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Il Paese viene prima

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 19/07/2019

In edicola In edicola Massimo Franco, Corriere della Sera
I due contendenti nel governo, al di là dei loro interessi personali devono ricordarsi che il Paese viene prima. Lo scrive Massimo Franco sul Corriere della Sera. “In altri tempi, uno scontro nel governo come quello al quale stiamo assistendo sarebbe già sfociato in una crisi. Da ieri, la situazione è di nuovo in bilico. E un Matteo Salvini isolato in Europa, accerchiato dal Movimento Cinque Stelle ma tuttora molto forte nell’elettorato, ha evocato per qualche ora lo strappo. Avrebbe significato aprire la strada a probabili elezioni anticipate; e ufficializzare una rottura che avrebbe avuto come pretesto il voto del M5S a favore della presidente della Commissione Ue, la popolare tedesca Ursula von der Leyen, mentre la Lega si è barricata nel suo «no». Ma poteva essere qualunque altro motivo. La gamma dei conflitti accumulati dopo le Europee del 26 maggio è ampia. La frenata brusca arrivata a tarda sera non chiarisce tuttavia la situazione. Eppure è arrivato il momento di spiegare al Paese che cosa la maggioranza populista e sovranista vuole fare della legislatura. Ha promesso di durare cinque anni. Invece, in tredici mesi il suo contratto è diventato carta straccia. Dopo avere evitato in extremis, grazie alla mediazione del premier Giuseppe Conte, la procedura di infrazione per debito eccessivo, l’alleanza M5S-Lega a intermittenza muore e rinasce. Ma continuare per forza di inerzia moltiplica la conflittualità e l’immobilismo, facendo danni all’Italia. A distanza di 11 mesi, prima i 5 Stelle e poi la Lega hanno raccolto i consensi di un terzo dell’elettorato. Ora debbono dimostrare di avere meritato la fiducia. Il capo dello Stato pretende che siano spiegati i motivi di un’eventuale crisi. Poi dovrà capire se esiste una maggioranza alternativa: prospettiva improbabile. Lo spettacolo offerto da M5S e Lega è comunque sconcertante. Induce a pensare che la leggenda di un populismo destinato a guidare a lungo l’Italia stia finendo. Ma al rallentatore, e tra mille convulsioni”.
 
