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Il voto Ue e i nuovi equilibri

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 22/07/2019

In edicola In edicola Paolo Mieli, Corriere della Sera
Se si guarda oltre le apparenze e giudicando la situazione attuale, si può dire che il vero vincitore delle elezioni europee in Italia è il premier Conte mentre il vero sconfitto è il vice premier Salvini. Lo scrive Paolo Mieli sul Corriere della Sera. “Mercoledì assisteremo a un singolare confronto in Parlamento sul cosiddetto Russiagate tra il capo del governo e il Ministro dell’Interno. Dopodiché avremo ancora qualche giorno con fuochi d’artificio e poi si chiuderà del tutto l’ormai famosa finestra che avrebbe consentito la convocazione dei comizi elettorali entro il mese di settembre. Ma — detto che ancor oggi ogni esito è possibile — si può fare fin d’ora un bilancio della fase politica successiva alle elezioni europee: c’è un vincitore, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e uno sconfitto, il suo vice Matteo Salvini. Si può aggiungere che, dai primi di agosto, ovemai la legislatura subisse un infarto, la vita di questo Parlamento, con ogni probabilità, verrebbe salvata da una nuova maggioranza più larga, imperniata, ed è qui la sorpresa, sulla figura di colui che un tempo si autodefinì «avvocato del popolo».  Conte con grande agilità ha preso le redini di un M5S in stato di confusione dopo lo shock elettorale.  Il presidente del Consiglio è stato capace di trascinare con sé il frastornato movimento ponendosi in sintonia con il tradizionale establishment italiano, quello europeo, l’intero mondo economico e il Quirinale. Ci è riuscito offrendo ai grillini una prospettiva di tenuta della legislatura che offrirebbe ai pentastellati la garanzia di restare a lungo in Parlamento e persino al governo. Senza bisogno di ribaltoni, l’attuale presidente del Consiglio si ritrova in un Parlamento dove, leghisti a parte, praticamente non ha oppositori. Se le cose dovessero continuare in questo modo, verrà confermata la legge politica tutta italiana per cui chi vince nel- la competizione per il Parlamento di Bruxelles (Matteo Renzi nel 2014, Salvini lo scorso 26 maggio) si trova poi nelle condizioni di non poterne trarre profitto. Per un po’ il «vincitore delle europee» sarà confortato da sondaggi che continueranno a darlo in espansione, ma il combinato di maggioranza e opposizione si impegnerà ad imbrigliarlo, finché ad un certo punto misteriosamente le rilevazioni cambieranno di segno: da quel momento il vento soffierà in direzione ad egli avversa. E il risultato delle successive elezioni politiche risentirà di questa mutazione climatica presentandosi in modo assai difforme dai sondaggi iniziali. L’unica possibilità che gli resterebbe per differenziarsi dal cavaliere del 1995 e del 2011 sarebbe quella di passare immediatamente all’opposizione, nella speranza di essere compensato dalle urne. Ma, prima di poter ottenere l’auspicato compenso, dovrebbe probabilmente affrontare un tragitto meno breve di quello ipotizzato al momento del cambio. Un sentiero lungo e pieno di insidie. Anche e forse soprattutto di natura extra-parlamentare”.
 
