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Sala: Salvini si pu˛ battere, ecco come

Piero Colaprico, la Repubblica, 26 luglio

Redazione InPi¨ 26/07/2019

Sala: Salvini si pu˛ battere, ecco come Sala: Salvini si pu˛ battere, ecco come Salvini si può battere e quanto a un’eventuale alleanza con il M5S, dico no almeno fino a quando sarà guidato da Di Maio. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala enuncia il suo ‘programma politico’ intervistato da Piero Colaprico per la Repubblica del 26 luglio. Sindaco  Beppe  Sala, Milano nel mondo è, se possiamo dire così, un marchio che tira, una città riconoscibile e riconosciuta. Ma il governo aiuta? E che immagine sta dando, secondo lei, dell’Italia? «La deriva sovranista ci isola non solo in Europa ma anche nel mondo. Il risultato di un anno di politica estera di questo governo è un vero disastro e si vede bene su due fronti. In primo luogo, perché a Bruxelles il governo si presenta spaccato a metà, come si è visto nel voto per la nuova Presidenza Ue. E alza anche la voce non potendoselo permettere, come ha fatto disertando il vertice sulle migrazioni. Un muscolarismo che forse porta voti a Salvini, ma fa male all’Italia. Inoltre, fuori dall’Europa, nella girandola di incontri e visite tra Washington e Mosca, il governo attuale appare frastornato, levantino e opportunista». Qual è a suo parere il risultato? «Sono stato negli Usa dieci giorni fa, gli americani non sono dei santi ma almeno la coerenza la  conservano. Ai loro occhi siamo noi che stiamo mettendo in crisi un’alleanza che va avanti da 70 anni!». Gli incontri Salvini-Putin - e non solo con Putin - stanno interessando moltissimo l’opinione pubblica italiana e mondiale. Anche per la presenza di soggetti che non c’entrano ufficialmente con il governo, visto quello che ha detto il premier Conte di Gianluca Savoini… «Quando vado all’estero io che sono sindaco mi faccio accompagnare dal personale delle nostre ambasciate e consolati, come dovrebbe essere normale e come ho fatto nei due viaggi americani. Questi da piccoli traffichini». Però nei sondaggi Matteo Salvini cresce… «Salvini non può sperare di cavarsela sempre cavalcando l’immigrazione. Il suo è il governo di quota 100 e del reddito di cittadinanza - con risultati, peraltro, discutibili - ed è il governo che ha spazzato via le risorse del piano Industria 4.0. Insomma al momento questo governo è nemico delle imprese, come peraltro è nel dna del M5S. Allora è evidente che sta per finire la pazienza di chi lavora e produce, un mondo che deve trovare ascolto dalle nostre parti e deve essere da noi della sinistra interpretato con proposte moderne e razionali. Altro che MiniBot, all’Italia serve una politica industriale seria, quella che non vediamo su Ilva e Alitalia». Insistiamo, come spiega il successo elettorale di Salvini? «Non sono certo che quello a Salvini sia un voto di fiducia. Forse anzi gli italiani sono così sfiduciati che stanno solo premiando quello che appare come il più forte». Veniamo alla sinistra, che le periferie d’Italia non votano più. Che cosa serve? «C’è necessità di pensieri nuovi e forti. Noi siamo quello che dovremmo essere solo se ci occupiamo di cose concrete, che sono i redditi disponibili per le persone, quindi anche le tasse da pagare, i servizi che lo Stato Sociale mette a disposizione e le libertà che lo Stato garantisce. Il tutto dentro una ricetta equa e giusta, dove chi è più forte aiuta chi è più debole, ma chi è più forte non è per definizione un mostro. Quindi noi dobbiamo riprendere il filo dei bisogni della gente e andare loro incontro, avendo anche il coraggio di proporre cose nuove e diverse dal passato». Per esempio? «Equità sociale vuol dire innanzitutto togliere a qualcuno e dare a qualcun altro. A mio parere bisogna innanzitutto togliere allo Stato, che deve cedere il superfluo, caserme e palazzi di valore, presenze anacronistiche. Serve anche ripensare alla missione delle aziende pubbliche, non