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L'incoscienza al potere

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 26/07/2019

L'incoscienza al potere L'incoscienza al potere Carlo Verdelli, Repubblica
Proprio mentre Mattarella esortava a «evitare conflittualità» e a cercare «collaborazione nelle istituzioni», Salvini rifilava l’ennesimo ceffone al premier: «Del discorso di Conte mi interessa meno che zero». Lo fa notare il direttore di Repubblica Carlo Verdelli, che firma un lungo editoriale contro il governo gialloverde. “In ogni altra democrazia del mondo il presidente del Consiglio avrebbe già decorosamente rimesso il suo mandato. La situazione ha da settimane superato il punto di un possibile ritorno a un minimo di dignità, dove per dignità si intende che le forze di governo, avendo perso per via ogni punto di contatto e di condivisione, ne prendono responsabilmente atto e stracciano il risibile contratto che le ha artificialmente tenute insieme per un anno di travagliata convivenza. Non c’è tema dove ci sia un minimo d’unità d’intenti: dalle autonomie regionali alle alleanze internazionali, dalla legge di bilancio al decreto sicurezza, dalle multe alle Ong ai balletti deprimenti su Tav, Tap, Ilva, Alitalia. Il risultato è che giorno dopo giorno assistiamo a scambi sanguinosi di accuse tra i due partiti che avrebbero la responsabilità di guidare un Paese sfibrato da ondate d’odio inattese, frustrato nelle sue ambizioni di crescita, mai così in bilico sul crinale che divide la decadenza, non solo economica ma anche sociale, da una qualsiasi ipotesi di ripartenza. Sembra sempre di essere arrivati all’ultimo giorno. E invece arriva un vertice a sorpresa, una dichiarazione a buttare la palla in tribuna, un compromesso notturno all’estremo ribasso. E la mattina dopo si ricomincia. Forse il peggior difetto di un governo nato difettoso è l’incoscienza: solo l’incoscienza dei contraenti di questo patto di legislatura vieta di ammettere che il 65esimo governo della Repubblica, nato il primo giugno 2018, è politicamente e clinicamente morto”.
 
Michele Brambilla, Quotidiano Nazionale
Di tono simile l’editoriale del direttore del Quotidiano Nazionale, Michele Brambilla. “Non sono normali 14 mesi di risse su 14 di convivenza. Non è normale che, quando un premier parla in Senato, la sua forza parlamentare di riferimento abbandoni l’aula e gli alleati dichiarino di fregarsene di ciò che ha detto. Non è normale che metà del governo la pensi in modo esattamente opposto all’altra metà su temi non propriamente secondari come l’Europa, le grandi opere, le tasse, il reddito di cittadinanza, le autonomie regionali, la chiusura dei porti agli immigrati, la riforma della giustizia. Per questo la notizia della pace fra Di Maio e Salvini non è una buona notizia. Gli italiani sono stufi di questi litigi continui, e lo sono per almeno due motivi: il primo è che paralizzano il Paese, il secondo è che più passa il tempo, più hanno il sapore di una farsa, di una messinscena. Salvini e Di Maio sembrano Sandra e Raimondo, che a Casa Vianello litigavano tutti i giorni ma non si lasciavano mai: sembrano, ma non sono come loro, perché Sandra e Raimondo si amavano davvero, questi due no. Per quale ragione continuano a far pace dopo i litigi? Loro dicono che hanno «ancora tante cose da fare insieme»: ma siccome poi queste cose non le fanno, il sospetto è che stiano insieme solo per interesse. Ma per fortuna dell’Italia in questa situazione non-normale abbiamo un presidente della Repubblica normale. Uomo d’altri tempi, o meglio d’altra Repubblica, Mattarella è l’unico che conservi un elementare senso dello Stato e della democrazia. Ieri ha ricordato ai duellanti che il ruolo del Colle non è quello del giocatore ma dell’arbitro. C’è da augurarsi che i litigiosi alleati al governo, anziché fare paci che non durano, interrompano la partita, gli consegnino il pallone e vadano, come dice Caressa, a prendersi un tè caldo”.
 
Sabino Cassese, Corriere della Sera
“Ci stiamo isolando politicamente e allontanando economicamente dall’Europa”. E’ la lapidaria valutazione che Sabino Cassese esprime sul Corriere della Sera. “La Lega - spiega Cassese -, si è messa in un vicolo cieco votando contro i candidati alla presidenza del Parlamento e della Commissione europea, mentre l’altra forza di governo, il M5S, ha appoggiato la presidente della Commissione, ma si è opposta al presidente del Parlamento e in quest’ultima sede non riesce neppure a trovare alleati, tanto che non è entrata a far parte di nessun gruppo parlamentare. L’Italia, insomma, è andata in Europa in ordine sparso. Ma ci stiamo allontanando dall’Europa anche economicamente. All’interno dell’eurozona, siamo all’ultimo posto. Siamo fermi da un quarto di secolo, mentre gli altri corrono. Il divario Nord- Sud si accentua. Più della metà del commercio mondiale di beni e servizi fa riferimento a transazioni lungo le catene globali del valore e le imprese italiane tendono a partecipare ad esse come imprese subfornitrici di beni intermedi o semilavorati, collocandosi negli stadi produttivi a minor valore aggiunto e quindi a più bassa produttività. Insomma, l’Italia, Paese fondatore della Ue, quarta nazione per dimensioni, non sa far sentire la propria voce nel coro europeo e non riesce a progredire alla velocità delle altre economie. Questo stato dei rapporti con l’Ue presenta un ultimo paradosso. Il grande sostenitore dell’interesse nazionale ha contribuito a disintegrarlo. Se Salvini teneva tanto ad esso, avrebbe dovuto far fronte comune con l’alleato di governo. Presentandosi disuniti, i due partiti hanno invece contraddetto l’unità dell’interesse nazionale di cui si riempiono la bocca ogni giorno. Che l’unico italiano eletto per ora ai vertici dell’Unione sia del Pd è la prova che bisogna abituarsi, integrandosi, a formare maggioranze diverse e che l’interesse europeo può essere anche interesse nazionale”.
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