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Giustizia senza ombre

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 29/07/2019

In edicola In edicola Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera
La drammatica vicenda del carabiniere ucciso a Roma merita una “giustizia senza ombre”. Lo scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera all’indomani del funerale del militare a Somma Vesuviana: ”E’ straziante vedere il viso stravolto di Rosa Maria mentre arriva al funerale del suo amato Mario. E poi ascoltarla quando dal pulpito della chiesa di Somma Vesuviana invoca l’angelo che piange e rinnova la promessa di matrimonio. Ma soprattutto rivendica con orgoglio di essere «la moglie di un carabiniere». Solo un equo processo individuerà ruoli e responsabilità dei due giovani statunitensi in cerca di sballo nella notte romana, accusati di aver aggredito e accoltellato il vicebrigadiere. E di averlo ammazzato come un cane. Deve essere fatta giustizia. E per questo non si deve invalidare alcun atto fino alla sentenza definitiva. Rosa Maria dovrà avere la garanzia di vivere in uno Stato dove gli assassini del marito vengano puniti come meritano. Senza rischiare che, pur riconosciuti colpevoli, riescano a farla franca. Ecco perché è importante rispettare la legge, osservare tutte le regole. Tenere sempre a mente che uno dei principi cardine della nostra democrazia è il rispetto della dignità umana. E dunque non sottovalutare il comportamento del sottufficiale che ha bendato Gabriel Christian Natale Hjorth, l’ha costretto a tenere le braccia dietro la schiena con i polsi stretti dalle manette. La ricerca della verità non può e non deve mai far venire meno il rispetto delle regole. Anzi, più complesso è il per- corso per arrivare al risultato, più rigorosi devono essere gli accertamenti. Ma è altrettanto necessario porre fine alla contrapposizione aspra che da due giorni accende il dibattito politico e scatena i commenti sui social. Nelle ultime ore si è arrivati a mettere sullo stesso piano il carabiniere ammazzato e l’indagato con la benda sugli oc- chi, invitando i cittadini a scegliere da che parte stare. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha chiarito che a lui interessa soltanto «la vittima, un servitore dello Stato». Il capo politico del Movimento 5 Stelle, e suo alleato alla guida del governo, ha addirittura sostenuto che parlare della foto «serve a buttarla in caciara», cioè a fare confusione per di- trarre dal vero problema. Altri politici dell’opposizione si sono concentrati soltanto sull’episodio della caserma per attaccare il governo. In realtà parlare della foto serve a denunciare un abuso e dunque a dimostrare che l’Italia è un Paese dove i diritti di tutti, anche di chi è in custodia, sono garantiti. Serve ad evitare che gli indagati possano denunciare un «ingiusto processo». Serve, per garantire a Rosa Maria Esilio che lo Stato per cui suo marito ha perso la vita, troverà i colpevoli dell’omicidio e li punirà secondo la legge”.
 
