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Altro parere

Contano i (non)fatti pi¨ delle parole

Redazione InPi¨ 02/08/2019

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
Il problema nel dibattito pubblico, più che gli insulti, sono i (non)fatti del governo. Lo scrive Alessandro Sallusti sul Giornale, andando controcorrente rispetto ai paladini del politicamente e invitando a guardare alla sostanza. “Ogni giorno ha la sua pena e la sua polemica. La pena è che la riforma della giustizia non vedrà la luce, la polemica è sulle parole che Salvini ha pronunciato dal suo ritiro di Milano Marittima. A scuotere i benpensanti sono il termine «zingaraccia» usato dal vicepremier per definire una rom che si era augurata la sua morte («speriamo in un proiettile») e l’espressione «mi sono rotto le palle» pro- nunciata nei confronti dell’ennesima Ong che vorrebbe scaricarci in casa l’ennesimo carico di immigrati raccattati appositamente in mare. Diciamo subito che in entrambi i casi la sostanza delle parole di Salvini è assoluta- mente condivisibile. Chi non manderebbe a quel paese una che spera nella tua morte e chi non perderebbe le staffe a essere quotidianamente preso per i fondelli da provocatori politici quali sono i taxisti del mare. Per quanto riguarda la forma si può invece discutere se il linguaggio di Salvini è consono a un ministro degli Interni. Constatiamo però che non è diverso da quello che usano quotidianamente Boris Johnson, neopremier della più antica democrazia del mondo, e Donald Trump, presidente della più grande democrazia del mondo. A noi, come noto, non dispiace il politicamente scorretto, a patto che non sia fine a se stesso. Mi spiego meglio. Uno dei motivi di successo di Trump è che insulta tutti (giornalisti, minoranze, giudici e avversari politici interni ed esteri) da mattina a sera. Può permetterselo perché è a capo della prima potenza mondiale, autonoma e quindi indifferente a eventuali reazioni e contraccolpi. Ma soprattutto Trump ha risolto davvero alcuni dei problemi degli americani. Con lui economia e salari crescono, l’occupazione vola, le tasse sono diminuite, i benpensanti rosicano ma il cittadino medio era anni che non stava così bene. E per questo motivo il suo «rutto quotidiano» crea più simpatia che sdegno. Per Salvini è diverso. Non ci preoccupano le sue parole sferzanti bensì il fatto che non sono accompagnate da successi politici: gli immigrati continuano a sbarcare, la crescita è a zero, le aziende sono mediamente in crisi, le tasse salgono, la magistratura continua allegramente a fare il bello e il cattivo tempo. C’è un modo per abbinare schiettezza popolare e benessere per il popolo? A occhio sì, ed è mollare i Cinque Stelle e mettersi in proprio (o con chi vorrà). Perché, per stare in tema, di questa zingarata (leggi: di questo governo), ne abbiamo avuto a sufficienza”.
 
Giulio Meotti, il Foglio
Sul Foglio, Giulio Meotti fa le pulci (sponsor&Co) all’ennesima trovata mediatica di Greta e della sua claque ecologista. “Sole, vento e pannelli…Parole d’ordine seducenti che spingeranno verso l’America il catamarano di Greta Thunberg, l’icona ecologista che ha se dotto tutti (il Papa, Macron, i media, l’Onu). Greta veleggerà con il Malizia II di Pierre Casiraghi verso gli Stati Uniti per il Climate action summit di New York e la più importante delle conferenze sul clima, la Cop25 a Santiago del Cile. “Slow travel”, per non inquinare. “Su quale barca viaggerà Greta Thunberg per New York? E’ davvero verde?”, si chiedeva ieri Libération. La barca a vela è stata trasformata per inquinare il meno possibile. “Un bel simbolo per provare a completare un tour mondiale senza usare una goccia di diesel”, ha detto Boris Herrmann, braccio destro di Casiraghi.  Malizia II è dotata anche di un sensore per misurare temperatura e livelli di CO2, trasmettendoli a un database internazionale sugli oceani. “Questa barca a emissioni zero è ciò che Tesla è per l’auto”, scrive il Parisien. Altri media, come Valeurs Actuelles, fanno notare che Pierre Casiraghi non è soltanto il figlio della principessa di Monaco, ma anche il vicepresidente del famosissimo Yacht Club, ricco di sponsor. Greta ha così risposto alle critiche: “Il team Malizia ha ovviamente degli sponsor. Ma per questo viaggio a New York non c’è sponsor commerciale. Tutti i loro loghi sono stati rimossi”. La barca a vela ora porta soltanto la dicitura: “Climate action now. United behind the science”. La storia dei loghi è rimbalzata sui giornali svedesi, dall’Expressen all’Aftonbladet. Non si tratta di moralizzare i moralizzatori. Non importa che Greta avesse apena posato con una maglietta degli “Antifa” (il gruppo di estrema sinistra che a Portland ha pestato a sangue il reporter Andy Ngo) prima di accettare di salire sul catamarano di lusso del Principato monegasco. Non importa neppure che, fra gli sponsor dello Yatch Club della Malizia, ci fossero Rolex, Credit Suisse, Hermès, il gruppo di lusso Lvmh e Moët Hennessy (anche se è un po’ troppo per chi chiede al capitalismo di fermarsi). Il problema è l’altro marchio: Bmw, super sponsor del team Casiraghi e nota per le sue auto di fascia non esattamente economica o ecologica. A maggio, Casiraghi ha partecipato alla presentazione avvenuta nello Yacht Club del Principato di Monaco della decappottabile Bmw i8 Roadster (in vendita alla modica cifra di 150 mila euro). Nella classifica delle emissioni inquinanti delle nuove auto vendute nel 2018 dai venti maggiori produttori in Europa, Bmw è arrivata... 17esima. A febbraio, Bmw stava già incassando una multa da 8,5 milioni di euro in Germania per violazioni degli standard antinquinamento, il maledetto diesel. Per non parlare del- l’eccessiva produzione di anidride car- bonica dei Grimaldi, specie dopo aver acquisito un nuovo Falcon 7X. Risale a maggio la notizia che Bmw rischia una multa da un miliardo dall’Unione europea, che ha annunciato di aver aperto un’indagine su Bmw, Volkswagen e Dai- mler sulla sospetta collusione con cui avrebbero ritardato l’uso di tecnologia ecosensibile per le auto. La Commissione europea ha esposto accuse secondo cui le case automobilistiche avrebbero fatto cartello. “Ai consumatori europei potrebbe essere stata negata l’opportunità di acquistare auto con la migliore tecnologia disponibile”, ha dichiarato il Commissario europeo per la concorrenza, Margrethe Vestager.  Sole, vento, pannelli... E’ davvero dura essere degli ecologisti senza macchia. Come quando venne fuori quanto consumava di elettricità la casa di Al Gore a Nashville, nel Tennessee. Un rapporto del National Center for Public Policy Research affermò che, secondo i dati ottenuti dalla società elettrica pubblica che alimenta la casa di Gore, il palazzo di venti camere nell’elegante Belle Meade stava utilizzando 230,889 kilowatt in un anno. Si tratta di 21,4 volte di più rispetto ai 10,812 kilowatt all’anno consumati dalla tipica famiglia americana”. 
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