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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 30/07/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Generale Gargaro: Nessun punto oscuro nella morte di Cerciello Rega
Nella vicenda che ha portato alla morte del vice brigadiere Mario Cerciello Rega non ci sono punti oscuri o buchi, chiariremo ogni cosa. Lo afferma il comandante provinciale dell’Arma, generale Francesco Gargaro, intervistato da Rinaldo Frignani per il Corriere della Sera. Generale, molti sostengono che la vicenda non sia ancora chiara, lo pensa anche lei? «Voglio sottolineare che nella ricostruzione dei fatti non ci sono né buchi, né punti oscuri. Come assurda la polemica sul fatto che il carabiniere Andrea Varriale si trovasse insieme con lo spacciatore Sergio Brugiatelli in piazza a Trastevere già un’ora prima della telefonata al 112. Non è vero, si tratta solo di un equivoco, anche perché Varriale era lì anche con Cerciello Rega». Accertate, almeno per l’accusa, le responsabilità del- l’omicidio, ritiene comunque che quella notte siano stati commessi degli errori operativi da parte di chi è intervenuto? «Tutt’altro. Sono invece convinto che sia stata seguita la regolare procedura che si adotta in casi come questi. Purtroppo Cerciello è morto per una tragica fatalità. Non c’è stato però alcun errore di valutazione da parte di chi è intervenuto a Prati». Ma conferma che lo spacciatore sia un confidente delle forze dell’ordine? «Assolutamente no, non è un confidente. Il fatto che abbia telefonato al 112 in un momento successivo (all’incontro con Varriale a Trastevere, come si evince dall’ordinanza, e dopo il furto del borsello da parte degli americani, ndr) dimostra solo che gli è stata fatta seguire anche in questa circostanza la regolare procedura». Cosa pensa della foto di Natale tenuto bendato in caserma? «Che individueremo tutti i responsabili e che dovranno pagare per quello che hanno fatto. Come ha detto il nostro comandante generale si tratta di un fatto gravissimo e inaccettabile. Stiamo procedendo con rapidità nelle nostre indagini per arrivare alla verità: dobbiamo attribuire con certezza le responsabilità di chi si trovava in quella stanza e nella caserma in quel momento. E posso assicurare che faremo luce su tutta questa vicenda, sia per dare giustizia a Cerciello, sia per individuare chi ha scattato quella fotografia e chi l’ha poi divulgata».
 
Buccino: Haftar non poserà le armi
In Libia un’intera è ancora lontana. Il generale afta non poserà le armi. Non è ottimista l’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Buccino e, intervistato da Lorenzo Cremonesi per il Corriere della Sera, spiega perché. Una valutazione della guerra sul campo? «Siamo allo stallo, per ora. Se ci pensiamo bene, dal 2011 il Paese ha subito quattro o cinque conflitti, tutti dominati da una questione di fondo quasi filosofica: il futuro sarà in continuità o rottura col passato? Sino al 4 aprile scorso si stava lavorando per il dialogo inter- no. Ma Haftar ha lanciato l’offensiva militare. È sembrato potesse vincere velocemente. Però poi il caleidoscopio di forze tra Tripoli, Misurata, Zintan eccetera ha sospeso le rivalità interne per coalizzarsi in un fronte comune. E oggi l’acuirsi dei combattimenti non cambia lo stallo sul terreno». Sarebbe possibile una soluzione militare?  «Non credo, a meno di stravolgimenti indicibili». E politica?  «Haftar sembra non crederci. Ma anche per il governo Sarraj appare arduo convincere le forze che lo difendono a parlare col nemico». Entrambi i campi godono di alleanze straniere. Francia, Egitto, Emirati e sauditi stanno con Haftar. Qatar, Turchia con Sarraj. Che fare?  «Se prima il dialogo era bilaterale, ormai ogni soluzione politica deve essere multilaterale. Al momento stiamo lavorando per una de-escalation bellica in occasione delle feste musulmane dei prossimi giorni». Della situazione ne risente l’attività Eni?  «No. L’Eni continua a controllare oltre il 45 per cento della produzione di gas e petrolio. Resta la compagnia straniera di gran lunga più importante. Ha stretto accordi con la Bp britannica. La Total francese è attorno al 5 per cento. Nessuna delle forze in campo ha mai attaccato le infrastrutture Eni. Le considerano un patrimonio nazionale, anche perché metà del gas Eni è destinato ai libici». Presto manderemo 10 navi guardacoste ai libici, oltre alle 3 già attive. Siamo soddisfatti del loro lavoro? «Sì lo siamo. Dal primo gennaio hanno riportato in Libia 3.371 migranti. Hanno lavorato anche durante il Ramadan, per la Libia è un’eccezione».
 
Cerno: Sul Tav sto col M5S. Il Pd fa il gioco della Lega
“Sul Tav voterò sì alla mozione dei 5 Stelle. Lo devo alla mia storia umana e professionale oltre che al buon senso”. Lo afferma Tommaso Cerno è senatore indipendente iscritto al gruppo Pd, intervistato da Lorenzo Giarelli per il Fatto Quotidiano. Tommaso Cerno, voterà con i 5  Stelle per bloccare l’opera?  Non potrei fare altrimenti. La mia convinzione nasce da anni di lavoro nella valle. Mi spiace che la sinistra si dimentichi di 30 anni di lotte che invece dovrebbe intestarsi. La sinistra era nata per fare i treni, dice qualcuno; oggi sopravvive se non ne abusa, aggiungo io. Quel che accade in Val Susa non riguarda soltanto un treno ma la democrazia resistente, la capacità dei cittadini di far sì che lo Stato non passi sopra la loro testa in nome del futuro.  Quella lotta dovrebbe essere una medaglia per la sinistra: ragazzi in  galera con fantomatiche accuse di terrorismo, una valle che convince lo Stato a stravolgere mal fatto. E in cambio? I fumo- geni. È antistorico vedere il Pd votare per il passato convinto che sia il futuro: la sinistra italiana è stata sconfitta, è stata marginale, ma mai ignorante.  Anche Renzi era No Tav.  Diceva cose logiche: anche se il cantiere fosse proseguito non c’era nulla di cui esultare. La promessa che dovrebbero fare ai ‘Sì Tav per comodo’ è giurare che sarà l’ultima volta che assisteremo a una sceneggiata del genere. Invece oggi lui, come altri, si appiattisce su posizioni identiche a quelle leghiste. È come cambiare Bella ciao perché va di moda il rap . I Sì Tav sono un’invenzione degli ultimi mesi, non esistono in Val Susa. Quindi non dovrebbero esistere in generale. Nel Pd lei è isolato? Non lo so. Magari meno di quel che pensiamo. Almeno fra la gente normale. So che nel Pd c’è chi pensa a una terza mozione. Fra fare e non fare. Un bel gioco dialettico, il primo firmatario sarà Ponzio Pilato. Il problema è che così si porta acqua alla Lega, quindi di fatto schiera il Pd con Salvini: not in my name.
 
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