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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 19/07/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Von der Leyen: La Russia vuole dividere l’Europa. Noi risponderemo
La Russia vuole dividere l’Europa ma l’Ue saprà rispondere. Lo afferma il neo presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervistata da Tonia Mastrobuoni per la Repubblica. Lei sarà la prima presidente donna a guidare la Commissione europea. In che cosa sarà diversa, da questo punto di vista? «Anzitutto, attorno al tavolo della Commissione ci saranno altrettanti uomini e donne. E il fatto che abbiano provenienze diverse offrirà una diversa prospettiva ai problemi e suggerirà soluzioni differenti». Jean-Claude Juncker ha sempre voluto essere un presidente politico della Commissione, e ha sempre sfruttato al massimo la flessibilità del Patto. Ma ci sono Paesi come la Lega anseatica che chiedono il rispetto severo delle regole. Lei dove si colloca? «Ci sono molti slogan nel dibattito europeo che strozzano nella culla ogni dialogo vero. Quando qualcuno usa il termine “unione dei trasferimenti” o “austerità”, sai immediatamente da dove proviene. Se guardiamo al Patto di stabilità, esso contiene opzioni di flessibilità che dovremmo usare senza ledere le regole, che restano necessarie». E l’Italia? La procedura d’infrazione è stata fermata anche se l’Italia non ha rispettato le regole. «La Commissione attuale ha deciso di non aprire una procedura d’infrazione. La Commissione che presiederò monitorerà molto da vicino la situazione in Italia, così come in altri Paesi. Il nostro obiettivo è di riuscire a investire per stimolare la crescita senza contravvenire alle regole esistenti». Nella Lega qualcuno sogna ancora di lasciare l’euro. «L’euro è molto più delle banconote e delle monete nelle nostre tasche. È un simbolo dell’unità europea, la promessa tangibile di protezione e prosperità. L’Italia è un Paese fondatore e ha sempre avuto un ruolo decisivo nella costruzione dell’Europa e dell’euro. Non c’è dubbio che è questa la casa naturale dell’Italia. C’è stata un po’ di retorica su questo ma credo che i fatti parlino più di mille parole: dal 2015 la flessibilità concessa all’Italia sul Patto di stabilità le ha concesso di liberare 30 miliardi di euro, circa l’1,8% del suo Pil. Ecco perché io cercherò sempre un approccio aperto e costruttivo con l’Italia. Credo che sia nel nostro interesse e in quello di tutti gli italiani». La democrazia è sotto pressione. L’influenza della Russia in Europa sta crescendo. Un partito al governo in Italia, la Lega, è travolto da uno scandalo che parla di finanziamenti da Mosca. Quanto è preoccupata dell’aumento del potere del Cremlino? «Siamo testimoni da un po’ di un atteggiamento ostile da parte della Russia. Che spazia dalla lesione di leggi internazionali, come l’annessione della Crimea, al tentativo di dividere l’Europa il più possibile. Il Cremlino non perdona nessun tipo di debolezza. Dalla nostra posizione di forza dovremmo mantenere le sanzioni e offrire allo stesso tempo il dialogo. Stiamo anche migliorando nello smantellamento delle campagne diffamatorie e delle campagne via social media nutrite da fake news. Il nostro privilegio, in quanto democrazie, è quello di rispondere con trasparenza, libertà di stampa e un dibattito aperto».
