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Chi aveva interesse?

Redazione InPi¨ 11/07/2019

Altro parere Altro parere Daniele Raineri, Il Foglio
Sul Foglio Daniele Raineri invita a chiedersi chi abbia fatto uscire l’audio compromettente fra gli uomini di Salvini e gli interlocutori del Cremlino e perché proprio adesso. “La scena dentro l’hotel Metropol di Mosca è reale e Gianluca Savoini ha confermato al Foglio che l’incontro con i russi c’è stato. L’audio arriva dagli italiani che erano con lui? Difficile, sarebbe un autogol politico, anche se la Lega in questo momento pare avere forza sufficiente per gestire qualsiasi scandalo. Bisogna tener presente – sottolinea Raineri - che il governo di Mosca ha osservato attentamente la visita di Salvini a Washington un mese fa, visita che ha fatto parlare di uno spostamento del leader leghista dall’orbita russa a quella americana. Salvini aveva dichiarato che «l’Italia è il primo, più credibile, più solido interlocutore degli Usa nella Ue» dopo l’incontro con il segretario di stato, Mike Pompeo. Poi aveva fatto un paio di dichiarazioni molto allineate con Washington su Ucraina e Venezuela. Tutto questo è soltanto speculazione - premette Raineri -, e anche un grande classico del pensiero avariato: «Cui prodest?». Non si sa come l’audio dell’incontro a Mosca sia arrivato ai giornalisti e di fatto non prova un passaggio di denaro. Mille parti potevano essere interessate a intercettare la conversazione. Ma è curioso notare come a meno di un mese dalla visita molto entusiasta di Salvini a Washington sia uscito un audio che ricorda come soltanto pochi mesi fa, a ottobre, un uomo della Lega discuteva un piano di finanziamenti elettorali segreti da 65 milioni di dollari in un hotel della capitale russa. Nell’audio Savoini parla della svolta filorussa della nuova Europa dopo le elezioni europee di maggio come di un fatto compiuto. Ma sotto questo punto di vista i risultati sono stati senz’altro deludenti per gli interlocutori russi che quel giorno erano al Metropol. Sul piano nazionale la Lega ha regolato i conti con il M5S, ma in generale i partiti europeisti hanno vinto le elezioni e si sono presi i posti che contano a Bruxelles”.
 
Stefano Stefanini, La Stampa
“Prima delle vacanze il Governo dovrebbe pensare a tappare rapidamente una sempre più pericolosa falla del sistema Italia: la vulnerabilità della struttura informatica e, in generale, di tutta la rete di telecomunicazioni, pubblica e privata, militare e civile”. Lo scrive sulla Stampa Stefano Stefanini, secondo il quale “qualsiasi schermatura verso l’esterno è inutile se prima non escludiamo dalle cabine di regia interne operatori di cui abbiamo fondato motivo per non fidarci. Tutti gli importanti Paesi hanno da tempo messo filtri. Noi no. Non abbiamo una legislazione che metta dei paletti di sicurezza a chi vuole operare in campo informatico e Tlc. Siamo alla vigilia della rivoluzione del 5G e dell’intelligenza artificiale. La cinese Huawei è all’avanguardia. I nostri partner europei e occidentali stanno dibattendo se e fino a che punto spingersi nell’aprirgli le porte. Il Regno Unito ha trovato un precario compromesso. Trump ha messo Huawei al bando per poi fare mezza marcia indietro dopo l’incontro con Xi Jinping al G20. Al momento, il servizio 5G di Huawei è superiore a qualsiasi altro per tempi, prezzo e qualità. Difficile rinunciarci a priori. Il rovescio della medaglia è la sicurezza; anche l’Ue invita tutti a tenere alta la guardia. Ma chi decide in Italia? E come? Il rischio è di orientarsi verso soluzioni complesse che richiedano legislazioni articolate, nuova burocrazia e tempi lunghi. L’Italia ha invece a disposizione strumenti già collaudati che consentono di autorizzare o meno l’ingresso di operatori nel teatro cibernetico. Basterebbe introdurre, con un ambito d’applicazione strettamente e chiaramente delimitato, la facoltà per il governo d’esercitare un «golden power» simile a quello che gestisce sui giganti economici italiani. Cioè di dire no, quando e se necessario, possibilmente in consultazione con Ue e Nato, al gigante cinese o alla start up russa di turno che offrano servizi cyber o tlc. Si tratta semplicemente di avere il modo di tenere la volpe fuori dal pollaio informatico”.
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