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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 25/07/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Salvini: bene i sì a Tav e grandi opere. Flat tax graduale e volontaria
I sì da parte del premier Conte alla Tav e alle grandi opere sono incoraggianti. Lo afferma il vicepremier Matteo Salvini intervistato da Manuela Perrone per il Sole 24 Ore. Tav e cantieri: sono i sì che aspettava per evitare la crisi di Governo? Sono state 24 ore preziose. Quando parlavo dei partiti dei no e dei no che bloccano l’Italia pensavo ai No Tav, ai No Pedemontana, ai No Gronda, ai No alle ferrovie al Sud. Nell’arco di 24 ore sono arrivati sì per quasi 60miliardi. È un bel passo avanti, una giornata di festa, e mi spiace invece per il travaglio dei Cinque Stelle. Amen. Sta dicendo che è tutto merito della Lega? Al Cipe partecipano ministri M5S, il premier in prima persona si è speso per il piano anti-dissesto idrogeologico...Non voglio dire che è tutto merito nostro, ma basta guardare la discussione di sei mesi fa sulla Tav e vedere dove si è arrivati. Lo stesso vale per il Tap in Puglia, la Pedemontana lombarda, il Terzo Valico in Liguria. Sarei un italiano felice se riuscissimo ora a mettere in sicurezza i 15mila posti di lavoro di Ilva, a rivedere la politica italiana sui rifiuti, dove c’è un altro no folle e irresponsabile ai termovalorizzatori, e i no alla ricerca di energia e di petrolio, in mare o interra, che ovunque sono una ricchezza e qui vengono vissuti con sospetto. Se poi potessi chiedere tutto aggiungerei la riforma della giustizia, fatta bene, la riforma fiscale e le autonomie. Oggi a Palazzo Chigi si terrà il workshop sul fisco con le parti sociali, che lei ha già visto al Viminale. Ci andrà? Ho una giornata piena, e un’iniziativa sulla cybersecurity. Sicuramente ci andranno gli esponenti economici della Lega. Ma ho la soddisfazione di aver fatto da apripista. Riconvocherò le parti sociali ai primi di agosto, come promesso. Ma un tavolo non sostituisce l’altro. La flat tax sarà graduale? Non possiamo fare tutto per tutti subito e stiamo ragionando su due o tre schemi per le famiglie. È un pacchetto da una decina di miliardi a cui associare altri interventi pro-imprese, come parte del taglio del cuneo, buoni pasto, estensione del regime forfettario, cancellazione di alcune dichiarazioni pleonastiche. Stiamo lavorando alla pace fiscale 2 da estendere alle imprese e alle società. E pensiamo anche all’edilizia: un “piano casa” per agevolazioni e ristrutturazioni.
 
Harris: Johnson è scaltro, eviterà il no-deal
«Il Regno Unito è all’atto finale di questa tempesta perfetta, la Brexit. Non so se ci salveremo, perché nella mia vita non ho mai visto il mio Paese in queste pietose condizioni. Ma forse una speranza c’è». Lo afferma Robert Harris,  giornalista inglese, autore di straordinari romanzi storici, intervistato da Antonello Guerrera per la Repubblica sulla nomina di Boris Johnson come premier britannico. Da dove spira questo filo di ottimismo? «Johnson farà di tutto per evitare il “No Deal” (la pericolosa uscita senza accordo dall’Ue, ndr), anche se cita sempre questa ipotesi e i conservatori brexiter intanto ci credono. Perché sarebbe troppo rischioso per lui. Narciso e scaltro com’è, non vorrà schiantarsi subito contro un muro». E quindi? «E quindi o ricicla l’accordo May spacciandolo per nuovo, facendolo ingoiare ai suoi. O, col pretesto del Parlamento contro, andrà a nuove elezioni. O addirittura chiederà un secondo referendum». Ma Johnson lo ripete allo stremo: il 31 ottobre il Regno Unito sarà fuori dall’Ue e “questo Paese fantastico supererà ogni cosa”. «Il Parlamento si metterà di mezzo, il welfare è già allo stremo, rischiano di mancare cibo e medicine, il Paese non può permettersi una nuova recessione, c’è il rischio di rivolte. Figuriamoci se chiuderà il Parlamento per far passare il “No Deal”: l’ultima volta che accadde, con Carlo I, esplose la guerra civile. Ma Johnson ha un lunghissimo curriculum di tradimenti: con le donne, in politica. Le prossime vittime saranno i brexiter… Però…». Però? «Come nella Prima Guerra mondiale, la situazione è così tesa e instabile, il popolo è così nervoso, che un ‘incidente’, come il No Deal, può sempre capitare. Perché abbiamo la classe politica più disastrosa e inetta di sempre: i conservatori ostaggi dell’estrema destra, il Brexit Party di Farage invischiato in torbidi legami russi e un partito laburista in mano ai marxisti come Corbyn. Mi vergogno».
 
Cirillo: Ora non demonizzare il mondo degli affidi
«Adesso sembra che nei servizi sociali italiani lavorino soltanto orchi, ladri di bambini, psicologi in malafede e assistenti sociali corrotti. Accusati di togliere i figli alle famiglie, di inventare abusi inesistenti, di speculare sulle case famiglia. Se a Bibbiano sono stati compiuti reati è giusto che chi ha infranto la legge paghi. Ma è ingiusto, invece, infangare il prezioso lavoro di tanti che ogni giorno cercano di tutelare i più piccoli». Lo afferma lo psicologo e terapeuta familiare, Stefano Cirillo fondatore  del “Centro del bambino maltrattato” di Milano, intervistato da Maria Novella De Luca per la Repubblica. «Task force, commissioni  d’inchiesta, siamo alla caccia alle streghe». A Bibbiano però, così sembra, ci sono stati illeciti gravi. «Infatti l’inchiesta è in corso. Ma io voglio difendere il sistema degli affidi. Perché le violenze in famiglia esistono. Le famiglie maltrattanti esistono. In pochi mesi in Italia sono stati uccisi dai genitori sette bambini. Un numero enorme. E se ci sono delle prove di abusi o di maltrattamenti i figli vanno allontanati». Ma le prove devono essere vere. «Certo. È un lavoro delicatissimo e non infallibile. Con i bambini ci possono essere falsi positivi e falsi negativi». Ossia abusi veri ma negati o abusi inesistenti ma inventati? «Può capitare». Quindi può accadere che un bambino venga allontanato dalla propria famiglia, per una errata che a Bibbiano possa essere accaduto questo. Terapeuti che hanno visto abusi dove forse non c’erano. Si chiama “furor curandi”. Perché invece, parlando di affido, fatico a vedere interessi economici». In che senso? «I sostegni erogati alle famiglie affidatarie sono assolutamente esigui. I minori allontanati dai loro genitori e poi “collocati” in altri nuclei, sono difficili, complessi. Hanno bisogno di sostegni costosi. A chi conviene? Il vero problema non sono i troppi affidi, ma il fatto che nessuno li vuole questi bambini. Invece di demonizzare i servizi sociali, potenziamoli. Questa campagna contro gli affidi porterà allo smantellamento delle ultime reti di tutela per i bambini maltrattati».
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