Federico Geremicca, La Stampa
L’ennesimo scontro tra Lega e M5S sembra sempre di più la cronaca di una fine (del governo) annunciata. Lo scrive Federico Geremicca sulla Stampa. “Matteo Salvini dice che il rapporto di fiducia con Di Maio ormai è rotto, anche sul piano personale. Di Maio risponde di sentirsi pugnalato alle spalle da una Lega che attacca il Movimento a colpi di bugie e fake news. Ma Salvini stavolta è davvero arrabbiato e fa sapere che oggi diserterà sia il Consiglio  dei  ministri  sia  il  vertice sull'autonomia.  Anche  Di  Maio, però, sostiene di essere molto arrabbiato e dice che «se Salvini vuole la crisi parli chiaro e se ne assuma la responsabilità». A questo punto, il copione tradizionale prevederebbe  le  seguenti battute: a un passo dalla crisi. Oppure:  volano  gli  stracci.  Ma  gli stracci volano da mesi ed a un passo dalla crisi il governo gialloverde ci è già arrivato mucchi di volte. E forse è questo - oggi - il rischio maggiore, come insegna la favola di «al lupo al lupo»: è talmente tanto che i due vicepremier litigano ed evocano la crisi, che forse nemmeno loro credono più al peso e all'effetto di quel che dicono e di quel che minacciano. Ma nella favola - come è noto - alla fine il lupo arriva. E nell'ennesima lite tra gialloverdi, stavolta c'è del veleno nuovo e decisioni che sembrano preannunciare davvero burrasca. Salvini, per esempio, tira in ballo - a freddo - i guai giudiziari del padre di Di Maio, il quale replica ricordando le inchieste sulla Lega. Ma il segnale peggiore arriva dall'imperscrutabile Giorgetti, che al tramonto decide di salire al Quirinale per annunciare al Capo dello Stato la sua indisponibilità per qualunque ruolo o poltrona in sede europea. E oggi di fronte a Mattarella potrebbe sedersi Salvini: per annunciare che il governo è al capolinea o per lanciare l'ennesimo penultimatum. Si rischia dunque di scivolare verso la crisi un po' così, quasi per un'inerzia incontrollabile? Sì, stavolta il rischio c'è. Non solo gli osservatori ma gli stessi protagonisti si chiedono a chi converrebbero, adesso, crisi ed elezioni (al di là di qualche boutade, l'epilogo più probabile in caso di caduta di Giuseppe Conte). La Lega, per esempio, riuscirebbe a sfilarsi dall'inchiesta su certi incontri russi o ne pagherebbe un pesante prezzo elettorale in caso di sviluppi e novità? E i Cinquestelle, raddrizzata la schiena, recupererebbero almeno parte degli elettori perduti o farebbero i conti con un'emorragia diventata inarrestabile? Ma è questo su cui si interrogano i vice premier: e al diavolo che intanto stia nascendo il nuovo governo europeo, se ne stiano scegliendo i volti e i protagonisti, e all'orizzonte italiano già si profili una manovra tutt'altro che agevole. Le cronache politiche insegnano che a volte alle crisi di governo ci si arriva all'improvviso, per un incidente imprevedibile o inatteso: bene, in questo caso - nel caso del governo gialloverde, intendiamo - potremmo dire che mai crisi fu più evocata, annunciata e forse perfino attesa”.
 
Fabio Tamburini, Sole 24 Ore
Anche il Sole 24 ore dedica l’editoriale alle liti tra Di Maio e Salvini e con il direttore Fabio tamburini osserva come lo ‘spettacolo’ che stanno offrendo i litiganti al governo sembri quello tipico di una “maionese impazzita”. “Prima delle elezioni europee abbiamo sintetizzato in una intera pagina di questo giornale 30 casi di scontro aperto tra Lega e M5S, di posizioni contrapposte. C’era però la possibilità che fossero il frutto di una campagna elettorale ruvida, destinata a essere più o meno rapidamente superata dopo il voto. Non è andata così. Anzi, è accaduto l’opposto. Tanto che lo scontro è diventato ancora più violento. Il risultato, come è evidente dalla cronaca degli ultimi giorni, è sconcertante: i vertici dei due partiti della maggioranza di governo sono impegnati in una rissa continua di cui non si vede la conclusione. Fino alle dichiarazioni di ieri, che riportiamo a fianco e che hanno suggellato una rottura difficilmente rimediabile. I rapporti sono degenerati: dalle scelte in Europa al confronto con le parti sociali, dal fisco al Russiagate fino all’autonomia delle Regioni e alle infrastrutture. Abbiamo ascoltato tutto e il contrario di tutto, compresi capovolgimenti di fronte repentini e disorientanti. Peccato, perché nonostante tutto l’economia reale continua a difendersi bene e sui mercati finanziari, grazie alle politiche espansive delle banche centrali, lo spread è tornato sotto controllo (almeno in apparenza). È chiaro però che non è possibile andare avanti con i due alleati di governo impegnati a darsele di santa ragione. Il Paese non merita che in tavola venga servita maionese impazzita. Non ce lo possiamo permettere. Ieri abbiamo anticipato che Matteo Salvini medita di salire al Colle per un colloquio chiarificatore con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che conferma la ben nota prudenza e, a chi gli chiede previsioni, sottolinea che è difficile farne. Certamente però è arrivato il momento di fare chiarezza, mettendo la parola fine alle mediazioni senza contenuti e riportando il confronto sul merito delle questioni. Deve finire il tempo della sfida, ormai imbarazzante, a chi grida più forte". 
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