Ivo Diamanti, la Repubblica
Salvini ha un solo nemico: sé stesso. Questo, in sintesi, il senso dell’analisi di Ilvo Diamanti su Repubblica nella quale prende in esame l’attuale scenario politico. “Non è facile immaginare cosa succederà nel prossimo periodo in Italia. Che ne sarà del governo e, in particolare, di Matteo Salvini. Vicepremier e ministro dell’Interno. I suoi rapporti politici e personali con Savoini, protagonista dello scandalo russo del petrolio, hanno sollevato molte polemiche. E la vicenda non è conclusa. Anzi, si sta allargando. Anche nel tempo. Fino a coinvolgere le relazioni pericolose — sul piano politico e finanziario — fra Salvini e Putin. Fra Lega e Russia. Tuttavia, l’impressione è che questi avvenimenti non abbiano avuto e non possano avere conseguenze sotto il profilo dei consensi. Politici e personali. Per la Lega e per Salvini. Il che è lo stesso. Perché la Lega si identifica in Salvini. Che, a sua volta, la identifica. Le dà un volto, una voce. Dunque, un’identità. I sondaggi degli ultimi giorni suggeriscono, anzi, una tendenza contraria. Vedono, infatti, la Lega salire ancora, nelle stime di voto. Oltre il 35%. Mentre la fiducia personale nei confronti di Salvini resiste, su livelli molto elevati. Come se il vento dell’Est avesse sollevato, in Italia, una reazione di (auto)difesa, da parte della base leghista. E non solo. Perché è l’Uomo Forte della compagine governativa. In un Paese nel quale quasi due terzi dei cittadini hanno sempre evocato e invocato l’avvento dell’Uomo Forte. Appunto. E ciò (mi) induce a suggerire un’ipotesi “personalizzata”. Più delle trame russe e dei sospetti, anzi, le evidenze, circa i favori richiesti alla Russia dagli amici di Salvini, infatti, l’unico soggetto e oggetto in grado di indebolire il consenso verso Salvini e della Lega è Salvini stesso. D’altronde, se queste — e altre — polemiche non hanno avuto effetti sull’opinione pubblica fino a oggi, non c’è motivo di supporre che, in futuro, possano influenzare il sentimento popolare. Fino a rovesciarne il segno. A questa ‘in-differenza’ contribuisce, in primo luogo, l’assuefazione alla corruzione politica, che attraversa la società. Di più. L’abitudine a considerare la corruzione contestuale alla politica. Un elemento e una componente “normale” del sistema politico. Tanto più in Italia. Dunque, la Lega continua a raccogliere consensi. Anzi li aumenta. Nonostante tutto. In particolare, nonostante gli scandali che evocano la corruzione e la dipendenza dai poteri economici e politici ‘stranieri’. Antichi vizi politici nazionali. Perché gli italiani si dovrebbero distaccare da Salvini e dalla Lega se, in fondo, la Lega di Salvini riproduce il copione di una storia nota? Forse proprio per questa ragione.Almeno, in prospettiva. Perché ne ‘corrompe’ l’immagine di diversità. Ne contraddice la “singolarità”. Ne erode il senso di ‘differenza’ che il leader ha impersonato fino a oggi. Meglio: fino a ieri. È questo il vero problema di Salvini. Apparire meno diverso dagli altri, meno distante e distinto dalla classe dirigente di quella Prima Repubblica, che gran parte del Paese considera il passato. Lontana. Ebbene, quella Repubblica oggi appare meno lontana. Meno passata. E la Lega di Salvini ne appare meno estranea. Così, Salvini rischia,a sua volta, di venirne contaminato. Indebolito. Di apparire non più un ‘uomo forte’, ma ‘uno come gli altri’. Un ‘politico’. Costretto a dissimulare l’evidenza. La realtà. E, quindi, a nascondersi. Ma Salvini non si può nascondere. Perché se diventa ‘uno come gli altri’, ‘uno dei tanti’, allora rischia di perdersi. In mezzo agli altri…
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
I governatori del Nord non ci stanno e salgono sulle barricate contro il premier sulla vicenda dell’Autonomia. Ne parla Alessandro Sallusti nell’editoriale del Giornale. “Il presidente Conte ha scritto ieri una lunga e mielosa lettera, via Corriere della Sera, ai cittadini del Nord per convincerli a fare i bravi nel caso, molto probabile, che la tanto attesa riforma dell’autonomia chiesta da Lombardia e Veneto si rivelasse una scatola vuota. L’appello del premier è già stato rispedito al mittente dai due governatori, Zaia e Fontana, che hanno ribadito di non avere nessuna intenzione di accettare compromessi al ribasso rispetto al testo originale. Testo che i Cinque Stelle a trazione meridionalista vedono come il fumo negli occhi perché temono che l’autonomia aumenti ancora di più il divario tra Nord e Sud: non dividiamo i cittadini - sostengono i grillini - tra quelli di serie A con accesso rapido a servizi pubblici efficienti e quelli di serie B inchiodati ai disservizi e alle incapacità dei loro amministratori. È vero, e ovvio, che la Costituzione garantisce uguaglianza di diritti a tutti gli italiani. Ma non è che siccome esistono - purtroppo - gli zoppi, dobbiamo tutti zoppicare, altrimenti creiamo discriminazione e ingiustizia. Il livellamento degli standard verso il basso per «garantire tutti» è uno dei grandi inganni del socialismo. Celebre, in tal senso, la battuta di Winston Churchill: «Il vizio del capitalismo è la divisione ineguale dei beni, la virtù del socialismo è l’eguale condivisione della miseria». Se una parte del Paese si sente in grado di accelerare su migliori scuole, ospedali più efficienti e una tutela ambientale più attenta ed efficiente senza gravare sulla fiscalità nazionale, perché negarglielo? Se poi questo è stato chiesto a gran voce, tramite un regolare referendum, da milioni di cittadini, perché non ascoltarli? Zaia e Fontana non sono due pazzi squinternati e neppure sprovveduti: entrambi hanno dimostrato di saper governare bene, con giudizio e nel pieno rispetto dell’unità nazionale. Trattarli, come sta facendo Conte, come scolaretti indisciplinati, ignoranti e sbruffoni è un grave errore politico oltre che una offesa a tutto il Nord. Il premier meglio farebbe a cercare di far crescere il Sud, invece di frenare il Nord. Se non ne ha le capacità, se i suoi ministri non sono all’altezza, passi la mano. O faccia uno stage di qualche mese in Lombardia e in Veneto per imparare come si governano le comunità che le urne, o la sorte come nel suo caso, ti affidano”. 
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