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Altro parere

Autonomia, avanti piano e con giudizio

Redazione InPi¨ 15/07/2019

Altro parere Altro parere Diego Motta, Avvenire
Sulla questione Autonomie bisogna andare avanti piano e con giudizio poiché ci sono sul tavolo nodi di merito e di metodo. Lo scrive Diego Motta su Avvenire. “Non adesso, non così. Il progetto sull’autonomia differenziata che ha spaccato la maggioranza settimana scorsa è diventato una priorità dell’azione di governo probabilmente nel momento storico sbagliato, seguendo un percorso a ostacoli che dimostra quanto sia stata appropriata, alla fine, la decisione del presidente del Consiglio Conte di soprassedere, per il momento, ponderando bene scelte e contenuti del provvedimento. Rispetto alla devolution di bossiana memoria, la Lega, il partito che più si è mobilitato nella Seconda Repubblica su questo tema, ha provato a invertire l’ordine dei fattori, ma il risultato non è cambiato: nulla di fatto, almeno per ora. Di uguale, nei confronti del passato, è rimasta la voglia di accelerare del cosiddetto Lombardo Veneto (più del Veneto che della Lombardia, a dir la verità) mentre anche il Pd è sceso in campo, in Emilia Romagna, portando avanti un progetto che punta a una svolta più soft, soprattutto in materia d’istruzione e formazione professionale. Il resto d’Italia, che a lungo ha guardato con indifferenza a questi processi, ora sembra aver preso a pretesto questa vicenda per scatenare una "guerra di territorio": vale soprattutto per il Sud, dove i governatori di quelle Regioni, con toni e aspettative diverse, vorrebbero declinare l’argomento dell’autonomia come un’occasione per aprire una vertenza sullo strapotere economico e nella dotazione infrastrutturale del Nord. Questo dimostra che tempi e modi del "cambiamento" regionalista proposto finora sono sbagliati. Innanzitutto, è mutato il contesto storico in cui ci troviamo a discutere di "regionalismo differenziato". Da un anno a questa parte, tutti gli indicatori socio-economici raccontano con intensità senza precedenti di un Paese spaccato in due, con una forbice destinata ad allargarsi senza l’urgente avvio di politiche di perequazione territoriale. Scuola e sanità, due (cruciali) materie delle ventitré rispetto alle quali in Veneto e Lombardia si è chiesta più autonomia, sono i terreni su cui le disuguaglianze sono più forti: dalla qualità della formazione e dell’insegnamento (come hanno dimostrato gli ultimi dati Invalsi) alla presenza del personale docente fino a formule come il tempo pieno (al Sud solo per un alunno su sei) è innegabile che sul pianeta istruzione si stia procedendo in Italia a velocità diverse a seconda della latitudine. Con nuovi interrogativi aperti dal provvedimento in discussione, a partire dalle cosiddette "gabbie salariali": i professori diventeranno o no dipendenti regionali? Saranno pagati di più? E se sì, con quali risorse? Se ci si sposta dalle aule alle corsie d’ospedale, la situazione non cambia, basti pensare ai tanti "viaggi della speranza" già fatti da molte famiglie del Mezzogiorno verso il Settentrione, in cerca di cure e assistenza ospedaliera migliori. Si corre perciò il rischio di incentivare ancora di più fenomeni di mobilità da territori già penalizzati a territori con servizi eccellenti, impoverendo i primi e contribuendo al loro progressivo isolamento. Senza dimenticare che ciò favorirebbe alcune fasce di reddito, a discapito delle altre”.
 
Claudio Cerasa, il Foglio
Il problema della Lega non è Savoini ma Salvini e tutto il suo portato ideologico. Il significato di quello che sembra un gioco di parole è il direttore del Foglio, Claudio Cerasa. “Lo sputtanamento nazionale con cui deve fare oggi i conti Matteo Salvini non riguarda solo il rapporto del ministro dell’Interno con un uomo che ha chiesto 65 milioni di euro ad alcuni emissari russi per finanziare la campagna anti europeista della Lega. Riguarda qualcosa di più importante e di più profondo che ha a che fare con lo sputtanamento non di un singolo partito ma di un intero paese, che a causa della linea politica di Salvini, e non di Savoini, ha scelto da mesi di rimettere in discussione il sistema di alleanze internazionali all’interno del quale si trova la settima potenza industriale del pianeta. Lo scandalo Salvini, più che Savoini, non riguarda dunque la vicinanza del vicepresidente del Consiglio a un possibile mariuolo, cosa tutta da dimostrare, ma riguarda la vicinanza, esplicita, marcata, evidente, del leader del partito più importante d’Italia a una serie di estremismi da cui il ministro dell’Interno fatica a svincolarsi. Lo sputtanamento di Salvini, e dell’Italia, ha a che fare con la scelta del politico più importante del nostro paese non di affidarsi a Savoini per costruire ponti d’oro con la Russia ma di affiliarsi alla Russia per costruire in Europa ponti d’oro ai nemici dell’Europa. Lo sputtanamento dell’Italia non è dunque legato a una semplice notizia di cronaca giudiziaria (l’indagine per corruzione internazionale ai danni di Savoini). E’ legato a un sentimento molto più profondo al centro del quale vi è la capacità dell’Italia di continuare a essere considerata un partner credibile non solo dai mercati finanziari ma anche dai tradizionali alleati. Non è un caso che al centro di ogni atto di estremismo politico, economico e diplomatico portato avanti dal governo ci sia sempre un esponente della Lega a guidare la così detta carovana del cambiamento (Claudio Borghi e Alberto Bagnai sull’euro, Gianluca Savoini sulla Russia, Michele Geraci sulla Cina, Marco Zanni sull’Europa). E la ragione per cui Salvini non riesce a liberarsi da queste forme di estremismo – compreso il grillismo – è che nella Lega salviniana l’estremismo è ormai parte fondamentale di una grammatica sfascista che ha in nome delle logiche anti sistema contribuito a rendere l’Italia un paese più fragile e più vulnerabile”.
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