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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 22/07/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Toti: Su autonomia no ad accordi al ribasso con il M5S
Sulla questione dell’Autonomia non si devono fare accordi al ribasso con il M5S. Lo afferma il governatore della Liguria, Giovanni Toti intervistato da Paola De Caro per il Corriere della Sera. C’è il rischio di un’Italia a due velocità?  «Il rischio di un’Italia a 2, 3, 4 velocità non è dato dall’autonomia differenziata, che non c’è, ma dal centralismo esasperato dello Stato. Non nuovo, ma oggi rinnova- to dall’atteggiamento di chiusura del M5S, che non risponde alle istanze che vengono dai territori, come è evidente dal No Tav, dalle decisioni sull’Ilva, dall’immobilismo sulla Gronda. L’autonomia non è la malattia ma la cura». Conte assicura che si sta lavorando per trovare una mediazione: non si fida? «Lavorano, bene, ma sono anni che si lavora e i nodi so- no sempre lì: io non chiedo per la mia Regione l’autonomia sulla scuola ma di temi sul tavolo ce ne sono moltissimi. Per noi ad esempio cruciale sarà quello della gestione delle infrastrutture, dei porti, che sarà un grande snodo. E allora va bene ascoltare chi ha dato il calcio di inizio, ma anche le altre Regioni devono essere coinvolte. Il governo ci convochi e chiarisca il quadro generale nel quale ci si muove». Quali devono essere i punti cardine? «Si discute di costi storici, si chiede di poter spendere in modo autonomo e secondo i bisogni della collettività i risparmi che ogni Regione fa rispetto a quanto le viene concesso dal governo centrale. E avere voce in capitolo su infrastrutture, su piani energetici e ambientali è anche un modo per responsabilizzare le singole Regioni, per far giudicare ai cittadini se si opera bene o male. Io non voglio farmi imporre da un governo grillino scelte totalmente incoerenti a quelle per i quali gli elettori hanno votato».
 
Fraccaro: Se Lega vuole la crisi per non tagliare parlamentari ne risponderà agli italiani
«A leggere certe dichiarazioni tutti i pretesti sembrano buoni per aprire una crisi di governo. Ma abbiamo ancora delle cose importanti da fare. Ad esempio il taglio di 345
parlamentari che a settembre arriva a compimento. Sarà un momento storico». Lo afferma il ministro grillino dei Rapporti col Parlamento e della democrazia diretta Riccardo Fraccaro intervistato da Goffredo De Marchis per la Repubblica. In realtà, ministro, il vero casus belli potrebbe essere la battaglia sulle autonomie. State tradendo i referendum di Lombardia e Veneto? «Sono stato eletto in Trentino, Regione autonoma, e ho la delega alla democrazia diretta. Figuriamoci se voglio tradire una consultazione popolare. Ma il messaggio di un Nord contro il Sud va scongiurato. Il percorso deve favorire l’intero Paese». Così però si ferma tutto. «Per me è il contrario. Dobbiamo scrivere un testo che incentivi anche altre regioni a chiedere l’autonomia, dev’essere una possibilità di crescita per tutti e non una differenziazione  tra le regioni. Ai governatori dico: abbandoniamo gli insulti e gli schieramenti ideologici». La Lega romperà sull’autonomia? «Stando ad alcune loro dichiarazioni sembra possibile. Ma per me il governo va avanti. Se fa le cose, certo, come dicono i leghisti. Altrimenti saremo i primi a staccare la spina. Non siamo attaccati alla poltrona, anzi ne vogliamo far sparire parecchie. Dopo decenni di promesse è pronto il taglio dei parlamentari. Fermarsi adesso significa lasciare tutto come è». Accusa i leghisti di essere dei poltronisti? «Io dico che le coalizioni tradizionali hanno sempre  tergiversato. Noi siamo diversi e ci manca solo l’ultimo passo. A settembre possiamo realizzarlo, sarà l’esempio di come si può fare l’interesse del Paese. Se invece il governo cade resta tutto fermo. Io non credo che la Lega voglia prendersi questa responsabilità, ovvero non tradurre in atti concreti una promessa che è nel contratto di governo».
 
Decaro: “Carta d’identità senza personale. Sempre ritardi
Fino a quattro mesi per avere la carta di identità elettronica (Cie) a Roma, tre a Torino, due a Milano e Napoli. Ottenere l’appuntamento all’anagrafe è un miraggio. Così Antonio Decaro, presidente dell’Anci, intervistato da Paolo G. Brera per la Repubblica. Che fate, sindaci, boicottate? «Ma no, in quelli piccoli la domanda si fa in giornata. Poi però ci vuole una settimana perché il Poligrafico stampi e spedisca. Se devi partire è troppo, no? Noi furbacchioni ci teniamo un po’ di quelle cartacee, anche se non si potrebbe...». Ma il collo di bottiglia è prima della stampa: è la prenotazione. «Il problema è il blocco del turnover. Per anni è stato al 25%, una tragedia: ogni 20 pensionati, 5 assunzioni. Ora siamo al 100%: sostituiamo chi se ne va, sì, ma non recuperiamo nulla». Ma i piccoli comuni ce la fanno e i grandi no: disorganizzazione? «Ci sarà anche quella ma il nodo resta la mancanza di personale. Molti comuni grandi sono in difficoltà: ci vogliono 20 minuti a pratica, e non se ne riescono a fare molte. I dispositivi che ti dà il ministero sono pochi». Quali dispositivi? «Serve un dispositivo particolare, non un pc qualsiasi: facciamo le Cie perché eravamo il Paese Ue con più carte false, facilmente clonabili». Quindi il problema è che mancano i “dispositivi”? «No. Te li aumentano, se chiedi e motivi. Nel mio Comune, Bari, l’ho fatto; ma ho potuto perché avevo spostato personale scoprendo altri uffici, chiudendo sezioni periferiche dello Stato civile. La coperta è corta».Quando andrà a regime il sistema, con domande in giornata? «Ora è impossibile. Devono lasciarci assumere, sbloccando il turnover e fissando un tetto di spesa».
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