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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 26/07/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Garavaglia: taglio tasse si fa con almeno 10-12 miliardi
«Quattro miliardi per ridurre le tasse sono veramente poca cosa. Bisogna andare su un ordine di grandezza decisamente più ampio». Lo sostiene il viceministro dell’Economia, il leghista Massimo Garavaglia, intervistato sul Corriere della Sera da Enrico Marro. Di quanto? «Almeno il triplo. Servono non meno di 10-12 miliardi per un impatto strutturale su crescita, consumi e risparmio». Una dozzina di miliardi per la flat tax cara alla Lega? «Esattamente». Volete sempre introdurre l’aliquota Irpef del 15% sui redditi familiari fino a 55 mila euro? «Ci sono diverse ipotesi. L’obiettivo è dare più soldi in busta paga a quanti più italiani si può». E allora perché non vanno bene i4miliardi di taglio del cuneo fiscale come propone il vicepremier Di Maio? «Si tratta di vedere come si fanno». L’idea dei 5 Stelle è di compensare le imprese che subirebbero un aumento dei costi con l’introduzione del salario minimo. «Io penso che le partite di giro non siano utili. La Lega è contraria a un salario minimo che aumenti i costi delle imprese, mentre il taglio del cuneo si può fare se si rimette mano al bonus di 80 euro di Renzi. Quella è una spesa già finanziata, che si potrebbe trasformare in una decontribuzione,magari portandola a 100 euro e cogliendo due risultati: il miglioramento dei conti, perché si ridurrebbero la spesa e la pressione fiscale, e l’aumento della busta paga». Flat tax; taglio del cuneo; riduzione a3delle aliquote Irpef a favore del ceto medio, come dice il ministro Tria. Come si conciliano? «Mettendole tutte sul tavolo e cercando il mix migliore». E le coperture? «Si lavora su lotta all’evasione e taglio delle spese». E se non basta, più deficit? «Il deficit c’è sempre stato, tranne che nel 1876, nel 1893- 96 e nel 1925. Lo contratteremo con la Ue, come sempre».
 
Furlan: quei soldi devono andare nelle tasche dei dipendenti
«Abbiamo detto al presidente del Consiglio che l’importante è che la riforma premi chi paga l’85% delle risorse dell’erario, lavoro dipendente e pensionati. Ma questo non può prescindere da una cosa che il governo non è stato in grado di dire: quante risorse intende investire sulla riforma fiscale». Lo riferisce la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan, intervistata sulla Stampa da Alessandro Di Matteo dopo l’incontro a palazzo Chigi con Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Proviamo a fare due conti sui soldi che serviranno: Tria ripete che si eviterà l’aumento dell’Iva, Salvini insiste sulla flat tax, Di Maio vuole il reddito minimo… A quanti miliardi siamo? «Siamo a parecchi miliardi: secondo i nostri calcoli servono 23 miliardi per l’Iva e almeno una decina su misure che già esistono come quota 100 e reddito di cittadinanza, poi c’è da tener conto della mancata crescita rispetto alle previsioni del governo. Direi che siamo a palmi vicini ai 40 miliardi». Il problema è che il governo parla con tante voci. Voi avete capito con chi dovete parlare? «E’ evidente che la regia spetta al presidente del Consiglio, è suo compito. Noi siamo stati un anno e mezzo purtroppo in quasi totale assenza di tavoli di confronto. Credo sia grazie all’azione di Cgil-Cisl-Uil, che finalmente si sono sbloccati i tavoli a livello istituzionale. Certo, non possiamo commentare le proposte del governo, perché devono ancora arrivare. Ma almeno possiamo esporre le nostre priorità». Ma Di Maio qualcosa l’ha messa sul tavolo: il taglio del cuneo fiscale. «Ha solo detto che è loro intenzione rimodulare o esonerare le imprese del versamento alla Naspi. Cosa ben diversa dal taglio del cuneo fiscale. Come sindacati abbiamo chiesto con molta chiarezza che l’abbattimento del cuneo deve andare interamente nelle buste paga dei lavoratori».
 
Lezzi: la Tav facciamola al Sud
Sulla Tav «adesso ci sarà il passaggio in Parlamento, e lì il nostro no resta chiaro: non abbiamo cambiato idea sulla Tav come hanno fatto nel tempo tutti gli altri partiti». Lo afferma la ministra per il Sud Barbara Lezzi, del M5S, intervistata sul Messaggero da Simone Canettieri. Non teme un crollo dei consensi per il M5S? «Lavoriamo per fare il bene del Paese, non per il consenso, quello è il nostro solco. Non siamo stati votati solo per Tap o Tav, ma per una serie di riforme che stiamo portando a casa: reddito di cittadinanza, salario minimo, riforma giustizia, taglio costi della politica. La valutazione su di noi sarà complessiva alla fine del mandato». L'Alta Velocità serve anche al Sud. «Soprattutto al Sud. Ai cittadini del Mezzogiorno la Torino-Lione quanto interessa? Nulla direi. Anzi, vivono questo dibattito come una mancanza di riguardo. Parliamo di zone infatti dove mancano adeguati collegamenti ferroviari e stradali. Su questo stiamo lavorando e facendo passi in avanti importanti». Quali progetti si impegna a chiudere entro la legislatura? «Abbiamo accelerato sull'Alta velocità Napoli-Bari che poi raggiungerà Taranto e Lecce. Poi andiamo avanti sulla statale Jonica, l'autostrada Ragusa-Catania e l'Alta velocità a Matera». Come intende muoversi - fondi alla mano - il governo per colmare il gap su ferro al Sud? «L'ultima riunione del Cipe ha stabilito all'aggiornamento 2018-2019 del contratto di programma Investimenti Rfi-Mit 2017-21, che prevede di destinare 15,4 miliardi di euro in più per il potenziamento delle nostre linee ferroviarie. Il 51% di queste risorse saranno destinate appunto al Mezzogiorno per recuperare il gap infrastrutturale. Ci saranno interventi di elettrificazione delle reti regionali di Campania, Puglia, Sicilia e Molise. Poi stiamo portando avanti dei progetti con Palazzo Chigi, tra cui una nuova rete ferroviaria che colleghi i principali porti del Sud, a partire da quello di Gioia Tauro».
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