è che lo Stato sia per forza inefficiente, si può dimostrare il contrario. Quanto alle imprese private, non sono nemiche, ma le tasse vanno pagate laddove si producono i profitti. Infine chi evade sopra un certo livello deve andare in galera per davvero e per davvero restituire il maltolto. Con il ricavato di quanto si prende agli evasori si dia lavoro a chi non ce l’ha, attraverso un piano straordinario di intervento sul nostro patrimonio idro-geologico o culturale». Si sente di ipotesi di alleanze o collegamenti del Pd con M5s, che ne pensa? «Va esclusa ogni forma di collaborazione con l’M5S, perlomeno con la guida politica attuale. Ma ritengo necessario lavorare per riannodare i fili con quei milioni di elettori che hanno scelto il movimento. Molti sono dei nostri, o meglio lo sono stati. Quindi tornare a coinvolgerli è un dovere assoluto della sinistra. Quando finirà questo governo si dovrà andare ad elezioni. E noi dovremo essere pronti a costruire alleanze, anche con chi verrà dopo Luigi Di Maio alla guida del movimento. Di Maio, quello del mandato zero, è ormai screditato moralmente e politicamente». Lega no, Cinquestelle no, con chi vi alleate allora? «Serve riflettere a fondo su quello che scrive l’Economist. Il pensiero dei conservatori è erede dell’illuminismo che preferisce il certo all’incerto, il reale al possibile, ma adesso è sorpassato dalle nuove destre, anzi viene ripudiato. I conservatori sono pragmatici, le nuove destre ideologiche e incuranti della verità. Quindi non dimentichiamoci che conservatori e liberal sono in disaccordo su vari temi, ma a volte possono essere alleati, per esempio rispetto a un’eccessiva intromissione dello Stato». Una ricetta per la sinistra oggi non si percepisce, secondo lei esiste? «Smettere a sinistra di attaccarci a vicenda è una precondizione necessaria. Ma è fondamentale recuperare la nostra forza e la nostra vocazione riformista. Non possiamo continuare a confrontarci punto a punto con le chiacchiere della maggioranza, se no facciamo il loro gioco e continuiamo a prenderle. Dobbiamo avere il coraggio di un pensiero più organico e di proporre sintesi molto efficaci. Anche perché certamente in politica il nuovo non ha le competenze, ma le “competenze” non hanno capito le novità che venivano avanti nella società e nell’elettorato...». Un tema che lei rilancia da Milano è quello dell’urgenza di dare risposte a chi chiede, per il bene comune, di cambiare strada su ambiente, ecologia, clima. «Ritorno a dire che anche se è ovvio che la politica deve coprire tutti i temi, oggi la maggiore attenzione deve andare ad una proposta di giustizia sociale e ambientale. Con un serio, serissimo approccio alla rivoluzione digitale che sta trasformando il nostro mondo. Io alla questione ambientale credo veramente tanto e mi voglio impegnare, non in maniera opportunistica perché ora è “di moda”. In realtà mi sto impegnando da anni, essendo Vice Presidente di C40, un’associazione con le più grandi città del mondo che di ciò si occupa. Perché occuparsi dell’ambiente non significa rimpiangere un passato che non c’è più, ma costruire un futuro più giusto. Infatti mi sono preso direttamente le deleghe di un nuovo assessorato che a Milano chiamiamo Transizione Ambientale». A parole può funzionare, ma in concreto? «Faremo un grande piano d’azione che coinvolgerà la città, i cittadini e le imprese, ma per dare il buon esempio partiremo dalle nostre partecipate e dai servizi pubblici. E faremo anche azioni simboliche che aiuteranno a riflettere: il Comune regalerà a tutte le bambine e i bambini delle elementari, e ai ragazzi delle scuole medie, al loro ritorno a scuola, una borraccia di alluminio per segnare la nostra volontà di combattere la plastica. Servono segnali e, soprattutto, esempi. Un ambientalismo che dice no a tutto è inutile, bisogna invece metterlo al più presto in relazione con gli altri attori della nostra società». 
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