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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 29/07/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Bonafede: approvare subito la riforma della giustizia
«Porteremo la riforma della giustizia questa settimana in Cdm». Lo annuncia il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede in un’intervista a Giovanni Bianconi del Corriere della Sera. Perché tanta urgenza? «Non si può più aspettare. Abbiamo fatto investimenti con un piano assunzioni per 8.000 unità e avviato un concorso per funzionari che non si faceva da vent’anni. Bloccare una riforma che riduce i tempi della giustizia civile e penale significa bloccare l’economia italiana, e questo non è tollerabile. Ce lo chiedono i cittadini italiani e gli investitori stranieri, che guardano alle classifiche internazionali in cui siamo fanalino di coda». Però Salvini sostiene di aver letto una bozza che non gli piace, troppo timida. «Non so a quale testo si riferisse, ma quello che abbiamo presentato è il frutto di costanti incontri avuti con la ministra della Lega Giulia Bongiorno. Io resto aperto al dialogo con tutti, ma al punto in cui siamo arrivati mi aspetto un atteggiamento costruttivo». I leghisti dicono di volere tempi ancora più rapidi, separazione delle carriere tra giudici e pm e riforma delle intercettazioni. Se insistono lei che fa? «Sui tempi abbiamo introdotto termini perentori entro i quali, se un procedimento non è concluso, i magistrati saranno chiamati a rendere conto del loro operato». Si parlava di 9 anni, un tempo “irricevibile” per la ministra Bongiorno. «Li abbiamo portati a sei. E comunque inserire in questa proposta il tema delle intercettazioni, che non incidono sui tempi della giustizia, o la separazione delle carriere, che prevede modifiche costituzionali, significa procrastinare i tempi della riforma. Il Paese non se lo può permettere». Lo dice perché a fine anno entra in vigore il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, che la Lega ha condizionato alla riduzione dei tempi dei processi? «Anche. Quell’accordo politico io l’ho voluto fortemente, introducendo la moratoria sulla prescrizione per avere il tempo di fare l’altra riforma. Sarebbe assurdo bloccarla ora da parte della Lega».
 
Flick: quella benda un abuso che mette a rischio le indagini
«Un’inaccettabile violazione della Costituzione e della legge». Così l’ex presidente della Consulta ed ex Guardasigilli Giovanni Maria Flick, intervistato su Repubblica da Liana Milella, definisce la foto del presunto assassino del vicebrigadiere Cerciello Rega ammanettato e bendato in un ufficio dell’Arma. Nessun dubbio professore? «Ci troviamo di fronte a una palese violazione di una legge penale, l’articolo 608 del codice. Siamo di fronte a un reato? «Certo. Un reato che è conseguenza diretta e grave “della violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà” come dice la Costituzione». È mai possibile che con il caso Cucchi ancora aperto l’Arma ricada in errori così grossolani? «Non mi pare che l’Arma ricada in alcun errore perché ha subito provveduto a fare denunzia all’autorità giudiziaria, che è esattamente il contrario di quanto sembra essere avvenuto nel caso Cucchi». Salvini e la Lega giustificano la foto perché per loro conta solo la morte del carabiniere. «Sono due realtà assolutamente diverse e non comparabili. È ovvia la gravità di un omicidio come quello. Ma ciò non ha nulla a che vedere con il rispetto della legge medesima da parte di chi ha in custodia l’accusato. E un comportamento del genere, se non verrà giudicato necessario da parte del giudice per le condizioni particolari dell’indagine, è una flagrante violazione di un principio di legge fondamentale: l’uso di una misura di rigore “non consentita”, cioè un abuso di autorità che potrebbe anche avere conseguenze». Di che tipo? «Sulla credibilità della giustizia italiana, sulla valutazione delle prove o confessioni rese nell’immediatezza».
 
Bussetti: entro l’anno concorso per regolarizzare i precari della scuola
Un decreto ad hoc per far fronte alla mancanza di insegnanti e consentire agli uffici regionali di organizzare il regolare avvio dell’anno scolastico. Lo annuncia il ministro all’Istruzione Marco Bussetti in un’intervista a Lorena Loiacono del Messaggero. Di cosa si tratta? «Questa settimana presenteremo in Cdm un pacchetto scuola. Siamo pronti. Lo schema di decreto legge è già stato inviato da giorni a Palazzo Chigi per l’istruttoria preliminare e, salvo sorprese, sarà approvato in una delle prossime riunioni prima della pausa estiva. Dentro ci sono importanti misure per il precariato, per il trasporto scolastico, per garantire la continuità del corpo degli ispettori in attesa del nuovo concorso, per la sicurezza degli edifici scolastici e l’antincendio. Quanto ai precari cosiddetti storici, il decreto prevede due misure: l’avvio di percorsi abilitanti speciali e il bando di un concorso riservato». Che cosa prevede il percorso abilitante per le scuole medie e superiori? «I percorsi abilitanti speciali (pas, ndr), in particolare, saranno banditi entro il 2019 e si svolgeranno nelle università. Consentiranno a chi ha già insegnato a lungo da precario di ottenere l’abilitazione. Per la prima volta la partecipazione sarà estesa ai dottori di ricerca, ma, soprattutto valorizzeremo l’impegno di chi in questi anni ha garantito il funzionamento delle scuole statali e paritarie». Sono ancora decine di migliaia i contratti a tempo determinato nella scuola italiana: un “abuso” che non piace all’Europa. Quando arriverà il concorso straordinario? «Verrà bandito entro la fine del 2019. Saranno effettuate circa 24mila assunzioni, tra i docenti che abbiano almeno tre anni di servizio negli ultimi otto, nella cosiddetta “terza fascia”. Altre 24mila assunzioni saranno poi riservate ai laureati. Per un totale, di circa 48 mila posti per la scuola secondaria. Che si sommano ai 17 mila che bandiremo nei prossimi giorni su infanzia e primaria».
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