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Prove tecniche di patriottismo europeo

Redazione InPi¨ 16/07/2019

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, il Foglio
Il reale significato dell’elezione di Ursula von der Leyen non è relativo alla prima donna alla guida dell’Ue ma riguarda il portato di valori ‘europeisti’ enunciati dalla neo presidente. Lo scrive il direttore del Foglio, Claudio Cerasa: “Non è la prima volta che famiglie europee contrapposte scelgono di convergere sul nome del presidente della Commissione europea (seppure con molte spaccature). Ma è forse la prima volta che famiglie europee diverse provano ad avvicinarsi per questioni legate non unicamente alla semplice convenienza. In questo senso, il discorso di Ursula von der Leyen è qualcosa di più di un classico manifesto europeista costruito come una piatta sommatoria di citazioni dei padri fondatori dell’Europa. E’ un manifesto politico e culturale in cui viene definito uno spazio all’interno del quale le famiglie politiche di colore opposto si impegnano a ricordare quali sono i princìpi non negoziabili della nostra Europa. Protezione contro protezionismo. Libertà contro paura. Apertura contro chiusura. Democrazia contro totalitarismo. Multilateralismo contro unilateralismo. L’appello della nuova presidente della Commissione, in verità, alla fine ha fatto meno breccia rispetto a quello che si poteva inizialmente credere tra i parlamentari europei e il nuovo presidente della Commissione non avrà vita facile dovendo fare ora i conti con una pazza maggioranza europeista che alla sua prima prova di forza ha dimostrato di non essere in grado di governare con fermezza i pazzi egoismi nazionali. Un conto però sono i voti contrari arrivati per ragioni tattiche (il voto di ieri era segreto, ma con il voto palese la maggioranza sarà più solida), un altro conto sono i voti contrari arrivati per ragioni ideologiche. E chi ha votato per queste ragioni contro von der Leyen lo ha fatto (come la Lega, come la Le Pen, come l’AfD) anche per votare contro il riconoscimento trasversale di una zona franca all’in - terno della quale costruire muri per respingere tutti coloro che hanno trasformato il nazionalismo nel cavallo di Troia dei nemici dell’Europa. In un mondo globalizzato, come ricordato a febbraio da Mario Draghi in uno splendido discorso all’Università di Bologna, tutti i paesi, per essere sovrani, e garantire dunque la pace, la sicurezza e il pubblico bene del popolo, devono cooperare, combattendo l’idea che sia l’indipendenza a garantire maggiore sovranità. Il sovranismo europeo di Ursula von der Leyen contiene buoni ingredienti per un nuovo patriottismo europeo. Se gli europeisti si ricorderanno di non litigare tra loro, la nuova Europa avrà buone possibilità per tentare disperatamente e orgogliosamente di intonare il suo Make Europe Great Again".
 
Alfonso Gianni, il Manifesto
Il voto che ha eletto Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Ue non è un voto che salva il destino dell’Unione europea. Lo scrive Alfonso Gianni sul Manifesto: “Il programma riassunto dalla der von Leyen non ha scaldato i cuori di nessuno, al di là degli applausi di rito. Un discorso con modalità quasi veltroniane nei suoi «ma anche», come a proposito dei migranti, curvato alla necessità di carpire più voti possibili. Questa strumentalità ingenera legittimi sospetti sulla credibilità degli obiettivi avanzati. Così va inteso il riferimento, piuttosto indeterminato, al salario minimo europeo, che però ha avuto successo sui 5 Stelle, visto il loro voto favore e determinante, rimarcando un’ulteriore diversità dall’alleato di governo che non ha voluto abbandonare il fronte sovranista, malgrado la necessità di piazzare una candidatura italiana - si fa il nome di Giorgetti - a commissario europeo alla concorrenza, oppure al commercio o all’industria. L’accenno della nuova presidente a un più marcato attivismo ambientalista dell’Unione, con l’impegno a ridurre del 50% le emissioni di Co2 entro il 2030 e di arrivare alla neutralità carbone nel 2050, non ha sortito effetto sul voto dei Verdi. D’altro canto sarebbe stato strano un loro atteggiamento positivo dopo che le intese sulle nomine li hanno esclusi da tutto, malgrado il loro ottimo esito elettorale. Intanto la Lagarde ha dato le dimissioni da Presidente del Fmi che diventeranno effettive dal 12 settembre, per assumere da novembre il ruolo di presidente della Bce. Se quest’ultima ha già un percorso tracciato dal suo predecessore, Mario Draghi, da cui non le sarà facile discostarsi a breve, resta l’interrogativo di quali saranno le scelte della von der Leyen. La sua biografia non è monolitica, ma la indica come una donna forte, come si suol dire cedendo ad una concezione maschilista della politica che identifica nella forza una virtù tanto più rara se attribuita all’altro genere. La nomina della von der Leyen corre sull’asse franco-tedesco, uscito piuttosto ammaccato dai risultati elettorali dei partiti della Merkel e di Macron, e non certo esaltato da questo voto del parlamento europeo. Del resto fu Macron a impallinare lo Spitzenkandidat della Csu/Cdu, Manfred Weber. Il passato della von der Leyen la indica fedele alla Nato, ma non millimetricamente allineata. Si può dire che nel suo operato è sopravvissuto qualcosa dell’antica Ostpolitik tedesca degli anni ’70. Ne fa testo il sostegno dato a una apertura a Mosca nella crisi con l’Ucraina e il suo no deciso alla vendita di armi a Kiev, non attribuibile solo alla tradizionale politica tedesca di non ingerenza nei conflitti. Allo stesso tempo Ursula von der Leyen è stata al centro di critiche da parte della Lega internazionale per i diritti umani che l’ha accusata di volere trasformare il cyberspazio in un nuovo campo di battaglia, senza alcun controllo degli organi elettivi, quando propose di combattere la pedofilia online con un intervento su Internet che avrebbe potuto sfociare in censura politica. Una via puramente continuista non è pensabile. Il peso degli Orbán e dei Kaczynski si farà sentire. Né alla Ue basteranno le alchimie draghiane per superare gli scogli che si intravedono all’orizzonte sia in campo economico che su quello della pace”.
 
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