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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 02/08/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Bongiorno: Piano M5S su Giustizia non dà soluzioni
«La nostra richiesta, la nostra parola chiave è una sola: certezza». Lo afferma Giulia Bongiorno, il ministro alla Pubblica amministrazione, intervistata dal Corriere della Sera, e protagonista del campale Consiglio dei ministri di mercoledì che doveva varare l’epocale riforma della Giustizia. Ministro, quali sono i punti più critici della riforma? «Mi lasci soltanto premettere che quando si parla di riforma della giustizia si affronta qualcosa che tocca tutti noi. Non è un tema che possa essere affrontato alla leggera, la libertà personale è fondamentale. E non è una battaglia di un colore politico. Per quanto mi riguarda è una battaglia su valori che ho accumulato in questi anni calpestando la polvere delle aule di giustizia». La parola chiave «certezza» che cosa riguarda? Le pene? «Quelle sicuramente ma alla fine del procedimento. La certezza invece deve riguardare tutto: i tempi del processo, l’indipendenza dei magistrati, le garanzie degli imputati, infine le pene. Per questo noi chiediamo una riforma vera, globale, che abbracci tutte le materie. Non possiamo pensare a una riforma che non raggiunga i suoi obiettivi». I 5 Stelle pensano che il vero obiettivo della Lega sia superare la prescrizione prevista dallo Spazza corrotti. «L’obiettivo della Lega è quello di accelerare i tempi del pro- cesso e garantire l’indipendenza della magistratura. Se la proposta fosse stata questa, sarebbe stata approvata in tre minuti. Ma la verità è che io ho sempre detto a Bonafede che nel loro progetto mancavano le soluzioni, che non è effettivamente incisivo. E poi che, appunto, abbiamo bisogno di una riforma complessiva». La Lega viene accusata anche di voler limitare le intercettazioni. È falso? «Ma per piacere... io su questo argomento ho avuto veri e propri scontri con Silvio Berlusconi, ho sempre detto che le intercettazioni sono indispensabili. Non vogliamo né cancellarle e neanche negare il diritto di cronaca. Vogliamo però che si creino degli archivi riservati che chiudano una volta per tutte il mercato dell’intercettazione gossip». E la separazione delle carriere? I Cinque Stelle sostengono che non si possa fare in sede di riforma. «Noi su questa chiediamo uno stringente impegno politico. C’è già una legge in prima commissione. La questione non è nel contratto di governo ma a noi interessa che la riforma della giustizia sia complessiva, globale».
 
Zingaretti: Pd parli a elettorato grillino. No ad accordicchi
Il Pd deve parlare all’elettorato deluso del M5S senza pensare ad accordicchi con i vertici. Lo afferma il segretario del Pd, Nicola Zingaretti intervistato da Maria Teresa Meli per il Corriere della Sera. Zingaretti, l’Istat dice che ci sono più occupati. «Se le cose in Italia andassero bene sarei la persona più felice del mondo: la verità è che ci sono più posti di lavoro, ma c’è meno lavoro. E comunque il lavoro è sempre più precario e parcellizzato. Inoltre l’Istat dice anche che la crescita è praticamente a zero. In tutto ciò la pressione fiscale è cresciuta e, secondo i dati dell’Inps, la cassa integrazione è aumentata del 99,8 per cento. Questi dati ci dicono che il governo Conte-Salvini-Di Maio ha portato il Paese in una situazione economica, e tra breve anche sociale, drammatica. Sono impegnati un una danza macabra ai danni dell’Italia». Continuano a governare... «Certo, perché stiamo parlando di una classe dirigente irresponsabile, che ha una grossa maggioranza in Parlamento ed è mossa solo da interessi personali o di partito. Ma loro sanno di non essere più veramente forti. Se si sentissero tali andrebbero al voto. E invece no. La verità è che Salvini ha un grande consenso popolare, ma è prigioniero di uno schema politico creato da lui stesso, basato su questa alleanza, che produce immobilismo e danni per l’Italia». Il suo ex vice in Regione, Smeriglio, dice che se il governo cadesse dovreste allearvi con i grillini. «Io ho sempre detto che non c’è la prospettiva di un governo con i 5 stelle. La novità è un’altra: avevamo ragione noi che sostenevamo che il loro elettorato non è un blocco: è composito. Noi non abbiamo nessun interesse che si consolidi e quindi dobbiamo parlare anche a quell’elettorato che Di Maio ha portato in un vicolo cieco diventando subalterno a Salvini. Questo è quello che intendo fare, cambiando radicalmente atteggiamento rispetto al 4 marzo: gli accordicchi invece non mi hanno mai interessato».
 
P.S. Berlusconi: Cerchiamo soci in Europa per sfidare i giganti del web
“E’ un  progetto  di sviluppo,  il  migliore  possibile, per  creare  un campione  europeo  della  tv commerciale capace di resistere e competere nel mondo dei giganti del web made in Usa, sempre più dominatori del mercato. C’è molto lavoro da fare per essere pronti a questa sfida». Così Pier Silvio Berlusconi, intervistato da Luca Ubaldeschi per La Stampa, anticipa lo scenario che si aprirà il 4 settembre con la nascita di Media for Europe (Mfe), la società che fonde le Mediaset di Italia e Spagna. Sede in Olanda - «ma lavoratori e fiscalità rimarranno nei Paesi di origine» precisa l’ad. Qual è la molla che ha fatto scattare l’operazione? «Il settore dei media è in fortissimo cambiamento. La televisione ha una vitalità che la mantiene centrale editorialmente anche sulle nuove tecnologie, a patto però di crescere di dimensioni e poter continuare a investire». Quali sono i vantaggi pratici? «Soltanto unire Mediaset conMediaset Spagna darà risparmi agli azionisti per 100-110 milioni all’anno,aggregando anche tv tedesche o francesi la cifra salirebbe enormemente. Ma sarebbe sbagliato concentrarsi soltanto sulle economie di scala». Che cosa vuol dire? «Che le risorse sarebbero fondamentali per crescere,creare sviluppo per le tv commerciali e garantire il nostro futuro. Oggi tutti i broadcaster televisivi in Europa già portano i propri prodotti sul web e su tutti i device. Ma che cosa succede? Che Mediaset ha la propria piattaforma, ProsiebenSat la sua, Tf1 anche. E nonostante gli sforzi, singolarmente non hanno la forza per confrontarsi e tenere testa agli investimenti e alle dimensioni di Youtube, Google, Facebook… Mettendoci insieme potremmo investire molto di più, creando una piattaforma all’avanguardia per tecnologia e in grado con un’avanzata raccolta dati su tutto il pubblico europeo di cavalcare la pubblicità del futuro». Creare un broadcaster europeo vuol dire non soltanto unire prodotti, ma anche le società? «Giusto». Immagini allora un orizzonte di tre anni: lei vede Mediaset socia di quante tv europee? «Siamo convinti che dopo la nascita di Mfe altri arriveranno. Guardiamo ai Paesi europei che per dimensioni fanno la differenza.Acquisto?Fusione? Sugli aspetti tecnici ci sono molte possibilità, è presto per dirlo. Ma abbiamo una certezza: tutti quelli con i quali parliamo sanno che la strada è giusta e obbligata. Ma il percorso è complicato, ci vuole un po’ di tempo per declinarlo nelle diverse realtà».
 
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