 
Zaia: Il D-Day è arrivato. Ora Matteo decida
«Ormai siamo al D- Day. O si imprime una svolta per portare a casa i risultati che abbiamo promesso ai cittadini o salta tutto. Dal M5S solo sospetti e odio sociale». Lo afferma il governatore del Veneto, Luca Zaia, intervistato da Cesare Zapperi per il Corriere della Sera. Presidente Luca Zaia, non è ancora arrivato il momento di dire stop? «Queste sono decisioni che spettano al nostro leader Matteo Salvini — risponde il governatore veneto — ma non si può consentire che dal governo vengano diffusi ogni giorno sospetti e messaggi di odio sociale». A cosa si riferisce? «Se ogni volta che si apre un’inchiesta, fatto salvo che la magistratura fa il suo dovere, si prende la palla al balzo per bloccare tutto, questo Paese va a gambe all’aria». Infuria il caso Russia. «Finora non vedo altro che un pugno di mosche. Se poi emergerà altro, vedremo. Ma possiamo pensare a governa- re invece di perderci in inutili cacce alle streghe? Qualcuno ha buttato lì dei sospetti anche su di me dopo il riconoscimento dell’Unesco alle zone del prosecco (“avrà dei vigneti...”). Pazzesco». I 5 Stelle sono d’accordo con la richiesta di una commissione d’inchiesta. «Io osservo che non possiamo accettare che si vedano sempre ladri dappertutto. Qui c’è un problema politico ma anche una grande questione culturale. I 5 Stelle devono cambiare ragione sociale: non possono pensare di costringerci a vivere in un clima di paura e di odio sociale. Così non si va da nessuna parte». Il rapporto di governo si sta logorando ogni giorno di più. «È difficile, e uso un eufemismo, governare con un partito che sa dire solo di no. Quale Paese può crescere in questo modo? Loro partono da un presupposto sbagliato: se fai le opere perdi consensi. La mia esperienza politica dimostra l’esatto contrario. I veneti mi apprezzano perché hanno visto che porto a casa i fatti».
 
Verdoia: Meranda trattava per la banca ma da gennaio ha fatto di testa sua
L’avvocato Meranda trattava per la banca ma da gennaio ha fatto di testa sua. Lo afferma Glauco Verdoia, il manager della Euro-IB, banca di investimenti e consulenza anglo-tedesca, intervistato da Fabio Tonacci per la Repubblica sull’affaire Lega-Russia. L’Espresso ha una lettera indirizzata a Savoini e firmata dall’avvocato Gianluca Meranda, in cui si parla di una trattativa con il colosso russo Gazprom. Nell’intestazione si legge il nome della vostra banca. È un falso? «Noi non abbiamo trattative in corso con Gazprom, glielo posso sottoscrivere col sangue». Eppure la carta c’è. E Meranda è il vostro consigliere legale. «Ha usato il nome della banca per attività a noi del tutto ignote. Oggi abbiamo un incontro con i nostri avvocati, e valuteremo con i capi di Londra non solo di ritirargli la delega, ma anche di diffidarlo penalmente». Non può essere che abbia utilizzato carta intestata di Euro-IBperché era prassi farlo? «Ma sta scherzando? In nome di quale autorizzazione stava trattando con Gazprom? Mostratemi la delega della banca e io mi arrenderò all’evidenza». Sapevate che era in contatto con Gianluca Savoini? «No, non ha mai fatto il suo nome. Savoini io non lo conosco». E Salvini? «Mai incontrato. Riconosco, però, che ha avuto il grano salis in testa di non andare a quella riunione al Metropol». Aspetti un attimo, riavvolgiamo il nastro. Come ha fatto l’avvocato Meranda a diventare vostro consulente? «L’ho conosciuto io a una cena, due anni fa. Mise subito molta carne al fuoco: diceva di avere studi a Bruxelles e Roma, si proponeva di fare il nostro legal counsellor perché, diceva, “l’Italia è un paese difficile”. Era un libero professionista».Cosa fa esattamente un legal counsellor? «Propone operazioni che possono interessare alla banca, come investimenti immobiliari e compravendite di prodotti petroliferi, di cui ci occupiamo da un anno e mezzo. È così che è nata la trasferta a Mosca».Ci spieghi. «Venne da me nell’ottobre scorso per annunciarmi che sarebbe andato in Russia per una partita di petrolio e che avrebbe incontrato delle persone, senza specificare chi fossero». Quando tornò in Italia cosa le riferì? «Che aveva parlato con emissari della compagnia Rosneft e che c’erano buone possibilità per concludere l’affare. La banca doveva solo formalizzare una manifestazione di interesse. Non mi disse altro, né citò l’incontro con Savoini». Accennò a percentuali da girare alla Lega? «No, per noi era solo un’operazione commerciale». La manifestazione di interesse l’avete fatta. «Certo. Scrissi io la lettera. L’intento era comprare 3 milioni di tonnellate di prodotto petrolifero, per poi rivenderlo sul mercato a un certo numero di trader».All’Eni? «Non avevamo, né potevamo avere in quella fase, accordi preventivi con l’Eni».
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