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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 10/07/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Boschi, quando il leghista agitava bambole di gomma i grillini dov’erano?
«Salvini non può chiedere a Spadafora di dimettersi, perché sul sessismo della Lega Spadafora dice la verità. Mi chiedo però dove fossero i Cinquestelle quando, durante la campagna elettorale, Salvini esponeva bambole di gomma, paragonandole alle sue avversarie politiche. Però un dato è certo: il linguaggio violento e discriminatorio nei confronti delle donne, può scatenare atti violenti. È già successo». Maria Elena Boschi, deputata Pd, ex responsabile del dipartimento Pari Opportunità nel governo Gentiloni, il tema dei centri antiviolenza lo conosce bene. Anzi, le sta a cuore. Ancora di più oggi, in un momento in cui i diritti delle donne, nella saldatura leghista-prolife, rischiano di capitolare all’indietro. In una valanga di episodi quotidiani, dal consigliere leghista che chiede alla cantante Emma Marrone, “apri le gambe e fatti pagare”, al più soft attacco di Salvini alla “terrorista ricca e viziata Carola”, a cui seguono però, sul suo profilo, irripetibili attacchi a sfondo sessuale alla giovane capitana della Sea Watch. Boschi, condivide l’attacco del sottosegretario Vincenzo Spadafora, sulla deriva sessista dell’Italia? «È la realtà – sottolinea in un’intervista con Maria Novella De Luca su Repubblica -, ed è quello che noi, assai prima dei Cinquestelle, denunciamo e combattiamo da tempo. Salvini ha grosse responsabilità su questo fronte, a cominciare dal fatto che non espelle dai suoi social gli odiatori delle donne. Però questo modo di procedere mi sembra ipocrita». In che senso? «Spadafora accusa Matteo Salvini di sessismo ma poi i Cinquestelle continuano a governare con la Lega. Ma il tema vero sono i centri antiviolenza». Spadafora ha detto a Repubblica che durante la sua gestione, undici milioni dei budget dedicati ai centri sono stati spesi per altre finalità. «Bugie. Quei fondi non erano destinati fin dall’inizio alla gestione dei centri, ma facevano parte di uno stanziamento aggiuntivo da utilizzare in misure di contrasto alla violenza».
 
Paganetto, Cdp potrebbe intervenire solo con un partner industriale
Nel caso di «Progetto Italia», il maxipolo delle costruzioni che sta per nascere attorno a Salini Impregilo, non basta mettere in campo un «campione nazionale», occorre puntare su crescita e sviluppo con un dettagliato piano industriale. E lo stesso vale per Alitalia. Cdp per ora non sembra coinvolta nella soluzione «di Stato» che sta maturando, ma eventualmente - anche in questo caso - andrebbe valutato il piano industriale e soprattutto serve un partner industriale con una forte competenza nel settore aereo. Il vicepresidente di Cassa depositi e prestiti Luigi Paganetto, in un’intervista con Paolo Baroni su La Stampa, ragiona sui rapporti tra Stato e mercato e rimarca come Cdp, il colosso controllato dal Tesoro e partecipato dalle Fondazioni bancarie che gestisce il risparmio postale, sia strettamente vincolata al rispetto dello statuto. Che impegna la Cassa a promuovere sviluppo e innovazione e non certo ad impegnarsi in operazioni di salvataggio di aziende in crisi. «Non c’è dubbio – spiega - che il settore delle costruzioni sia da tempo in crisi con molte delle maggiori imprese in difficoltà e pesanti riflessi sull’occupazione, su fornitori e subappaltatori. Si tratta di una situazione che sollecita la massima attenzione istituzionale, ma dalla quale non si deve uscire con la logica del salvataggio come risposta ai fallimenti del mercato». In questa come in altre partita analoghe quale deve essere il ruolo della Cassa? «La missione di Cdp è quella della promozione dello sviluppo che deve essere realizzata nel rispetto delle logiche di mercato e della tutela del risparmio che gli è affidato. Tutto ciò è riflesso in maniera puntuale nel suo Statuto». Il governo ha deciso che la «nuova Alitalia» sarà a maggioranza pubblica, se vi chiedessero di unirvi a Fs e Mef... «Occorrerebbe che nella compagine fosse presente un partner industriale con forti competenze nel campo del trasporto aereo e poi andrebbe esaminato il piano industriale. Che dovrebbe mostrare un progetto ben definito, un chiaro sentiero di crescita e soprattutto dovrebbe esser esente da ogni possibile critica sugli aiuti di Stato da parte dell’Europa».
 
Sangalli, no ad aumenti Iva e scorciatoie sul lavoro
Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, lunedì prossimo sarà dal vice prermier Matteo Salvini che ha convocato al Viminale imprese e sindacati per illustrare la sua ricetta sulle tasse: «Qualsiasi occasione di ascolto e confronto con le parti sociali – sottolinea Sangalli in un’intervista con Marzio Bartoloni sul Sole 24 Ore - con l’obiettivo di far crescere il Paese ci vede sempre disponibili e presenti». Ma se il Governo ha tirato un sospiro di sollievo dopo la chiusura della procedura di infrazione Ue per il presidente di Confcommercio ora serve «determinazione sulla crescita ma anche sulla tenuta dei conti pubblici». Di cosa ha bisogno il Paese? Serve un tridente d’attacco: impulso agli investimenti in innovazione, investimenti infrastrutturali e riforma fiscale, a partire dal disinnesco degli aumenti Iva. L’Iva prima dei tagli alle tasse? La prima cosa da fare è disinnescare gli aumenti di Iva e accise per oltre 50 miliardi tra il 2020 e il 2021. E questo va fatto in maniera definitiva senza rimodulazioni che si tradurrebbero semplicemente in maggior prelievo e senza scambi tra più imposte indirette e meno imposte dirette. Soluzioni che avrebbero effetti fiscalmente regressivi e depressivi della domanda. E poi? È evidente che, in un Paese con una pressione fiscale superiore al 42%, la riforma del fisco è l’altra grande urgenza come peraltro nelle intenzioni del ministro Tria. Un processo che, anche nella prospettiva della flat tax, deve contemplare: riordino delle aliquote e riduzione degli scaglioni di reddito; semplicità degli adempimenti; equità, con l’introduzione di una “no tax area” senza disparità di trattamento tra le diverse tipologie di reddito da lavoro o da pensione; conferma del principio di progressività con un uso accorto di detrazioni e deduzioni d’imposta. E il taglio del cuneo fiscale? Il “meno tasse” con l’ipotesi di queste ultime ore sul taglio del cuneo è un ottimo proposito. Ma bisogna indicarne modi, tempi e soprattutto risorse. Cosa pensate dell’introduzione del salario minimo? Siamo preoccupati. Abbiamo stimato che i costi diretti per le imprese sarebbero superiori a 6 miliardi di euro e quelli complessivi potrebbero addirittura triplicare per l’effetto domino sui diversi livelli di inquadramento.
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