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Altro parere

Mani legate alla Lagarde

Redazione InPi¨ 26/07/2019

Altro parere Altro parere Donato Masciandaro, Il Sole 24 Ore
“L’annunzio di Draghi che la politica della Bce potrà divenire più espansiva indica la rotta che la Lagarde dovrà seguire, legandole in qualche modo le mani. Legare le mani è utile, ma attenzione: occorre evitare nodi pericolosi”. Lo scrive Donato Masciandaro sul Sole 24 Ore analizzando le indicazioni fornite ieri dal presidente della Bce. “Oggi – spiega Masciandaro - la politica monetaria si basa sulla articolazione di tre strumenti, diversi ma intrecciati: oltre ai tassi di interesse, la Bce utilizza la politica degli annunzi vincolanti e quella delle operazioni sui mercati finanziari. Il meccanismo di legarsi le mani con gli annunzi è oramai la catena principale attraverso cui le decisioni odierne della Bce vincolano le sue scelte future. E’ uno strumento potente ma insidioso, perché l'interazione tra annunzi vincolanti e reazione dell'economia e dei mercati segue percorsi che possono avere effetti imprevisti e non voluti. In questa fase, ad esempio, è evidente che i mercati facciano il tifo per politiche monetarie espansive, ma la politica degli annunzi deve evitare di farsi catturare dalle tendenze lassiste dei mercati. La politica degli annunzi si intreccia alla definizione degli altri due strumenti, perché il profilo dei tassi e/o quello delle operazioni in titoli sui mercati finanziari sono l'oggetto degli annunzi stessi. Per quanto riguarda i tassi di interesse, annunziarne il sentiero futuro, definendo un arco temporale minimo, e condizionandolo sempre alle informazioni disponibili, è buona cosa. L'incognita è il livello dei rendimenti. I tassi della Bce sono stabilmente in territorio negativo dal giugno 2014. I tassi negativi sono uno strumento non convenzionale, la cui efficacia è tanto più incerta tanto più prolungato è il suo utilizzo. Si leggono proposte che mirano a rendere ordinari i tassi negativi. La Bce dovrà evitare di assecondare tali rischiose suggestioni. Lo stesso discorso può essere fatto per le operazioni sui mercati finanziari. Dal gennaio 2015 la Bce si è impegnata in acquisti sistematici di titoli. Tale impegno è terminato lo scorso dicembre. Anche questo è uno strumento non convenzionale: quindi anche la sua efficacia è tanto più dubbia tanto più è esteso il suo utilizzo, sia in termini di orizzonte temporale che di gamma di titoli utilizzati. Anche qui circolano suggestioni rischiose. Ipotizzare ad esempio che Francoforte si impegni nell'acquisto di azioni del settore privato farebbe valicare alla Bce un Rubicone, giuridico ed economico. Insomma, la Bce fa bene a ricordare che la sua cassetta degli attrezzi si è ampliata; ma di quegli strumenti occorre anche riconoscere i limiti. La politica monetaria espansiva crea consenso, nella politica e nei mercati, ma non è detto che vada fatta sempre ed ad ogni costo. C'è sempre una alternativa: riconoscerne i limiti. Ci si può legare le mani, rimanendo flessibili e prudenti. La Bce finora lo ha fatto. E' utile che continui a farlo”.
 
Maurizio Crippa, Il Foglio
Sul Foglio Maurizio Crippa accusa Matteo Salvini per il naufragio di due barconi davanti alle coste della Libia, in cui sarebbero morte 150 persone. “La colpa ce l’ha tutta – scrive Crippa -. Tutto sta nel provare a dire di quale colpa si tratti. La colpa non nasce dall’etica, ma dai fatti. La Libia, la gestione della crisi e del rapporto, fosse anche di necessaria intelligence, è stata abbandonata a se stessa dall’attuale governo italiano; il lavoro delle Ong è stato infangato e ostacolato oltre i limiti della stupidità e ad onta del pragmatismo, e le navi di pronto soccorso non navigano più; i porti sono stati (ipoteticamente) chiusi, il mare è caldo ed è una tavola, pensare che le partenze dei disperati si fermino, sotto il sole, e non prepararsi, è azzardo; all’Europa che ha appena approvato un’ipotesi di gestione, migliore dell’attuale, il ministro dell’Interno e leader di coalizione ha risposto un picche imbarazzante (pure per la nostra diplomazia) arrivando pure a schifare il diritto del mare e la logica geografica. Di rivedere il Trattato di Dublino, la cosa da fare, Salvini non s’è mai preso carico. Lui, il suo governo e i suoi opinion maker, chiamiamoli così, stanno trincerati nel comodo di una propaganda miope, che paga forse in termini di consenso spiccio, ma non è in grado di rispondere ai fatti e alla loro portata enorme, storica. Quella messa in scena per opportunismo e mancanza di visione da questo governo non è la politica di un grande paese, quella necessaria di fronte a un fenomeno grande, che non si arginerà né risolverà con quattro cazzate sui porti chiusi. Bisogna capirlo invece. E’ questa, tutta politica, la vera colpa”.
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