Stefano Lepri, La Stampa
La prossima manovra economica dovrà guardare per davvero ai più deboli senza però decisioni propagandistiche e poco efficaci. Stefano Lepri sulla Stampa mette in guardia l’esecutivo rispetto alle problematiche reali del Paese: “Sulla  manovra  di  bilancio 2020 il governo ha deciso di decidere più in là. Cosicché l’agosto potrebbe passare tranquillo per l’Italia sui mercati finanziari, al momento fiduciosi che prevarrà  la  prudenza  di  Giovanni Tria. Nel rinvio a settembre non c’è solo  tattica  politica,  rispetto  ai sempre meno conciliabili dissensi nella coalizione di governo. Entrambi i partiti stanno incontrando difficoltà con le parole d’ordine che avevano scelto per i prossimi mesi. Le due rispettive escogitazioni propagandistiche, la  «Flat tax» per la Lega e il salario minimo per il Movimento 5 stelle, non trovano sufficienti platee di consenso. Si rivelano, per così dire, prodotti di importazione poco adatti al mercato italiano, anche dopo i numerosi ritocchi via via apportati. Il salario minimo sia negli Stati Uniti sia in Europa è un cavallo di battaglia importante della sinistra. n Italia non piace ai sindacati, che temono di vedere diminuito il loro potere di negoziare i contratti di lavoro. Inoltre, la cifra scelta dal M5s, 9 euro l’ora,  è  troppo alta, specie  al Sud, per non costituire una spinta all’impiego in nero. Se si desidera proteggere i più deboli sul mercato del lavoro, occorre un obiettivo realistico. Altrimenti saranno loro stessi, piuttosto che restare disoccupati, a preferire impieghi illegali con paghe più basse. Se si cerca il consenso di coloro che non si sentono protetti dai sindacati, occorre andarli a cercare, facendo politica, scoprendo quali sono le loro esigenze. La «Flat tax», datata idea della destra Usa, nella sua forma pura e originaria è un regalo ai ricchi. Gli studi del Fmi mostrano che è vano aspettarsene benefici per tutta la collettività. Le attuali proposte della Lega sono tutt’altro; non corrispondono più all’etichetta perché vanno incontro ai ceti medi. Però complicherebbero il sistema fiscale, e non poco, invece di semplificarlo. Da imprese e sindacati il presidente del consiglio ha ascoltato altre priorità. Ora non è che le forze sociali  organizzate  esprimano  in modo esauriente i bisogni del Paese. In passato ascoltando solo loro si è lasciato crescere un ampio malcontento al di fuori. Eppure, restano un tramite importante per capire che serve a chi lavora e produce. Non si rimette in moto l’Italia con formule scelte per facilità di propaganda. In ogni caso mancano i soldi, da 25 a 40 miliardi nel 2020 a seconda di quanto si voglia attuarle sul serio. Oppure una legge di bilancio compromissoria, senza sfide all’Europa, servirà a prendere tempo per una campagna elettorale successiva in cui Lega e M5s si incolperanno a vicenda delle delusioni?”.
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
Rispetto alle polemiche sul giovane americano bendato in caserma, reo confesso dell’assassinio del carabiniere a Roma, il direttore della Giornale, Alessandro Sallusti invita a ristabilire l’ordine delle cose senza falsi moralismi: “Strano Paese. C’è una professoressa che festeggia su Facebook la morte di un carabiniere ucciso con dodici coltellate, ci sono i giornali che processano i carabinieri per aver bendato l’assassino di uno di loro invertendo i ruoli di vittime e carnefici. E ci sono - è notizia di ieri - giudici che non mandano in carcere uno che ha menato dei poliziotti perché «essendo profugo» ha diritto alle attenuanti e a rimanere a piede libero. Carabinieri e poliziotti come carne da macello. Se non hanno il rispetto dei professori cui è demandata l’educazione dei nostri figli, degli opinionisti che dovrebbero indirizzare il sentire dell’opinione pubblica e dei magistrati che agiscono «nel nome del popolo italiano» perché mai delinquenti e spacciatori dovrebbero fermarsi a un loro alt. Il politicamente corretto sta distruggendo anche una delle poche cose - le nostre forze dell’ordine - che al netto delle inevitabili mele marce, immancabili in ogni ambito, resistevano pur se a fatica al degrado delle istituzioni. Non sto dicendo che se un carabiniere sbaglia non debba pagare. Dico che ci vogliono pesi corretti nel valutare le vicende. In quella di cui stiamo parlando, la benda agli occhi di un sospettato di omicidio è questione marginale. Le forze dell’ordine devono comportarsi civilmente, è ovvio. Ma per favore, non facciamo i moralisti: fare la guerra ai cattivi è un lavoro «sangue e merda» (come Rino Formica diceva della politica) non fioretto e galateo. Se poi il «sangue» è quello reale di un tuo fratello d’armi ci sta che ti vada alla testa e ti faccia non torturare ma bendare per un attimo un arrestato senza apparente motivazione logica. E puniamolo ’sto carabiniere bendatore, così saziamo la sete di giustizia dei pantofolari garantisti con gli assassini ma non con lui. Però vorrei altrettanta severità con chi ai carabinieri e ai poliziotti gli sputa e gli mena, a maggior ragione se parliamo di un ospite non desiderato ma in qualche modo mantenuto. Il comandante generale dei Carabinieri ieri ha chiesto di non sferrare la dodicesima coltellata di questa vicenda. Non parlava ai delinquenti ma a tutti noi assetati di sangue mediatico. Ascoltiamo”. 
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