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Le Maire: Su procedura infrazione abbiamo aiutato l'Italia

Stefano Montefiori, Corriere della Sera, 17 luglio

Redazione InPi¨ 19/07/2019

Le Maire: Su procedura infrazione abbiamo aiutato l'Italia Le Maire: Su procedura infrazione abbiamo aiutato l'Italia Sui conti la Francia ha aiutato l’Italia. Così il ministro delle Finanze transalpino, Bruno Le Maire, intervistato da Stefano Montefiori per il Corriere della Sera del 17 luglio alla vigilia del G7 dei titolari delle Finanze e governatori delle banche centrali a Chantilly.  «La grande sfida è rifondare il capitalismo, che deve diventare più giusto. Il mio obiettivo al G7 di Chantilly è preparare decisioni che cambino la realtà di fatto, con quattro priorità: 1) cercare un compromesso sulla fiscalità del digitale e sulla tassazione minima; 2) promuovere la finanza verde; 3) arginare i rischi in termini di cyber sicurezza e di nuove monete come la Libra di Facebook; 4) ottenere più trasparenza e uguaglianza salariale».  Non è la prima volta che si parla di un nuovo capitalismo, lo fece anche Sarkozy dopo la crisi finanziaria del 2008. Come pensa di riuscire adesso, viste le posizioni protezioniste di alcuni Paesi e il rallentamento dell’economia cinese? «È vero, la situazione è complicata, ma siamo profondamente convinti che una guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti sarebbe un danno per la crescita di tutto il mondo. Già adesso il rallentamento dell’eurozona è legato alle tensioni tra Cina e Stati Uniti. Poi, tra alleati le difficoltà dovrebbero essere risolte senza arrivare alle minacce o sanzioni. Siamo sotto la minaccia della procedura 301 degli Stati Uniti a causa della nostra decisione di ricorrere alla tassazione nazionale sui giganti di Internet, pensiamo che questo non sia il modo giusto per risolvere il problema, mentre lo sarebbe il dialogo». Il fatto di avere agito da soli con la tassa sul digitale non rende la Francia soggetta all’accusa di abbandonare il multilateralismo, adottando uno stile alla Trump? «Non penso che il nostro stile sia trumpiano, vorrei ricordare tutti gli sforzi che abbiamo fatto per creare un consenso a livello europeo. Vista l’impossibilità di trovare un accordo a 28, abbiamo deciso di andare avanti da soli in attesa di una soluzione internazionale, e con l’obiettivo di fare progredire i negoziati a livello internazionale». Tassa sul digitale: quali sono le opzioni sul tavolo? «Vogliamo creare un diritto di imposizione su aziende che fanno alti profitti su un territorio dove hanno poca o nessuna presenza fisica. Poi, l’imposizione deve riguardare imprese che hanno un livello di redditività molto superiore al normale. Sono d’accordo con gli Usa perché il nuovo modello di fiscalità venga allargato a tutte le imprese che creano valore senza presenza fisica su un territorio. Ma, con la Germania e la Gran Bretagna, teniamo al fatto che le nuove regole si applichino effettiva- mente alle sfide specifiche del digitale. Su questo punto dobbiamo continuare a lavorare per arrivare a un’intesa». Benoît Cœuré, membro del board della Bce, sta lavorando sulla questione delle cripto-monete. Ci saranno annunci a Chantilly? «Bisogna fare una distinzione tra le criptmonete e Libra, ovvero una moneta di scambio per un’impresa come Facebook che ha miliardi di clienti. Dobbiamo valutare l’accumulo di dati, il rischio di finanziamento del terrorismo o del riciclaggio, il pericolo di destabilizzazione delle monete sovrane. Questi temi saranno affrontati nel rapporto intermedio preparato da Benoît Cœuré. La linea rossa per noi è che Libra non deve trasformarsi in una moneta sovrana. Siamo molto vigili su questo progetto di Facebook».  Quanto alle dinamiche europee, la Francia ha avuto un ruolo nell’aiutare l’Italia a evitare la procedura d’infrazione.  «Sì, lo confermo».  Pensa che in cambio l’Italia al G7 farà la sua parte di alleato europeo, o si mostrerà invece più vicina alle posizione americane? «Quel che constato è che l’Italia sostiene totalmente le nostre posizioni, sia sulla tassazione del digitale sia sulla tassazione minima. È importante che gli europei siano uniti su questi due argomenti. Dopodiché ogni Stato ha una priorità, per la Germania è la tassazione minima, per la Gran Bretagna la tassazione del digitale; il ministro italiano Giovanni Tria mi sostiene sui due punti».  A proposito della procedura di infrazione, la prossima tappa per l’Italia è in ottobre. Qual è la sua impressione sulla vicenda?  «Qualche mese fa ho detto che la soluzione saggia era che l’Italia accettasse la mano tesa della Commissione europea. L’Italia lo ha fatto, ha accolto modifiche al budget che le permettono di rispettare le regole comuni. Facciamo tutti degli sforzi per rispettare le regole, è difficile ma sono il nostro interesse collettivo, garantiscono la stabilità della zona euro. In questi tempi agitati la stabilità è preziosa».  I negoziati Fca-Renault possono ricominciare? La porta è ancora aperta?  «Il presidente Macron è stato molto chiaro: la priorità oggi è sviluppare una strategia industriale per l’alleanza Renault-Nissan. In seguito dovremo vedere come consolidare questa alleanza ed è unicamente su questa base che potremo esaminare sviluppi successivi».  È lo Stato azionista in Renault a essersi opposto alla fusione con Fca? «Niente affatto, lo Stato ha solo indicato che la condizione necessaria era che tutti fossero d’accordo, e in primo luogo che la fusione si facesse nel quadro dell’alleanza Renault-Nissan. Lo Stato francese, in quanto azionista principale, non ha fatto che ricordare questa evidenza: perché una fusione funzioni, tutti i partner devono volerla. Non è lo Stato francese che si è incagliato o che ha messo il suo veto. I fatti sono che Fca ha ritirato la sua offerta. È diverso. Chiarito questo, la priorità è ormai definire una strategia industriale per Renault-Nissan e rafforzare l’alleanza franco-giapponese». 
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