Pd. Dal premier ci si aspetta un riposizionamento dell’Italia sull’asse atlantico, dopo le infatuazioni russe e cinesi del precedente esecutivo, un atteggiamento collaborativo e non antagonista con Bruxelles e qualche indicazione sulla prossima legge di bilancio e sulle relative coperture finanziarie. Ma saranno solo parole al vento se Conte non annuncerà una svolta a 180 gradi sull’immigrazione, culturale ancora prima che politica, sulle misure di accoglienza e di integrazione, sulle modifiche al regolamento di Dublino, magari questa volta partecipando ai vertici europei, e sull’urgenza di salvare e far sbarcare i naufraghi. Le difficoltà politiche di questa svolta sono chiare e visibili: ripudiare le iniziative del governo precedente non è facile, non solo perché il Presidente del Consiglio è il medesimo, ma anche perché nei mesi scorsi i cinque stelle non sono stati semplicemente una forza politica al traino di Salvini, al contrario sono stati volenterosi complici di una stretta anti immigrati progettata dalla società di web marketing Casaleggio Associati sulla base del sentimento popolare colto nella rete. Anche le obiezioni politiche sono evidenti, a cominciare da quella per cui i governi non sono enti benefici, come le organizzazioni umanitarie, ma semmai strumenti esecutivi al servizio della comunità. I governi però non sono nemmeno organizzazioni disumane e non c’è bisogno di essere idealisti o sognatori per sostenere che salvare le donne e gli uomini in mare rientri perfettamente nei doveri di un governo di un paese civile. Il secondo governo Conte, dunque, per essere credibile deve mostrarsi profondamente diverso dal precedente, meno “Conte bis” e più “Conte nuovo”.
 
Alessandro Sallusti, Il Giornale
La manifestazione di Fratelli d’Italia e della Lega contro la nascita del Conte bis va bene ma le opposizioni oltre a protestare facciano un severo esame di coscienza e prendano atto dei proprio errori. E’ l’invito rivolto dal direttore del Giornale, Alessandro Sallusti. “Oggi - scrive - Matteo Salvini e Giorgia Me- loni scendono in piazza per protestare contro l’insediamento del Conte bis, il governo costruito a palazzo con l’unico scopo di evitare il ritorno alle urne. Ci sta, la protesta è il sale della democrazia. Ma la «piazza» che fa tremare il sistema e sognare gli idealisti è altra cosa, è quella che si riempie spontaneamente sull’onda di un comune sentire, fatta di cittadini comuni e non di politici, militanti e ultrà convocati per l’occasione con giornalisti e tv precettati per tempo. La vera piazza non la si convoca, si forma spontaneamente, altrimenti è più corretto parlare di comizio, che è altra cosa, una cosa che pur facendo un certo effetto appartiene più ai riti della politica, soprattutto a quella di sinistra. E allora c’è da chiedersi come mai gli italiani non abbiano sentito l’irrefrenabile bisogno di invadere motu proprio le piazze e urlare la loro indignazione per il torto subito. Una risposta possibile è che questo ribaltone è stato più una farsa che un dramma, più una furbata che un sopruso. Ancora oggi non si è capito cosa è successo e perché è successo, se Matteo Salvini è stato la vittima o il carnefice. Perché se non sbaglio è stato lui a voler fare nascere il governo precedente, non meno illegittimo di questo in quanto a rispetto della volontà popolare, ed è stato lui ad affossarlo senza prendere alcuna precauzione per il dopo. E poi diciamolo: si può andare in piazza contro due come Zingaretti e Franceschini? «Lotta dura senza paura» applicato a questi signori fa ridere, ma anche un «boia chi molla» urlato in faccia al mite Conte mi sembra una bestemmia storica. Per non parlare di Di Maio, quello che ancora la scorsa settimana Salvini voleva premier di tutti gli italiani. Che diciamo a Di Maio? «Sciocchino», «stupidello», oppure «ripensaci, sei uno di noi»? A scanso di equivoci. Io sono più incavolato di Salvini e della Meloni messi insieme, ma se mettiamo in fila tutto quello che è successo dal 4 marzo 2018 (giorno delle ultime elezioni), il pianto di oggi mi sembra della serie «lacrime di coccodrillo». Se non si fosse fatto lo sciagurato governo tra Cinque Stelle e Lega, oggi la sinistra non sarebbe al potere e Salvini, molto probabilmente, sarebbe da un anno premier con al fianco la Meloni e Berlusconi. Ora la si butti pure in caciara, che tutto fa spettacolo. Ma poi, per favore, andiamo avanti facendo tesoro degli errori fatti”. 
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